Chiesa di S. Luca

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La chiesa gentilizia Spinola-Grimaldi di S.Luca è stata fondata da Oberto Spinola nel 1188 e vide nel corso del XVII secolo l'apportarsi di diverse modifiche da parte dell’architetto lombardo Carlo Mutone il quale le donò l'aspetto barocco che tutti noi conosciamo.
Proprio a questo secolo sono riconducibili il ciclo di affreschi di Domenico Piola, che pare avesse collaborato con il quadriturista Anton Maria Haffner; il ciclo in questione, comprendente l’Incoronazione della Vergine (Cupola), le Storie di S.Luca (Coro) e le figure monocrome con le Allegorie delle Virtù non sono che una parte del contributo artistico che la chiesa ha apportato alla città, al quale si annoverano anche la statua in legno del Cristo Deposto (dipinto dal Piola) e quella in marmo dell’Immacolata entrambe realizzate da Filippo Parodi sul finire del Seicento, nonché la Natività di Giovanni Benedetto Castiglione (Grechetto) del 1645.


--Gabriele Lo Nostro 12:49, 19 Jan 2007 (CET)
--Claudia Peirè 16:22, 6 Jun 2010 (CEST)


Le Guide

Carlo Giuseppe Ratti nella sua guida scrive: «molto antica, fatta fabbricare da Oberto Spinola per se, per i suoi figliuoli, e Nipoti, ed altre persone indicate nella lapide marmorea posta sulla porta maggiore sin dall'anno 1188. Fu nel 1485. eretta da Innocenzo Papa VIII. In Colleggiata, con le dignità di Prepositura, e due Canonicati, e dichiarata di giuspadronato perpetuo delle due nobili Famiglie Spinola, e Grimaldi, alle quali da Sisto V nel 1589, fu assegnata in parrocchia gentilizia; e nel 1628 cominciarono a ristorarla, abbellirla, e ornarla di marmi, e pitture, come di presente si vede. La facciata in istucco con nicchie, e busti e disegno, e lavoro di Carlo Mutone Lombardo. Internamente poi il Paradiso dipinto a fresco nella cupola; Giale, Giuditta, Giobbe, ed il figlio Prodigo nè peducci. La predicazione di detto S. Luca nella facciata del Coro; nella tribuna l'istesso applicato a ritrarre la Madre di Dio; e sopra la porta, e nel volto altri fatti spettanti al medesimo Santo,son opre tutte di Domenico Piola, cogli ornamenti dell' Haffner. La tavola della Natività di nostro Signore è del Grechetto, ed è in genere di storia la più bell'opera, che di lui s'abbiamo, e la più conservata. Di Domenico Bissoni il Crocefisso, e la statua di Maria Vergine con Angioli in marmo all'altar maggiore fu fatta da Filippo Parodi, siccome ancora il Cristo morto, di cui si fa uso nel giovedì, e venerdì santo a rappresentare il Sepolcro.»

--Attilio Piller Roner 17:34, 11 Dec 2006 (CET)
--Claudia Peirè 17:41, 11 Sep 2010 (CEST)


Nella descrizione della città di Genova, l’Anonimo Genovese delinea, nella parte introduttiva della Chiesa di san Luca, il suo aspetto esteriore: : «parrocchia gentilizia delle nobili famiglie Spinola e Grimaldi; quantunque piccola. È ammirevole nella sua facciata di pietra da un frontespizio triangolare formata e da un basamento di marmo che l’adorna. Fu architettata dal Mutone lombardo
Dopo questa breve introduzione, riferita all’esterno della Parrocchia Gentilizia, il nostro autore procede con un elenco piuttosto semplificato delle opere presenti all’interno: «Nell’interno è tutta di marmo nero con scanellature d’altro rosso e bianco incrostata, e dipinta a fresco da Domenico Piola con gli ornamenti dell’Haffner. Nella mezzaluna del coro evvi la B.ma Vergine col Bambino in gloria e S.Luca che la ritrae sulla tela. Nel fondo è lo stesso Santo con la immagine da lui pinta in atto di mostrarla alle turbe.
La prima medaglia è ammirabile per le grazie che vedonsi espresse nel volto della loro amabile regina. La cupola offre una bella Gloria de’ santi e, ne’ suoi peducci fra gli altari Giuditta assisa sul letto di Oloferne col di lui capo tronco in mano: e maggior del naturale, ma robusta e leggiadra. Agli altri tre angoli sono Giole, Giobbe ed il figliol prodigo. Altre medaglie a fresco son pure a vedersi, principalmente nel fondo della chiesa.
Sull’altar maggiore è una delle statue in marmo della B. Vergine Assunta di Filippo Parodi. L’altare è pure in bei marmi, e nelle pareti del presbiterio son dipinte le Virtù Teologali con belli ornati eseguiti dall’Haffner, egregio ornatista al paragon di qualunque. »
Come quasi tutti gli autori di Guide, accenna al presepe del Grechetto: : «[…] la più bell’opera in genere di storia e la più conservata. Sono in questo ad osservarsi la figura bellissima della B. Vergine, che vedesi con un ginocchio proteso, un pastore in egual positura con le gote gonfie a suonare un sambuco al Divin Bambino che ne esulta. Di sotto evvi un ovato di S. egidio martire. L’altro altare in faccia ha un bel Crocifisso in legno di Domenico Bissoni, de’ migliori di questo artefice, un ovato col Sacro Cuore di Gesù ed una statuina in legno della SS.a. Addolorata

--Claudia Peirè 19:11, 29 Jul 2010 (CEST)


Federico Alizeri, nel Manuale del forestiere del 1846, descrive così la chiesa: «Per concessione del pontefice Clemente III Oberto Spinola nel 1188 fabbricò presso il proprio palazzo questa chiesa in un sito di proprietà di Oberto Grimaldi suo genero. [...] Papa Innocenzo VIII nel 1485 la investì del titolo di collegiata cercandovi un preposito e due canonici e dichiarandola anch'egli di gius patronato degli Spinola e dei Grimaldi. [...] Sisto V confermò di bel nuovo alle due famiglie ogni anteriore privilegio, e il titolo di parrocchia gentilizia in qualsivoglia parte della città fossero poste le loro abitazioni. Nel 1628 fu risorta dai signori patroni ed abellita, qual la veggiamo [...]
Gli stucchi e gli ornati della facciata furono eseguiti con suo disegno da Carlo Mutone lombardo.
Nel nonagesimo anno di quel secolo Domenico Piola ebbe l’incarico di dipingerla, come fece, tutta a fresco da capo a fondo. Gli ornamenti che fregiano le pitture tutte del Piola son di Antonio Haffner bolognese. La statua di Maria Vergine all’altar maggiore è lavoro di Filippo Parodi.
[…] Il quadro del presepio all’altro altar minore è di G. Benedetto Castiglione sovranominato il Grechetto

--Claudia Peirè 14:06, 16 Dec 2006 (CET)


Federico Alizeri, nella Guida artistica per la città di Genova del 1846, descrive la Chiesa di San Luca nella terza giornata.
«Laonde converrà proseguire per la contrada, a cui dà il nome la Chiesa di San Luca, gentilizia delle nobili famiglie Grimaldi e Spinola. Questa fu innalzata da' fondamenti nel 1628 con disegno del lombardo Carlo Mutone , distrutta l'antica che quivi esisteva fin dal 1188 [...].
Nel 1695 furon lavorati gli affreschi da Domenico Piola secondato dal bolognese Antonio Haffner valente pittore di prospettiva e d'ornato. V'hanno composizioni ed istorie copiose, e fregi, e chiaroscuri ed accessorii da sgomentare ogni artista [...].
Di Filippo Parodi è la statua dell'Immacolata sull'altar principale, la migliore che uscisse dagli scalpelli di lui, se giudichiamo da una certa sobrietà e grazia di composizione, ce non si trovano in altre opere. Parlo di composizione, essendovi un gruppo d'angioli da' quali traspira l'imitazione de' buoni esempi contemporanei, come,a cagion d'esempio, del Quesnoy che in secolo corrotto ebbe il vanto di riuscir quasi prototipo delle grazie infantili. [...]
L'altare a destra ha un crocifisso scolpito in legno da Domenico Bissoni [...]
La tavola del presepio a sinistra di Gio. Benedetto Castiglione è unica in questa chiesa; ma per sé sola compensa la penuria. Vien comunemente riputata come il suo capolavoro d'argomento storico, per gentilezza di composizione, per garbo, vivacità e gusto di pennello.
Resta memoria della prima fondazione in breve lapide marmorea, che a' tempi della ricostruzione si volle conservata al disopra della porta, e in cui son tuttora leggibili i seguenti caratteri "- Anno MCLXXXVIII mense octuber - Obertus de Spinulis cum filiis Guidone Ingone Oberto Gulielmo Nicolao Joanne et Bonifacio hanc Ecclesiam fund". È questo quell'Oberto a cui le singolari virtù dimostrate in pace ed in guerra conciliarono il nome di padre della patria e l'onore di otto consolati, che ottenne vittorie e privilegi sulla Corsica, che vinse l'armata de' mori ed acquistò Ventimiglia, che difese i diritti della Repubblica innanzi al superbo Federigo, che ruppe i Pisani e desolò il loro stato, e finalmente armò settanta galee al conquisto di Terra Santa, e collegate le forze genovesi a quelle del re d'Inghilterra pose in rotta Saladino, espugnò Tolemaide, riconquistò Gerusalemme.»


--Claudia Peirè 19:08, 6 Jun 2010 (CEST)


Giovanni Battista Spotorno alla descrizione della Chiesa, antepone il fatto che siano state le famiglie Spinola e Grimaldi a commissionarla: «Nel 1188, quell' Oberto Spinola celebre per otto consolati, [...] chiudeva in sua vecchiaia una vita gloriosa col fondar sur un terreno appartenente al di lui genero Oberto Grimaldi la chiesa di S.Luca, la quale poi per breve di papa Sisto V veniva nel 1589 dichiarata parrocchia gentilizia delle due famiglie Spinola e Grimaldi [...].
Nel 1628 le due famiglie presero a farla ricostruire, quale ora si vede con disegno di Carlo Mutone lombardo, e decorarla di marmi, oro, e pitture. Quelle a fresco son di Domenico Piola, con gli ornamenti di Antonio Haffner.
Al maggior alatre la statua di Maria Immacolata è una delle più regolate di Filippo Parodi; il Crocifisso sull'altare a destra di chi entra è di Domenico Bissoni; e la tavola all'altare rimpetto ove il presepe reputasi in fatto di pittura storiata il capolavoro di Benedetto Castiglione [...], celebre pittore di animali.
In questa chiesa si conserve una insigne reliquia, cioè grossa parte del corpo di S.Luca evangelista che Gaspare Spinola, reduce nel 1381 dalla guerra contro ai veneziani, aveva ottenuto nel fatto bottino.»


--Maura Mattei
--Claudia Peirè 18:18, 6 Jun 2010 (CEST)


Federico Alizeri, nella Guida illustrativa del cittadino e del forastiero per la città di Genova, del 1875, si dilunga molto sia nella descrizione artistica che negli accenni storici, ribadito il concetto che la Chiesa è stata rimodernata, scrive: «Ma gli Spinoli e i Grimaldi non deon ripetere dagli antichi la lode d'aver decorato con egual senno e splendore la gentilizia lor chiesa. Per rispetto alla quale mi è debito il dire che poche delle moderne o modernamente rifatte, sortirono ugual fortuna di vincere le opere antiche colla uniformità e colla eccellenza delle nuove.
[...] L'ornamento dell'attual chiesa fu deliberato in comune dalle famiglie nel 1650. E quello ch'è specioso a sapersi, se ne stipulava l'accordo fra cinque spettabili donne d'entrambe, nella lor qualità di governatrici de' due parentadi »
Ribadisce in questa sede la sua ammirazione per Domenico Piola: «Al sol mirare i dipinti che ridono sopra ogni muro, v'è facile argomentare che i nobili patroni elessero a tal decoro il principe di quell'età. Domenico Piola nel miglior nerbo dell'operare (dico nel 1681) fu incaricato di storiar la tribuna e il presbiterio: e se egli ne fu ricambiato di lire 6000, cospicua somma, a quel tempo, non vuol negarsi per altra parte ch'ei non provasse, e in ispecie nel Sancta Sanctorum, con con quanto potea di quel suo pannello incantevole e veramente meraviglioso ai più dotti maestri.»
L' Alizeri conclude la sua descrizione riportando in modo molto preciso sia le opere d'arte presenti nella chiesa che i compensi pattuiti.


--Claudia Peirè 19:42, 6 Jun 2010 (CEST)

Bibliografia Guide

  • Alizeri Federico, (Attribuito a) Manuale del forestiere per la città di Genova, Genova, 1846 pag. 85-86
  • Alizeri Federico, Guida Artistica per la città di genova dell'avvocato Federigo Alizeri, Vol. I Gio. Grondona Q. Giuseppe Editore librajo, Genova 1846 pag. 267
  • Alizeri Federico, Guida illustrativa del cittadino e del forastiero per la città di Genova e sue adiacenze, Bologna, Forni Editore, 1972 pag. 128-130
  • Poleggi Ennio e Poleggi Fiorella (Presentazione, ricerca iconografica e note a cura di), Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818, Genova, Sagep, 1969 pag. 138-139
  • Ratti Carlo Giuseppe, Istruzione di quanto può vedersi di più bello in Genova in pittura scultura et architettura autore Carlo Giuseppe Ratti pittor genovese, Genova, Ivone Gravier, 1780, pag. 233
  • Spotorno Giovanni Battista, Descrizione di Genova e del Genovesato, Vol. IV, Genova, Ferrando, 1846, pag. 111-112
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