Chiesa del Gesù

Da FoscaWiki.

Collegamento alla Scheda sulla Chiesa del Gesù

La chiesa, che fu costruita tra il 1589 e 1606 dal gesuita Giuseppe Valeriani, (nel sito in cui sorgeva S. Ambrogio, l'antica chiesa che dal 569 al 645 fu sede dei Vescovi milanesi rifugiatisi a Genova dopo l'invasione dei Longobardi di Re Alboino) costituisce uno dei momenti significativi dell'architettura religiosa genovese di fine cinquecento. La parte superiore fu portata a termine nel 1892 secondo il disegno originario tramandatoci da Rubens e datato, come la maggior parte dei lavori dell'artista a Genova, all' anno 1622.
Le guide che abbiamo analizzato descrivono la storia della fondazione, della decorazione esterna e la conformazione interna della chiesa; ci riportano che è lunga 220 palmi e larga 150. Presenta una facciata in pietra e gli ornamenti delle porte in marmo. E' divisa in tre navate in forma di croce latina ed è fasciata di marmi di vario colore. Presenta sette cupole adornate da pitture molto pregevoli. Le guide si dilungano molto nella minuziosa descrizione delle pitture e delle statue presenti nelle varie cappelle. Descrivono l'interno della chiesa dipinta a fresco da Giovanni e Giambattista Carlone e Francesco Biggi e procedono con un elenco preciso di tutte le opere presenti. Tra le varie opere che vengono descritte spiccano la tavola dell'altare maggiore con la Circoncisione di Gesù di Paolo Rubens e opere di Merano, Piola, Guido Reni e molti altri artisti, nelle cappelle laterali.

L'unico viaggiatore che si dedica a questa chiesa è Paul de Musset, precisando che l'edificio di culto in questione deve i suoi abbellimenti alla famiglia Pallavicini e principalmente nota gli affreschi e le tele presenti.


                                                               Martina Mazza 


Contents

Le Guide

Carlo Giuseppe Ratti, scrive a proposito della Chiesa del Gesù: «situata verso un'estremità della [...] Piazza Nuova, ed ivi eretta in luogo dell'antica che vi era, dedicata a S. Ambrogio dai Sigg. Giulio, Cesare, Marcello, e Niccolò Pallavicini l'anno 1589. Ella è di nobile, e maestosa architettura, lunga palmi 220 e larga 150 colla facciata di pietra, e gli ornamenti delle porte in marmo. È divisa in tre navi in forma di croce latina, e tutta fasciata di marmi di vario colore. Ha sette cupole una maggiore, e sei minori, e ne accrescono la vaghezza le scolture, e preziose pitture, che l'adornano. Quelle della volta di mezzo, che rappresentano l'adorazione de' Magi, l'entrata di Cristo in Gerusalemme, la sua trasfigurazione sul Taborre, e la sua comparsa nel giorno del finale giudizio, sono di Giovanni Carlone Pittor Genovese, di cui son pure la crocifissione di Cristo, e l'incoronazione della Vergine nelle volte delle due maggiori laterali cappelle, ed il suo fratello Giovambattista ha coloriti gli Evangelisti negli angoli della cupola, nella quale entro belle nicchie veggonsi quattro grandi statue, opere di Francesco Biggi Genovese. Osservate ora le cappelle adornate anch'esse di statue, e pitture molto pregevoli. Per cominciare a man dritta da quella di S.Ambrogio, la tavola al suo altare è di mano di Giovannandrea Ferrari Genovese; ma la sua statua coll'altra di S. Carlo Borromeo sono di Domenico Scorticone Lombardo. Le pitture a fresco della cupola sono di Giuseppe Galeotti per le figure, ma le prospettive sono di Pietro Cavatorta Cremonese. La cappella che segue, ha la tavola colla Vergine Addolorata nella crocifissione del Figlio, del valente pennello di Simeon Vovet Parigino, e le due statue laterali all'Altare son parti degli scolari di Taddeo Carlone; e nella cupola ha dipinti Profeti, Sibille, ed Angioli con istrumenti della Passione l' Abbate Ferrari. Viene appresso quella de' Signori Durazzi più maestosa delle altre antecedenti, tutta fabbricata in marmo con colonne d'alabastro di Sestri, Angioli in fronte, statue a' lati, di Davidde cioè, e di S. Giuseppe, ambedue della scuola Carloni, e con la tavola dell'Altare di Nostra Signora Assunta al Cielo, in folto numeroso angelico stuolo, e sotto di essa gli Apostoli opera delle più smisurate, e leggiadre, che iscissero mai dal pennello di Guido Reni. Fu quest'opera commissionata a Bologna, con ordine che fosse data a dipingere al più valente pittore di quella città, onde ne fu parlato a Ludovico Carracci, e a Guido; e sebbene il secondo dimandasse la metà più di prezzo del primo, pure con rammarico del Carracci l'ottenne. Terminata quest'opera, come riporta il Malvesia, fu esposta al pubblico, e attrasse a se l'ammirazione universale, e il dianzi mentovato Carracci, che v'intervenne con quella moderazione, e sincerità, che è sol propria degli uomini grandi, non solo se ne congratulò, ma disse, che opera sì sublime sarebbe per dar a pensare a quanti fossero per maneggiar pennelli in avvenire. Dopo elogio sì fatto è inutile ogni altro. Contigua a questa è la cappella dedicata alla Concezione di Maria, e S. Stanislao; ne ha dipinto nella cupola Angioli, e S. Dottori ne' peducci l'Ab. Lorenzo Ferrari, e le due statue sono una della Maddalena di Bernardo Carlone, e l'altra di S. Giambattista di maniera consimile. Nella cappella, che resta in capo di quella navata il quadro di S. Pietro in carcere è opera di Cornelio Wale paesano di Vandik, ed anch'egli egregio pittore , ma in piccole figure . Questa è l'opera che più in grande abbiamo di lui, e sembra dal Vandik ritocca specialmente nella testa dell'Angiolo. Qui è la porta, per la quale si va nella sacristia, dove sono pitture a fresco di Domenico Piola. Vuole essere più d'ogni altro considerato l'altar maggiore eretto con soda, e maestosa Architettura, ornato di quattro grandi colonne di trentadue palmi, di marmo nero di Portovenere, con due statue parimente in marmo de' SS. Pietro, e Paolo di Giuseppe Carlone scultor Lombardo; dei Figli del quale sono le altre due di Evangelisti a'fianchi dell'Altare. Stupenda però è la gran tela, in cui con ammirabile colorito ha rappresentato Pietropaolo Rubens la Circoncisione del Salvatore: né devono rimaner senza lode le due altre nelle facciate laterali dal presbiterio in forma di mezze lune, cioè la strage degl'Innocenti di Giovambattista Merano Genovese, ed un riposo della Vergine col Bambino, e S. Giuseppe nel viaggio all'Egitto di Domenico Piola. Osservate ora nell'altra nave la Cappella di S. Francesco Saverio, e ne vedrete la tavola all'altare d'un allievo del Reni, due laterali con istorie del Santo del Sarzana, tre con imprese gloriose del Santo istesso fissate nel volto di Valerio Castello Genovese, e alcune statue di virtù in marmo d'un allievo del Casella scultore Lombardo. La Cappella dedicata a S. Stefano ha la tavola del Paggi, e pitture nella cupola d' Antonio Giolfi.».
La descrizione di Carlo Giuseppe Ratti continua precisa e puntigliosa, l'autore fornisce con dovizia di particolari l'intero catalogo delle opere d'arte presenti all'interno della Chiesa del Gesù.

                                                                           Paola Bottaro


Davide Bertolotti, in Viaggio nella liguria marittima, descrive due quadri presenti all'interno della Chiesa: l'Assunta di Guido Reni e il Sant'Ignazio di Rubens.
«Nell'Assunta Guido Reni divinizzò le sembianze della Niobe ch'egli avea scelto a modello della beltà femminile. Il volto della Madonna già sfolgoreggia della gloria del paradiso. Leggiadrissimi angioletti la sorreggono e circondano. Tutto questo gruppo ascende veramente al cielo. Rimirando fissamente vi pare che stia in punto d'involarsi ai vostri sguardi per avvolgersi negli empirei splendori. Questa è la parte superiore del quadro. L'inferiore esprime agli Apostoli, diversamente atteggiati intorno al vuoto sepolcro. Il pittore del famoso S. Pietro e Paolo, già nella galleria Zampieri, ora in Brera, qui rinnovellava i portenti dell'arte. Ma chi non trasceglie ben l'ora, appena distingue questa meravigliosa rappresentazione degli Apostoli. Perocchè il quadro è collocato in luogo di scarsa luce, ed è il più del giorno, giace nell'oscurità. [...] Il Sant' Ignazio operante miracoli, di Paolo Rubens, è singolarissima opera di questo principe de' pittori fiamminghi. Opera del Paolo Rubens è pure la Circoncisione, rappresentata in gran tela all'altar maggiore. Qualunque ne sia la ragione, essa non agguaglia in merito il Sant' Ignazio»

                                                                           Martina Mazza


La Chiesa del Gesù è il primo edificio descritto dall' Alizeri, nel Manuale del forestiere per la città di Genova del 1846, narra che di questa si aveva memoria fin dal Seicento e che vi fosse sepolto Costanzo, uno degli arcivescovi milanesi che fuggirono a Genova dalle persecuzioni dei longobardi. Si credeva che la chiesa avesse da loro fondazione e titolo, e che gli stessi vescovi avessero i loro poderi nel circondario della medesima. Fino al 1587 venne uffiziata da un preposito; poi fu concessa ai Padri Gesuiti, ai quali il P. Marcello Pallavicini e i fratelli di lui, demolita l'antica, innalzarono la presente. Ultimata l'anno 1589, fu detta Chiesa del Gesù.
Alizeri descrive, poi, l'interno della chiesa dipinta a fresco da Giovanni e Giambattista Carlone, e procede con un dettagliato elenco delle opere contenute, tra le quali spiccano la tavola dell'altare maggiore con la Circoncisione di Gesù di Paolo Rubens e opere di Merano, Piola, e Guido Reni nelle cappelle laterali.

                                                                              Federica Rabai


Federico Alizeri, nella Guida per la città di Genova del 1846, descrive nella prima giornata, la Chiesa del Gesù, definendo di "maestosa bellezza" la parte inferiore della facciata e da scusare lo stile rozzo della parte superiore che, in effetti, verrà completata solo sul finire del secolo.
La chiesa venne ricostruita dalle fondamenta con uno stile che ricorda quello michelangiolesco, come era comune fare in quell’epoca. L’autore del progetto per la riedificazione è un gesuita,P. Valeriani, di cui l’Alizeri lamenta un certo oblio.
Dopo queste informazioni generali passa a una descrizione più puntuale dell’edificio: «La presente è formata a croce latina, con maestosa cupola che sorge da robusti pilastri, come fan gli archi che descrivono le tre navate, e corre duecento venti palmi in lunghezza sovra cento cinquanta di latitudine. A notare con ordine le squisite opere che le accrescon ricchezza, mi conviene far principio dagli affreschi della principale navata», elencando le opere di Giovanni Carlone, di Giambattista Carlone e di Francesco Biggi.
Dovendosi occupare delle cappelle decide di iniziare dalle tre principali: l’altare maggiore con la grande tavola di Rubens, affiancata da quella del Piola e del Merani; la cappella dell’Assunta, che ospita la tela di Guido Reni ( la famiglia Durazzo lo preferì a Ludovico Carracci perché chiedeva un compenso inferiore) “invidiabile ornamento di questo altare”. Di fronte a questa, la cappella di Sant’Ignazio, con un’altra tavola di Pieter Paul Rubens, «E se quella dell' altar maggiore non uguaglia l' aspettativa che viene dal nome, questa di gran lunga la supera, e basta a dare una compiuta idea del famoso artista che la eseguiva». Prosegue con la descrizione delle cappelle delle due navate laterali. Accenna al merito del gesuita Jacopo Helmann che lavorò l' organo (già autore dell’organo della Basilica di Carignano), per poi concludere con la storia di questa chiesa. L’edificio che ci ha descritto sorse dalle rovine di uno più antico dedicato a Sant’Ambrogio: quando nel 1587 i Gesuiti arrivarono a Genova ne chiesero ed ottennero il possesso e il padre Marcello Pallavicino decise di distruggere il tempio preesistente per costruirne uno nuovo dalle fondamenta «decorando la patria d' un monumento di ricchezza e di pietà che non può essere contemplato senza un tributo di maraviglia.».


                                                                         Elisa Ferraro



Burckhardt, riguardo al rivestimento marmoreo della Chiesa di Sant'Ambrogio afferma che «esso rappresenta il tipo che ovunque si sarebbe desiderato ripetere. Qui i pilastri dell'ordine principale sono a strisce rosse e bianche in basso, nere e bianche in alto, i capitelli e le cornici sono bianchi, soltanto il fregio ha un ornamento bianco su fondo nero; l'ordine minore è coperto con marmi di ogni colore, composti in un disegno a cartocci, calligrafico e privo di contenuto».
Interessanti sono anche le sue riflessioni riguardo alla pittura di Rubens: «Possiamo seguire le tracce di Rubens in Italia fin da principio, cioè fin da quando egli vi si recò. I tre grandi quadri nel coro della Chiesa Nuova a Roma (quadro della Madonna circondata da angeli e due quadri enormi con tre santi per ciascuno) mostrano il carattere suo personale e il suo colore che cominciano a liberarsi dalle diverse maniere cui erano soggetti; anche nella Circoncisione sull'altar maggiore di S. Ambrogio a Genova egli combatte ancora con concetti e colori caracceschi; [...] infine il grande capolavoro sull'altar maggiore a sin. in S. Ambrogio ivi: S. Ignazio guarisce un ossesso con la sua preghiera, che come concetto, forma e colore è di un naturalismo pieno di sensibilità e distinzione, infinitamente superiore a quello dei Napoletani; nel santo p. es. si riconosce ancora il gentiluomo spagnolo; alla sua espressione dà risalto l'atteggiamento impassibile e indifferente dei sacerdoti e dei giovani chierici che lo circondano». L'autore si sofferma quindi sul quarto altare a sinista che ospita un'opera di Antonio Semino: «Nel più anziano dei Semino (Antonio) si mescolano impressioni del Sacchi, del Brea e di Perin del Vaga. La sua opera principale, il Martirio di S. Andrea, in S. Ambrogio [...] è un quadro assai goffo, benché sia eseguito con grande cura e contenga particolari che non sono affatto brutti.».


                                                                          Davide Ferraris 

--Claudia Peirè 23:36, 3 Jun 2010 (CEST)

I Viaggiatori

Paul de Musset, afferma che la chiesa di S.Ambrogio debba i suoi abbellimenti principalmente alla famiglia dei Pallavicini. All'interno nota gli affreschi dei fratelli Carlone, il Miracolo di S.Ignazio di Rubens, un'Annunciazione e un tela di Vouet fermatosi a Genova, secondo l'autore, durante il viaggio di ritorno da Roma.

                                                                              Davide Ferraris 

--Claudia Peirè 23:36, 3 Jun 2010 (CEST)

Bibliografia Guide

  • Alizeri Federico, (Attribuito a) Manuale del forestiere per la città di Genova, Genova, 1846 pag. 25-29.
  • Alizeri Federico, Guida Artistica per la città di genova dell'avvocato Federigo Alizeri, Vol. I Gio. Grondona Q. Giuseppe Editore librajo, Genova 1846 pag. 103-126.
  • Bertolotti Davide, Viaggio nella Liguria Marittima, Vol. II, Torino, Eredi Botta Editori, 1834, pag.
  • Burckhardt Jacob, Il Cicerone. Guida al godimento delle opere d’arte in Italia, Sansoni, Firenze 1952, pag. 410-423
  • Ratti Carlo Giuseppe, Istruzione di quanto può vedersi di più bello in Genova in pittura scultura et architettura autore Carlo Giuseppe Ratti pittor genovese, Genova, Ivone Gravier, 1780, pag. 62-66.

Bibliografia Viaggiatori

  • Musset de Paul, Voyage pittoresque en Italie septentrionale, Parigi 1855, pag. 137
Strumenti personali