Chiesa di S. Siro

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Prima cattedrale genovese, fu edificata nel IV secolo e dedicata ai Dodici Apostoli, per poi cambiare la propria titolazione in favore del Vescovo Siro.
Nel IX secolo, passò il titolo di Cattedrale a S.Lorenzo e nel febbraio del 1007 venne assegnata all’ordine dei Benedettini.
Distrutta da un incendio nel 1580, venne ricostruita nel XVII secolo, lavori che le donarono l’aspetto barocco che possiede ancora oggi.
La decorazione fu realizzata quasi interamente dai Carlone: Tommaso per gli stucchi e Giovanni Battista per gli affreschi della navata centrale, della cupola, Gloria di San Siro e del coro, Miracolo del basilisco, in collaborazione col quadraturista Paolo Brozzi.
Gli altri cicli pittorici che adornano le cappelle e le volte furono opera di Domenico Fiasella, Domenico Piola Gloria di San Gaetano e Gregorio De Ferrari, Gloria di Sant'Andrea Avellino, mentre la quadreria fu realizzata da Orazio De Ferrari (Ultima Cena), Gregorio De Ferrari (Riposo in Egitto e Estasi di San Francesco), Bernardo Castello (Cristo al Calvario) e Domenico Piola (Decollazione del Battista); a fianco del presbiterio, un San Nicola del Fiasella.
Si segnalano inoltre le opere scultoree di Taddeo Carlone e della sua bottega ( l'altar maggiore, in marmo nero e bronzo) e di Pierre Puget (1670), autore anche di un Crocifisso e la pala dell'Annunciazione di Orazio Gentileschi.

--Gabriele Lo Nostro 20:30, 20 Jan 2007 (CET)


Contents

Le Guide

Carlo Giuseppe Ratti descrive così la chiesa nella sua guida: «una delle più vaghe, e più adorne, che si veggano nella nostra italia, come più viaggiatori attestano. Fu già chiamata la Basilica de' SS. Apostoli, e fino all'anno 985 servì di Cattedrale a questa Metropoli. Li Santi Felice, Siro, Romolo, e Valentino, tutti Vescovi di Genova, furono quivi sepolti; e cinque, o sei Arcivescovi di Milano, che per fuggire la tirannìa de' Longobardi, ricovratisi in questa Città, vi terminarono i giorni loro, ebbero in essa sepoltura. Eretta poscia in Metropolitana la Chiesa di S.Lorenzo, furon nel 994 in questa introdotti i Monaci Benedettini, e dopo di essi nel 1575 i PP. Cherici Regolari Teatini, che tuttavia la possiedono, e sotto de' quali fu la medesima rifatta da' fondamenti, e quasi del tutto rinnovato il Monastero. La porta laterale della chiesa vedesi al di fuori architettata con marmi, ed ha in mezzo la statua di S.Siro, da cui ha preso il nome. Voi però entrando per la porta maggiore, meglio godrete la nobile, e maestosa architettura di tutto il Tempio lungo Trecento, e più palmi Genovesi, costruito in forma di croce latina, in tre navate, diviso da sedici ben alte colonne di bianco marmo, e d'ordine composito, con cappelle lavorate esse pure in marmo, ciascuna delle quali, oltre i nobili balaustri, ha nell'ingresso due grandi colonne di seravezza, ed in mezzo di queste, ed in tutto il giro son vaghe nicchie, e statue parimente di marmo, siccome anche il pavimento fatto con disegno, e magnificenza corrispondente a quella di tutto il sacro edifizio. Ne accrescon la vaghezza le pitture a fresco della cupola, e de volti si delle navi, che della tribuna, del coro, e delle cappelle. Quella della navata di mezzo rappresentanti la vocazione di S.Pietro dell'Appostolato; la di lui crocifissione, e la caduta di Simon Mago, frammezare la Virtù, e Profeti: quelle altresi della cupola ristorata ora egregiamente da Giovanbattista Chiappe, i quattro Vangelisti ne' peducci, l'Imperatore Eraclio, che colla croce s'incammina al Calvario, e l'apparizione della Croce al gran Costantino ne' due volti laterali ad essa cupola, ed in quello della tribuna di S.Siro, che fa uscire dal pozzo il basilisco, e finalmente il Santo stesso in gloria, sono opere di Giovanbattista carlone, cogli ornati, e la prospettiva di Paolo Brozzi Bolognese. Meritano anche d'esser osservate una ad una le tavole delle cappelle; e per cominciare dalla prima sull'ingresso a man destra, la Nunziata è del Gentileschi, e le altre tavole più piccole, e la pittura della volta, che resta fuor della stessa cappella della navata, sono state modernamente dipinte dai fratelli Celle. La seconda di S.Gaetano ornata tutta di marmi nerissimi di Como, con lavori di bronzo dorati, oltre la statua del Santo all'altare, ha nel voltotre piccole tavole esprimenti azioni del medesimo Santo fatte da Domenico Piola; di cui è pure il Santo stesso in gloria dipinto a fresco fuor cappella nella parte del volto ad essa corrispondente. Segue la terza di S.Andrea Avellino, la cui tavola all'altare è del Sarzana; e le due laterali coi tre affreschi nel soffitto di dentro sono d'Orazio Ferrari; ma nel volto di fuori ha colorito il detto Santo portato in Cielo da varie virtù Gregorio Ferrari. La quarta dedicata alla B.Vergine, detta delle grazie ha un bassorilievo in marmo del Tommaso Carlone, con due tavole ne' lati, e tre più picciole nel volto interiore; l'una delle due laterali, cioè quella della Natività di Nostra Signora è di marmo del Lomi; l'altra, che rappresenta la decollazione di S.Giovanbattista, è di Carlo Bonone Ferrarese: le tre minori sono di maniera gentile, ma d'incerto autore, e l'affresco nella volta esteriore fu fatto dal già menzionato Giovanbattista Carlone, con quegli ancora della quinta cappella di S.Nicolò, la cui tavola è del pennello dell'anzidetto Sarzana. Nella sesta del Crocifisso da Taddeo Carlone tutta incrostata di marmi con bell'ordine di colonne, e statue similmente di marmo lavorate da lui, ha dipinta nella tavola all'altare la deposizione di Cristo dalla Croce il Paggi; e nelle due laterali la flagellazione alla colonna, e la coronazione di spine il Cappellino. Vasto, e maestoso è il coro colla tribuna, ornata essa pure di preziosi marmi con colonne, ed una statua della Vergine Addolorata col morto figlio tra le sue braccia entro la nicchia di mezzo, con sopra alcuni Angioli; e tutto è disegno, e lavoro del suddetto Tommaso Carlone. Nobile ancora, e ricco per marmi, per un preziosissimo tabernacolo, e per la mensa abbellita con Angioli, e putti di bronzo dorato comparisce l'altar maggiore, opera del Puget seguitando poi l'ordine delle cappelle senza tornare indietro, la prima, che resta in faccia dell'altra nave, arricchita anch'essa di marmo, ha quattro statue, e due bassirilievidel già riferito Taddeo Carlone, con una tavola di Nostra Signora Assunta in Cielo del menzionato Sarzana. L'altra, che viene appresso, ha il Presepe in una tavola di Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio. Nella terza di S.Caterina da Siena la tavola è di Castellino Castelli, gli affreschi nel suo soffitto sono di maniera del Carloni; nel volto al di fuori la comunione di essa Santa è senza dubbio del più volte rammentato Giovanbattista Carlone; di cui pare la predicazione di S. Matteo nel volto esteriore, che corrisponde alla quarta cappella a tal Santo dedicata; ma la tavola del suo martirio, e le altre due laterali sono di Agostino, e Fratello Montanari: le pitture poi del volto dipinte a fresco da Ventura Salimbeni Sanese All'altare della quinta, la tavola della Pietà è del Sori, e i tre affreschi sopra di essa sono del di Bernardo Castello, siccome ancora gli altri tre dell'ultima cappella , anzi sono anche sue le tre tavole ad olio, che adornan l'inflessa, cioè quella dell'altare, che rappresenta la disputa di Gesù co' Dottori, e le due laterali, colla fuga in Egitto nell'una, e nell'altra la Vergine, e S.Giuseppe. Nel soffitto però della nave corrispondente a queste ultime due cappelle ha dipinto a fresco Giovanandrea Carlone, ed ha espresso in una il Giudizio Supremo, che intima l'universale Giudizio, e nell'altra l'Agnello Divino adorato dalle quattro parti del mondo. Ed eccovi ritornato alla porta maggiore della Chiesa, sopra cui al di dentro è la statua del Principe degli Apostoli, e dei lati ve ne sono altre due di nobili Patrizi della famiglia Pallavicini, che molto contribuirono alla restaurazione, ed all'abbellimento di sì sontuoso magnifico Tempio. Il disegno, e l'esecuzione di questa interior facciata è di Rocco Pennone, e le statue son fattura d'un altro maestro Lombardo. Se vi piacerà di dare un occhiata alla vasta sagristia, vi troverete all'altare una tavola coll'Imperatore Eraclio portante la croce, d' Aurelio Lomi. Così pure visiterete la casa e i giardini, che sono in clausura, troverete in ogni luogo che ammirare, e di che dilettarvi.»

--Laura Rudelli 17:17, 11 Dec 2006 (CET) 

--Claudia Peirè 20:06, 10 Oct 2010 (CEST)


L’Anonimo Genovese fornisce, per la “superba basilica di San Siro”, una descrizione minuziosa; la decisione di riportarla in molte sue parti è dovuta alla grande importanza che questo luogo di culto ha avuto nel corso dei secoli, per la città di Genova.
«Sedici colonne composite di un bel marmo bianco, di grande altezza e poca base, in tre gruppi distribuite, e a due accoppiate, più una a ognun de' piloni, che reggon la cupola in avanti, ed altre due al fondo della chiesa ai lati disposte, formano la nave di essa principale. La Tribuna è decorata da otto pilastri di marmo di ordine pur composito, i due primi formano l'arco di essa e sostengono una bella cupola, assai elevata, e ben proporzionata alla lunghezza della nave e alla grandezza della chiesa» .
L’autore continua con una descrizione del presbiterio e del coro adorni, a suo dire “dal più bel marmo bianco incrostato”.
A questo punto, l’Anonimo enuncia, con dovizia di particolari, tutte le dodici cappelle presenti elencando tutte le opere d’arte che le adornano «La prima della SS.ma Annunziata ha un bel quadro del Gentileschi; i quadri laterali di S. Pietro e S.Paolo, co’ quadretti nella volta della Presentazione, Assunzione e Visitazione, e la pittura nella volta fuori della cappella son de' fratelli Celle.
L'altare ha due colonne di mischio o alabastro, e la cappella è da marmi di color rosso, e bianco interiormente rivestita.
[…] La seconda cappella di S.Gaetano ha una nicchia, entro cui le statue in legno indorato della B.ma Vergine e di S. Gaetano col Divin Bambino fra le mani.
[…] Ha due nicchie sopra le porte senza statue e tre quadretti nel vôlto rappresentanti azioni del Santo, di Domenico Piola; di cui è pur la Gloria fuori della cappella.
La terza di Sant’Andrea Avellino ha un quadro del Sarzana, e assai bello […]. I due quadri laterali, coi tre piccoli nella volta rappresentanti azioni del Santo, son di Orazio Ferrari.
La quarta di N. Signora delle Grazie ha un quadretto in mezza figura entro tavola di marmo. Colle figure di Padre Eterno al disopra ed angioli all’intorno in bassorilievo di Tommaso Carlone. […] L’affresco fuori della cappella sul vôlto esteriore è di Gio Batta Carlone.
[…] La quinta di S. Nicolò di Bari ha un quadro del Sarzana, in cui si vede a ricevere il palio da N. Signore e dalla B. Vergine; […] Gli affreschi nel vôlto esteriore son di Gio Battista Carlone. Al di sopra è l’organo.
Segue quindi la cappella […] detta del SS.mo Crocefisso, ov’era prima il quadro colla Deposizione dalla croce del Paggi; ed ora è una di S. Antonio di Padova che guarisce miracolosamente una gamba, ed è del Lomi; vedevasi prima alla chiesa di Castelletto. […] I quadri laterali della Flagellazione e Incoronazione di spine del Signore son del Cappellino; […] La cappella è poi tutta interiormente in marmi bianchi architettata da Taddeo Carlone.
[…] L’altar maggiore ha una bellissima mensa con gradinata triplice, il tutto in marmo nero, con angeli e putto in bronzo indorato ai lati e all’intorno una bella gradinata pure in marmo nero, opera esimia del celebre Puget. […]
La cappella in testa all’altra navata […] della SS.a Assunta ha un quadro in cui la Vergine in gloria con gli Apostoli del Sarzana […]. Vi sono poi agli angoli quattro statue di marmo e due bassirilievi di Taddeo Carlone che rappresentano la Natività ed il Transito di Maria. La cappella infine è del tutto di marmo bianco vagamente incrostata […]. Il disegno di essa è del mentovato Carlone di cui denno pur essere i due bellissimi angioli in marmo in grandezza naturale all’apertura in fuori della cappella.
La prima cappella scendendo sotto l’organo […] ha un quadro del Roncalli detto il Pomarancio […] i due angioli che reggon l’altare son di Giuseppe Carlone.
La seconda si S. Caterina da Siena ha un quadro di questa Santa con Gesù Maria e S. Giuseppe di Castellino Castelli; due quadri laterali di S. Giovanni […]. I tre quadretti rappresentanti azioni della Santa sono affreschi di maniera del Carloni, e al certo di Gio Batta Carlone è la Comunione della Santa nella volta al di fuori.
[…] La terza di S. Matteo ha un quadro in cui vedesi il Santo trafitto da una lancia alle spalle, de’ fratelli Montanari, di cui son pure i quadri laterali; ma i tre nella volta rappresentanti Azioni del santo a fresco dipinti sono del Salimbeni senese; la Predicazione poi del Santo nella volta esteriore è di Gio Battista Carlone.
[…] La quarta della Pietà ha la Deposizione della croce del Sorri […]. I tre quadretti nella volta a fresco dipinti son di Bernardo Castello.
[…] La quinta poi ed ultima dei Gesù fra’ dottori, ha un quadro di Bernardo Castello di cui son pure i due laterali della Fuga in Egitto e del Ritrovamento dello stesso Signore, con gli altri tre quadretti a fresco nella volta. […] Nel soffitto poi della nave corrispondente a queste ultime due cappelle ha dipinto a fresco Gio Andrea Carlone ed ha espresso nella prima l’universale Giudizio e nell’ultima l’Agnello divino adorato dalle quattro parti del mondo» .
Conclusa l’enumerazione delle cappelle, l’Anonimo si dedica ai soggetti degli affreschi: «sopra la tribuna S. Siro che mette in fuga un basilisco testè estratto da un pozzo con gran sbigottimento negli astanti. Nel mezzo sopra l’altare maggiore è dipinta la sua Gloria. La cupola offre una moltitudine di Santi all’intorno: più in alto la Croce esaltata da uno stuolo d’angioli, al di sopra la B.ma Vergine incoronata dalla SS.ma Trinità. Nella volta della nave maggiore sono tre medaglie contorniate da glorie d’angeli e di Santi nell’ordine seguente, partendo dal presbiterio, e esprimenti Azioni gloriose della vita di S.Pietro : 1) Caduta di Simon Mago, 2) Martirio di S. Pietro, 3) Vocazione di lui all’apostolato. Sopra il cornicione tra le finestre sono altrettante medaglie rappresentanti diversi Santi […].
Sopra l’organo: l’Apparizione della croce a Costantino Magno e al suo Esercito. [...] Tutti questi lavori furono eseguiti da Gio’ Batta Carlone. La cupola è stata ristorata da Gio’ Batta Chiappe.
Nelle due navate laterali alla volta corrispondente ad ogni cappella è la gloria del Santo, a cui essa appartiene, da diversi autori dipinta, […].
Questa chiesa insomma la più finita di quante ne conti la Città di Genova, sia per l’ampiezza, ricchezza de’ marmi, pitture, e scolture, che l’adornano, si è altresì arricchita del più bel pavimento in marmo a così vago disegno, e non interrotto da sepolcrali monumenti, che squadretta le altre chiese di Genova egualmente in marmo lastricate, di gran lunga la vince; cosicché non solo è la prima chiesa, che quivi ammirasi per la di lei venustà ricchezza ed eleganza, ma è eziandio delle più vaghe, ricche e superbe dell’Italia» .
Finita la narrazione sulle meraviglie dell’interno, l’Anonimo si sofferma sulla facciata che, a suo dire, non invoglierebbe nessun viaggiatore ad entrare: «non è ancor come dev’essere di marmi incrostata, per niente annunzia così maestoso edifizio, e al certo per essa il viandante nepur degnerebbesi di metter il pie’ sulla soglia» .

--Claudia Peirè 20:06, 10 Oct 2010 (CEST)


'Davide Bertolotti nel suo Viaggio nella Liguria Marittima, nel capitolo dedicato alle chiese, descrive brevemente la chiesa di San Siro: «[…] la facciata recente di San Siro sembra la testa di un fanciullo applicata al busto di un gigante: nessuno vedendola s’immagina che col passare le sue soglie troverà dentro un mirabile tempio.»
Bertolotti prima di addentrarsi nella descrizione artistica da una breve spiegazione storica ricordando che San Siro fu la prima cattedrale di Genova e rimase tale fino al 985. «[…] la maestà dell’edifizio, la nitidezza de’ marmi che a ribocco la fregiano, la bellezza dei vivissimi affreschi che fanno animata e parlante l’alta sua volta, e non saprei quali insolito e piacente splendore che tutta la investe, fanno di questa chiesa e di quella della Nunziata ch’è nella condizione medesima, i due sacri edifizj moderni che in Genova eccitano più vivamente l’ammirazione del forestiero, e di cui egli conserva più lungo e più caro ricordo. Il povero qui prega Iddio dentro una superbissima reggia. Gli ornati, spesso di pessimo gusto, de quali sono sopraccariche le cappelle, si dileguano nella nobile pompa del tuttinsieme.»

--Claudia Peirè 12:10, 7 Dec 2006 (CET)


Federico Alizeri, nel Manuale del 1846 cita inizialmente Federico Federici il quale afferma che San Siro sia stata la prima cattedrale dei Genovesi; conosciuta con il nome di basilica dei Santi Apostoli, fu sede vescovile fino al 985, anno in cui Giovanni II, vescovo di Genova, dichiarò San Lorenzo cattedrale. La descrizione storica che ci fornisce Alizeri è piuttosto lunga e per quanto riguarda quella artistica ci informa che: «[…] La facciata di questo tempio fu recentemente abbellita con disegno del cav. Carlo Barabino. […]
L’architettura di questa chiesa è in forma di croce latina, ed ha tre navate con decorazioni d’ordine composito.»
Affronta qui una lunga descrizione degli affreschi ad opera di Giambattista Carlone e ci rivela che: «[...] La tavola dell’Annunziata all’altare è di Orazio Gentileschi, pisano.[...]tre tavoline ad olio[...]di Domenico Piola' che pur dipinse la volta esterna, rappresentandovi San Gaetano condotto al cielo dalle sue virtù.[...]L’altar maggiore, opera di Pietro Puget è abbellito tanto d’innanzi come a tergo con putti di bronzo, alcuni dei quali sono dorati, adorno di fiori, frutti e trofei leggiadramente contesi, e di un grazioso tabernacolo similmente di bronzo.»

--Claudia Peirè 10:24, 18 Dec 2006 (CET)


Giovan Battista Spotorno Ribadisce l'importanza della chiesa che: «Anticamente era detta la basilica dei 12 apostoli e corse altresì opinione essere già innanzi stata tempio di pagane deità. Egli è certo invece che fu la primitiva cattedrale di Genova [...]
E’ una delle più vaste, e più decorate chiese della città, ed in specie è singolare per i meravigliosi affreschi condotti dal valente G.B. Carlone. Questi nella nave di mezzo in tre grandi quadri eseguì la vocazione di S.Pietro, il di lui martirio e la caduta di Simon Mago; [...]
Procedendo ora all’esame delle cappelle [...] notado soltanto ciò che importa meglio dal lato dell’arte, cominceremo per avvertire che il primo altare a man destra di chi entra ha una tela dell’Annunziata di Orazio fratello dell’Aurelio Lomi, cui l’uso voltò il cognome in Orazio Gentileschi [...]
Dietro il tempio vedasi ancora l’antico e robusto campanile che può dare indizio della maestà con cui stava costrutta questa basilica primitiva cattedrale della chiesa genovese.»

--Maura Mattei


Jacob Burckhardt scrive a proposito della Chiesa di S.Siro nel capitolo dedicato all'architettura barocca a Genova, nel suo Cicerone, facendone una breve descrizione relativa all'uso delle colonne nella struttura esterna: «in S.Siro (1576) le colonne sono appaiate, e così l'architetto tranquillizza la sua coscienza grazie al pezzo dell'architrave sopra le due colonne ed all'ampiezza maggiore degli intervalli, ed è questo un motivo adoperato, o almeno richiesto per tutti i cortili a colonne di quest'epoca.»

--Laura Rudelli 17:43, 18 Dec 2006 (CET)
--Claudia Peirè 22:00, 10 Oct 2010 (CEST)


«Ne’ primi tempi ebbe titolo dai Santi Apostoli, e fu sedia de’ genovesi Pastori, innanzi che per maggior sicurezza si trasferissero al S. Lorenzo nel recinto del muro.[…] Privata della cattedra vescovile, non però venne meno di splendore e di dignità, quando i Monaci di S. Benedetto si condussero ad amministrarla con titolo d’abazia. S’accrebbe anzi per le donazioni di molti cittadini. […] nel 1383 Urbano VI la ridusse in commenda» .
Nonostante non sia propriamente compito della sua guida, rimembrare il passato, Alizeri ricorda che nel 1354 Gianotto Gentile decorò la facciata di marmi e statue e nel 1503 la tribuna venne affrescata da Lorenzo da Pavia.
Nel 1575 la Chiesa passò ai Padri Teatini che, nel corso dei secoli, la restaurarono e la ingrandirono grazie a cospicue donazioni di privati cittadini «la nostra età portò un qualche lustro al S. Siro vestendone nel 1820 di nobil sembianze l’ingresso […]. Carlo Barabino ideò le linee, se non conformi allo stile dell’edifizio, grandiose al certo, e severe e ben degne di sì gran tempio» .
Secondo Alizeri, osservando la chiesa, sarebbe indubbia la paternità del Vannone; per quanto riguarda la parte decorativa, prese forma di anno in anno a spese di famiglie private; i più attivi furono, senza dubbio, i Pallavicini.
Gli affreschi della navata centrale furono completati intorno al 1670 «Il nostro G. B. Carlone e il bolognese Paolo Brozzi eran tal coppia di maestri, da insegnare alla posterità quanto possan le tinte sull’arricciato, e quanto debban i fregiatori e i prospettici a servizio del figurista» .
Nel 1760 alcuni affreschi vennero restaurati dal Chiappe per salvarli dall’umidità, Alizeri giudica negativamente questo intervento che, a suo giudizio fa apparire il tutto “men piacente e men gaio”.
Il presbiterio e la tribuna, essendo intonsi, mostrano tutta l’abilità del Carlone, in particolare quest’ultima «dov’è il miracolo del basilisco; mirabile scena, d’un’attrattiva, d’un contrasto, d’un’evidenza da non descriversi» .
Alizeri descrive quindi, con dovizia di particolari, tutte le cappelle, il coro che presenta un gruppo in marmo della Pietà scolpito da Tommaso Carlone e l’altare maggiore, opera di Puget, definito “il Bernino della Francia"

--Claudia Peirè 21:58, 10 Oct 2010 (CEST)

I viaggiatori

Charles Louise de Montesquieu nel La Repubblica di Genova afferma sulla chiesa di San Siro: «[...] La chiesa di San Siro è anch'essa piuttosto bella. Il soffitto è affrescato con pitture bruttissime: inoltre è una vera sciocchezza aver dipinto case in cielo e persone che sono martirizzate.»

--Claudia Peirè 13:27, 4 Dec 2006 (CET)


Charles de Brosses, descrive come segue la chiesa: «San Siro, dei Teatini, mi è piaciuto molto di più per la sua architettura di colonne accoppiate,altissime e tutte di un pezzo, e per l’altar maggiore in pietra dura. Tutte le pareti in tutte le chiese sono affrescate, ed in genere assai male affrescate, a parte le scene architettoniche. Fatta eccezione alla regola la esaltazione della croce, dipinta sulla colta della chiesa di cui parlo, da Carlone il pulpito, fatto di tasselli di marmo, si salva anch’esso dal cattivo gusto del quale ora vi parlerò. I giardini dei padri teatini sono a forma di anfiteatro molto ripido; in cima, a prezzo di molta fatica, si può godere un bellissimo paesaggio.»

--Maura Mattei


Alfred Félix AsselinAvocat à la cour Impériale de Douais - "Journal de voyage d’un touriste dans le Midi de la France et en Italie" (1863 )
« [...]Saint-Cyr est une des grandes église de Gênes, et peut-être la plus ancienne : nous y avons remarqué seize colonnes accouplées en marbre de Carrare d’un seul bloc.
Cet édifice religieux offre un exemple de transformation très fréquent en Italie. Le style composite grec a été substitué habilement au gothique. Cet engouement extraordinaire pour le style grec a dénaturé bien de monuments , et l’on se rappelle que sous Louis XIV on se moquait impudemment des basilique ogivales dont nous préférons actuellement le style sévère, mais religieux aux fioritures modernes[...]»


Alfred Félix Asselin, avvocato di prestigio alla Corte Imperiale di Douais, non solo precisa nel suo diario di viaggio l'antichità e l'originalità della chiesa, ma si sofferma anche sullo stile architettonico del suddetto complesso, analizzandone i richiami e le differenze.

--Gabriele Lo Nostro 15:05, 18 Dec 2006 (CET)

Bibliografia Guide

  • Alizeri Federico, (Attribuito a) Manuale del forestiere per la città di Genova, Genova, 1846 pag. 140
  • Alizeri Federico, Guida illustrativa del cittadino e del forastiero per la città di Genova e sue adiacenze, Bologna, Forni Editore, 1972 pag. 140-143
  • Bertolotti Davide, Viaggio nella Liguria Marittima, Vol. II, Torino, Eredi Botta Editori, 1834, pag. 276
  • Burckhardt Jacob, Il Cicerone. Guida al godimento delle opere d’arte in Italia, Sansoni, Firenze 1952, pag. 410
  • Poleggi Ennio e Poleggi Fiorella (Presentazione, ricerca iconografica e note a cura di), Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818, Genova, Sagep, 1969 pag. 132-134
  • Ratti Carlo Giuseppe, Istruzione di quanto può vedersi di più bello in Genova in pittura scultura et architettura autore Carlo Giuseppe Ratti pittor genovese, Genova, Ivone Gravier, 1780, pag. 144-149.
  • Spotorno Giovanni Battista, Descrizione di Genova e del Genovesato, Vol. III, Genova, Ferrando, 1846, pag. 281

Bibliografia Viaggiatori

  • Asselin Alfred Félix Journal de voyage d’un touriste dans le Midi de la France et en Italie, 1863
  • Brosses de Charles, Viaggio in Italia. Lettere famigliari, Roma-Bari, Laterza, 1992, pag. 225
  • Montesquieu e la Repubblica di Genova, in L’Europe de Montesquieu, Napoli, Liguori, 1995, pag. 203
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