Palazzo Ducale

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Categoria: Palazzo

Denominazione: Palazzo Ducale

Immagine:Palazzo Ducale.jpg

Indice

Ubicazione

Circoscrizione: Centro

Indirizzo: Piazza Matteotti, 9

Notizie storiche

Attività (uso attuale): Palazzo dei Beni Culturali e sede museale

Uso storico: Sede Governativa della Repubblica Marinara di Genova e residenza del Doge Genovese.

Palazzo Ducale è uno degli edifici più importanti di Genova. La sua storia riflette per molti versi la storia del potere di Genova, in quanto ha visto avvicendarsi Capitani del Popolo e Dogi; ma non solo, la storia di Palazzo Ducale può essere anche costituita dalla storia dei rifacimenti, delle ristrutturazioni nei secoli. Uno specchio degli stili artistici e architettonici che hanno caratterizzato la storia dell’arte dal ‘200 allo ‘800.

Fine XIII secolo. Primo insediamento e fondazione. La fine del secolo XIII è l’inizio della storia di Palazzo Ducale come edificio espressione del potere cittadino. È il periodo in cui Genova afferma il proprio ruolo dominante sul Mediterraneo, dopo aver battuto Pisa nel 1284, e contemporaneamente assume anche un equilibrio istituzionale. La Repubblica decide, così, di acquistare Palazzo Doria e il Palazzo e la torre di Alberto Fieschi (l’attuale torre Grimaldina), in cui già avevano trovato sede le autorità cittadine. La zona era strategica in quanto collocata sul bordo settentrionale delle mura altomedievali e compresa tra le due principali chiese della città: S. Ambrogio dei Milanesi (diverrà del Gesù, nel 1589) e la Cattedrale di San Lorenzo. Accanto a due palazzi i Capitani del popolo Oberto Spinola e Corrado Doria fanno edificare il Palazzo degli Abati sull’area urbana preesistente fra le chiese di S. Lorenzo e S. Matteo (1291).

XIV secolo: trasformazioni prerinascimentali. Il 1339 vede la nascita della Repubblica popolare dei Dogi perpetui con Simon Boccanegra, primo doge. Nel corso del XIV secolo, il Palazzo diventa Ducale e viene ampliato dal Doge Antoniotto Adorno, verso nord e verso est. Verrà costruito il primo nucleo dei due corpi edilizi che definiscono il complesso a ferro di cavallo aperto verso lo spazio che oggi forma piazza Matteotti. Nei vicini edifici Doria, verso ovest, verrà creata la nuova prigione politica, che in seguito diventerà il palazzetto criminale, ora sede dell’Archivio di Stato, collegato con un ponte aereo a Palazzo Ducale.

Il XV secolo e la chiusura della cittadella fortificata. A metà del XV secolo, Palazzo Ducale verrà fortificato con una quinta muraria che chiuderà a quadrilatero l’impianto a ferro di cavallo che delimita piazza di Palazzo (oggi Piazza Matteotti). Su queste mura ci sarà l’unico ingresso alla cittadella, le altre porte verranno murate. All’interno della cortina viene predisposta una vera piazza d’armi e da qui si entra nella casa dogale. La cortina verrà ampliata fino ad elevarsi di tre piani, ma non avrà mai nessun abbellimento esterno. Verrà demolita solo a metà ottocento.

Il XVI secolo. La ricostruzione manierista e il Vannone. Nel XVI secolo, Andrea Doria, doge di Genova, accentuerà il ruolo direzionale di Palazzo Ducale e imporrà per costituzione l’obbligo di residenza per il Doge. Nel 1590 iniziano i lavori di revisione di Palazzo Ducale guidati dal progettista Andrea Vannone Ceresola da Lanzo d’Intelevi, noto come il Vannone. I lavori avranno come esito in larga misura la morfologia dell’edificio trasmessa sino ad oggi: il sistema dei due cortili simmetrici collegati dall’immenso atrio voltato e le due sale del Maggior e del Minor Consiglio, al piano nobile in posizione centrale. Il Vannone realizzerà grandi scaloni e volte fuori scala il cui peso sarà affidato a catene metalliche nascoste nella muratura.

Intervento Neoclassico e il progetto di Simone Cantoni. Il 1777 è l’anno del grande incendio di Palazzo Ducale, incidente che era stato preceduto già da altri episodi e che si rileva devastante soprattutto per gli interni del Palazzo. Palazzo Ducale ha smesso di ospitare il governo cittadino e di rappresentare la potenza della Repubblica Marinara. Genova non è più in una posizione strategica, è esposta alle mire espansionistiche del Piemonte ed soprattutto si è impoverita. Dopo l’incendio, i lavori per la ristrutturazione di Palazzo Ducale saranno affidato a Cantoni, architetto di scuola neoclassica. Cantoni rinnoverà completamente la facciata Sud del Palazzo, ancora chiusa dalla cortina, e il carattere dei due saloni. Il suo intervento farà di Palazzo Ducale uno dei primi esempi dello stile neoclassico in Italia, infatti farà uso abbondante di marmi, con statue, colonne e balaustre. Cantoni cercherà anche di risolvere il dissesto statico provocato al palazzo dal peso delle coperture delle due aule consiliari. La sua proposta sarà quella di finire i saloni con strutture murarie voltate, a doppio guscio, sostenute da arconi in laterizio. La facciata sud, pericolante, sarebbe stata rafforzata da contrafforti mascherati da fasci di colonne.

Il XIX secolo, Palazzo Ducale proprietà della Corona di Sardegna. Palazzo Ducale cessa di essere luogo di comando e diventa tribunale con annessa prigione politica. Gli eventi più importanti saranno l’abbattimento della cortina muraria del 1850 e l’intervento ingegneristico per tenere in equilibrio statico la volta cantoniana della Sala del Maggior Consiglio, realizzato con capriate metalliche. I lavori furono guidati dall’ingegner Ignazio Gardella.

Gli inizi del 900 e lo stile neomedievalista. A fine Ottocento, il Palazzo era ormai stato degradato dalla presenza del tribunale e dell’archivio di Stato, che in cerca di più spazi tramezzavano le sale e costruivano superfetazioni nei cortili e nelle terrazze. Ad inizio Novecento, la tendenza si inverte portando ad una nuova fase di intervento, guidata da Gaetano Poggi e poi da Orlando Grosso. Poggi reperì soprattutto informazioni archeologiche essenziali per le prime ricerche sulla fase arcaica del complesso edilizio. Grosso, invece, fece un intervento disinvolto andando a ricostruire, a partire da pochi elementi, la facciata dell’ex palazzo degli Abati su via Tommaso Reggio in uno stile neomedievalista. Inoltre, intervenne anche sulla facciata su Piazza De Ferrari, alterando con chiusure e nuove aperture, disegnando un’architettura illusionistica di cornicioni, lesene e davanzali marcati e aprendo un ingresso inedito su via De Ferrari, che costrinse il cortile est a diventare atrio secondario.

1975 - 1992, l'ultimo restauro. Recupero e ristrutturazione voluti dal Comune nel 1975 e conclusi nel 1992. Il progetto è stato imperniato sulla valorizzazione dell’antica sede governativa della Repubblica Marinara e ha dato a Palazzo Ducale una nuova veste rendendolo Palazzo dei Beni Culturali.

Descrizione

Palazzo Ducale è un grande edificio monumentale di 35.000 metri quadrati e con un volume di 250.000 metri cubici. Il palazzo si sviluppa tra via Tommaso Reggio, Piazza Matteotti, Piazza De Ferrari e salita dell’Arcivescovado e del Fondaco. Ha due ingressi da Piazza Matteotti e da Piazza De Ferrari. Essendo stato luogo di potere per molti secoli ed essendo nato dall’aggregazione e dall’ampliamento di edifici medievali precedenti, risente fortemente della commistione tra parti medievali, cinquecentesche, neoclassiche, neomedievaliste e interventi del Genio Civile in seguito ai bombardamenti del 1942. Di seguito, la descrizione sarò incentrata sullo stato attuale di Palazzo Ducale.

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  • Esterno

TORRE GRIMALDINA, PALAZZO DEL COMUNE E PALAZZO DEGLI ABATI.

Partendo da ponente, avvicinandoci quindi alla cattedrale di San Lorenzo, troviamo il primo nucleo di Palazzo Ducale, che fu costruito a partire da Palazzo Doria e da Palazzo Alberto Fieschi. La torre di Alberto Fieschi diverrà la Torre Grimaldina che verrà accresciuta di un piano nel 1307, e di altri due nel corso del ‘500. Fra via Tommaso Reggio e salita dell’Arcivescovado verrà costruito il Palazzo degli Abati, che verrà accorpato nel tempo ai palazzi Doria e Fieschi. In questo angolo tra le due vie, sono posti dei “pontini” aerei che collegano l’appartamento del Doge con la cattedrale e il Palazzetto Criminale.

Facciate

LE FACCIATE MANIERISTE SU SALITA DELL'ARCIVESCOVADO E SU SALITA DEL FONDACO.

La facciata si eleva altissima e coperta da una superficie uniforme di intonaco chiaro. Attraverso la perfetta assialità dell’aperture di facciata con lo spazio seicentesco interno, è chiara l’aderenza dell’attuale facciata con il disegno originale vannoniano.

LA FACCIATA CLASSICISTICA SU PIAZZA DE FERRARI NELLA RIPROPOSIZIONE ATTUALE.

Questa facciata è frutto dell’intervento di Orlando Grosso di inizio Novecento. Questo lato in origine era secondario e prevedeva una facciata liscia, scandita da aperture composte in corrispondenza con gli ambienti interni. La facciata fu resa classicistica, regolarizzando le aperture e irrigidendole in un’orditura di elementi architettonici dipinti

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LA FACCIATA NEOCLASSICA SU PIAZZA MATTEOTTI. Questa facciata è di fine ‘700 ed è dovuta all’architetto Cantoni. È il migliore esempio di primo stile neoclassico a Genova, infatti la superficie è policroma ed è costituita da marmi veri e marmi finti realizzati in stucco lustro. È chiaroscurata plasticamente da colonne, fregi, nicchie e bugnati. La facciata è organizzata su tre livelli, definiti orizzontalmente da un alto zoccolo in pietra rosa, e da due fasce composte da fregio, cornice, e balaustre in marmo. Sopra la zoccolatura si alzano due ordini sovrapposti di colonne binate. Il terzo ordine è composto da doppie lesene con statue in nicchia ed è concluso dallo stemma di Genova. Il sistema della facciata neoclassica è concluso da una copertura a carena di nave rovesciata. Al centro della facciata, tra due colonne binate, si impone il grande portone arcuato in marmo, chiuso da due ante ferrate con chiodatura in bronzo.

  • INTERNO

IL PALAZZO DEL VANNONE.

Pur nella molteplicità delle situazioni architettoniche, l’interno del palazzo va visto come il palazzo di Governo voluto dalla Repubblica di Genova e progettato da Vannone nel 1590. Vannone riunifica le parti già costruite attorno al corpo centrale dell’atrio e delle sale di consiglio. L’impianto è costituito da un corpo longitudinale che si sviluppa tra via Tommaso Reggio e Piazza De Ferrari. La facciata principale è quella che dà su Piazza Matteotti e si articola con due bracci laterali che formano una pianta a ferro di cavallo. L’edificio è composto principalmente da un piano terreno in cui troviamo l’atrio principale, i cortili e le logge e da un primo piano, detto anche piano nobile. Al di sopra del piano nobile, sono presenti dei voluminosi sottotetti, oggi non più utilizzati. L’atrio voltato domina lo spazio del porticato; il grande atrio è posto tra due cortili colonnati come una grande vela tesa, infatti, un’unica grande volta a padiglione copre e definisce l’atrio. Ai lati del grande atrio due porticati fra un doppio colonnato portano ai cortili. Nell’atrio sono presenti anche i torsi di due statue monumentali di Montorsoli, raffiguranti Andrea Doria e suo nipote Gioandrea.

IL CORTILE MAGGIORE E IL CORTILE MINORE.

Il cortile ad est con l’entrata da Piazza De Ferrari è il cortile minore, profondamente cambiato nel ‘900 da Grosso, attraverso l’apertura dei portoni. Il Cortile Maggiore si trova, attraversato l’atrio, ad ovest. Ha mantenuto l’impianto manierista con doppio ordine di tre colonne sugli angoli con volte a botte e volte a crociera. Il cortile è stato ricomposto nella maestosità delle facciate interne con un ridimensionamento delle finestre. Il sistema delle volte cinquecentesche, riportate alla luce, ha trasformato gli ambienti sul porticato in sale prestigiose.

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IL PIANO FONDI E LA CISTERNA MAGGIORE.

Al di sotto di questo piano con l’atrio e i cortili, è possibile scendere nel piano fondi in cui troviamo la cisterna maggiore, posta a ponente nell’edificio. La cisterna Maggiore è stata scoperta nell’ultimo restauro, è costituita da volte a crociera in mattoni poggianti su otto alti pilastri in pietra. È la maggiore delle tre cisterne che garantivano l’approvvigionamento idrico. Sotto il cortile minore, troviamo invece la cisterna minore. Nella zona di Via Tommaso Reggio, all’angolo con salita dell'Arcivescovado, c’è il Palazzo degli Abati di cui sono rimaste le tre arcate su strada ed è stato recuperato lo spazio interno vannoniano. C’è la torre Grimaldina e accanto il Palazzo del Comune, costruito nel 1291, trasformando Palazzo Fieschi, di cui sono stati recuperati alcuni elementi architettonici.

LA SALA DEL MUNIZIONIERE.

Sotto il livello del cortile maggiore si trova la sala del Munizioniere, salone voltato a crociera, su otto pilastri centrali, con capitelli di foggia diversa, tra cui anche capitelli trecenteschi. È la più importante scoperta del restauro del 1992. Fa parte del secondo piano terraneo nel quale si svolgevano funzioni di deposito e operative della vita del palazzo.

LO SCALONE DOGALE.

Al centro dell’atrio porticato inizia lo Scalone Dogale, con una forma a forbice e con spazi voltati. Era il punto focale del percorso cerimoniale, all’epoca dei Dogi. Dopo la prima rampa, si biforca in due rampe simmetriche di marmo che conducono ai loggiati sopra i due cortili. Le rampe non sono decorate, ma sono in stile manierista. Sono presenti solo due raffigurazioni emblematiche della Repubblica di Genova: uno stemma di Genova attribuito a Domenico Fiasella e un affresco a tema religioso dello stesso Fiasella. Allo sommità dello scalone si trova il Piano Nobile, che è la parte più rappresentativa del palazzo ed esprime la grandiosità della sede governativa della Repubblica Marinara. Il piano ospitava le sale di governo e di rappresentanza, l’appartamento del Doge con la cappella dogale, l’armeria e i loggiati sopra i cortili. Le sale di Governo erano tre, una del Maggior Consiglio e due del minor Consiglio, la sala del Consiglietto d’inverno che è andata perduta e il Consiglietto d’estate, che oggi è l’unica sala del Minor Consiglio.

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IL PIANO NOBILE.

In corrispondenza del Loggiato Maggiore del piano terra, si trova il loggiato che costituisce la passeggiata dall’appartamento dogale alle sale del Maggior e del Minor Consiglio. È un quadrilatero di logge colonnate con volte a crociera. Il primo piano ammezzato è stato usato storicamente come spazio per segreterie ed archivi. È costituito principalmente dal deambulatorio e da cui è possibile accedere alla scala storica interna della torre.

L'APPARTAMENTO DEL DOGE

Occupa sette sale riccamente decorate che si aprono a nord e a ovest del Loggiato Maggiore. Questi ambienti tardo cinquecenteschi sono stati arricchiti da decorazioni a stucchi di periodi diversi. La sala più significativa è la sala d’angolo, sia per la finitezza delle decorazioni e dei rilievi scultorei in stucco lustro, sia per il caminetto seicentesco in marmo con piastrelle di ceramiche bicrome. La cappella Dogale è uno degli ambienti più belli di tutto il palazzo. Il portale d’accesso è composto da pilastrate di marmo. L’interno è interamente decorato senza soluzione di continuità dalla volta alle pareti, all’ondulato disegno barocco delle tarsie in marmi policromi del pavimento. La decorazione ad affresco è stata realizzata da G. B. Carlone nel 1663. È il corpo pittorico più consistente superstite ad oggi. La volta è campìta con la raffigurazione della Vergine Regina di Genova, in alto ci sono figure di Santi, Martiri e allegorie. In basso il potere politico è espresso attraverso la rappresentazione delle glorie della Repubblica.

IL SALONE DEL MAGGIOR CONSIGLIO E IL SALONE DEL MINOR CONSIGLIO

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I saloni come li vediamo oggi sono stati ricostruiti nel 1778, dopo l’incendio, dal Cantoni. Le sale vennero trasformate in due grandiosi spazi coperti con volte sottili di mattone, a botte e a padiglione, diffusamente decorate con stucchi, costole, rilievi ed affreschi. Da notare lo splendore dello stucco lustro dei finti marmi e la policromia dei veri marmi. Sono un esempio di stile neoclassico per la molteplicità e la policromia dei materiali, ed anche per la rappresentazione della magnificenza della Repubblica.

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Il Loggiato Minore è il loggiato ad oriente, con un arioso sistema di volte a crociera su colonne ioniche. Gode di una grande luminosità ottenuta con tre finestre su Piazza De Ferrari. L’ultimo restauro ha permesso di mantenere la teoria prospettica, partendo dal Loggiato Minore attraverso il salone del Maggior Consiglio fino al Loggiato Maggiore. Nell’ala orientale del Palazzo troviamo anche lo spazio dell’antica sala d’armi, destinata ad essere un grande deposito di armi, durante i secoli della Repubblica Marinara. Particolarmente belli e significativi, sono i terrazzi di Palazzo Ducale che si dividono in terrazzi del Cortile Minore e terrazzi del Cortile Maggiore. Da questi ultimi si può ammirare tutta la vista della città antica e della torre Grimaldina.

LA TORRE GRIMALDINA.

Il restauro del Grosso ricondusse nella sua sostanza la Torre all’assetto trecentesco, liberandola per quanto possibile dalle interpolazioni dei secoli successivi. L’aspetto attuale della Torre à quello di una struttura di sette piani di cui i primi quattro fanno parte integrante del volume del Palazzo, mentre gli ultimi tre si alzano in gran parte liberi sui quattro lati. Il primo piano à ricoperto da un bugnato fortemente aggettante che riprende quello del Palazzo Fieschi. Il secondo ed il terzo sono ricoperti dalla decorazione a fasce bianche e nere: sono divisi dal primo piano da una serie di archetti pensili, e fra loro da una cordonatura. Quinto, sesto e settimo piano sono in mattoni di diverso tipo. Le celle della Torre, costituite da grandi ambienti unici voltati con doppie porte, spioncini e grate giganti, erano riservate a carcerati provenienti da famiglie aristocratiche. Il censo dei carcerati è desumibile anche dalle raffigurazioni policrome sulle pareti. Fin dal Medioevo la campana nella Torre del Palazzo del Comune, poi Palazzo Ducale, aveva molteplici funzioni. Da essa partivano i segnali di convocazione delle magistrature, quelli relativi agli esiti delle guerre in corso ed anche quelli per il coprifuoco e gli allarmi in generale. La campana veniva però anche usata nelle ricorrenze solenni, nei festeggiamenti o per dare il benvenuto alle personalità politiche e religiose che facevano visita ai Dogi ed al Senato.

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Note

Gli elementi strutturali e architettonici sono molti, e inoltre sono stati cambiati e rimaneggiati nel corso dei secoli. Oggi Palazzo Ducale è diventato il Palazzo della Cultura e dei Beni Culturali, si propone quindi come spazio multifunzionale culturale. Per rendere più fruibile il palazzo, tra il piano porticato e il primo ammezzato è stato creata, nell’ultimo restauro, la cosiddetta "Strada Appesa", un sistema di percorsi e rampe che ha l’intento di rivitalizzare il rapporto tra la città ducale e la città antica. La struttura è moderna ed è stata inserita negli spazi distrutti dai bombardamenti del ’44. A causa dell’incendio del 1777, sono andate completamente perdute le decorazioni delle Sale dei Consigli. Quelle del Maggior Consiglio erano ad opera del bolognese Marco Antonio Franceschini, quelle del Minor Consiglio erano del napoletano Francesco Solimena. Nella Medaglia della volta del Maggior Consiglio, Domenico Tiepolo aveva dipinto “Il massacro dei Giustiniani a Scio”, andato perduto anch’esso per i dissesti.

Bibliografia

A. Buti, G. Galliani, "Il Palazzo Ducale di Genova", Genova, Sagep Editrice, 1981.

G. Spalla, G. Croci, M. Ceroni, M. Perego, "Palazzo Ducale. Recupero e riscoperta della sede governativa della repubblica marinara", Roma, Edizioni Editer, 1988.

G. Spalla, C. Arvigo Spalla, "Il Palazzo Ducale di Genova, dalle origini al restauro del 1992", Genova, Sagep Editrice, 1992.

Compilazione

Nome compilatore: Olga Ambrosio

Data: 15 Gennaio 2010

Responsabile: Prof.ssa Maurizia Migliorini

Revisore: Antonie Wiedemann

Nome revisore: Gabriele Pantaleo

Data: 2013

Responsabile: Prof.ssa Maurizia Migliorini

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