Chiesa di S. Stefano

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La chiesa fu eretta dal vescovo Teodolfo II (960) come abbazia Benedettina che colonizzasse il suburbio orientale, dalla Porta Soprana alla Val Bisagno e la Riviera di Levante, dove già forse esisteva una chiesa longobarda dedicata a San Michele; ancora nel XIII secolo rivestiva grande ruolo equilibratore nel governo territoriale sino all'Oltregiogo. L'edificio attuale, insolitamente ad aula unica con presbiterio molto sopraelevato, venne costruito verso la fine del XII secolo (consacrato nel 1217); ad opera di maestranze lombarde nel XIV secolo ebbe nuovo tiburio e cella campanaria in cotto, sebbene la torre sottostante sia considerata un'opera militare altomedievale se non bizantina. Borgo e monastero furono inclusi nella città soltanto dopo le mura del 1320-47, così che dopo il loro ammodernamento nel 1536 Santo Stefano verrà a trovarsi presso la porta orientale della città dove terminerà a metà seicento la nuova via Giulia. Con il progressivo sviluppo dell'area urbana centrale, soprattutto con il tracciamento della via XX Settembre (1898- 1910) che rivelò i resti di un'imponente necropoli preromana da Santo Stefano a Sant'Andrea, la chiesa risultò sopraelevata tanto che ai restauri del tiburio ottagono, dell'abside semicircolare ad archi ciechi e della cupola a laterizi, D'Andrade dovette aggiungere un sottostante porticato in stile gotico (1912- 16). Durante gli ultimi restauri di Carlo Ceschi (1946- 55) fu messa in luce la cripta, a cinque navatelle, realizzata con materiali di spoglio; secondo alcuni includerebbe il vecchio San Michele e, con esso, addirittura il luogo dove fu battezzato C.Colombo.

                                                                             Giulia Repici


Consacrata nel 1217, la chiesa di Santo Stefano era stata costruita pochi anni prima, al posto di un'abbazia benedettina fondata dal vescovo Teodolfo II, intorno al 960. L'abside è un autentico capolavoro di architettura romanica: impostata su uno zoccolo aperto da finestrelle, presenta un motivo di arcate cieche, coronate da arcatelle più piccole su fondo liscio. La facciata riprende il motivo a strisce bianche e nere, frequente nell'architettura genovese, interrotto solo dal grande rosone e, sul frontespizio, da una doppia bifora ogivale. Altro elemento ricorrente a Genova è il tetto a capanna, aldilà del quale è visibile il campanile, che presenta una cella a due ordini di polifore, aggiunta nel '300. La pseudo navata sinistra è invece un rimaneggiamento del 1946-1955 che vide anche la ricostruzione della parete destra, pesantemente danneggiata dalla guerra. All'interno opere di rilievo conservatesi sono: «Martirio di Santo Stefano» di Giulio Romano, del 1524 e il «Martirio di San Bartolomeo» di Giulio Cesare Procaccini. Assai rimaneggiata invece risulta la cripta, forse di derivazione longobarda, in cui presente un'epigrafe che ricorda il presunto battesimo di Cristoforo Colombo.

                                                                            Simona Guaschino



Le Guide

Carlo Giuseppe Ratti - Istruzione di quanto può vedersi di più bello in Genova in pittura, scultura ed architettura. - VOL.I - Arnaldo Forni Editori. Ristampa dell'edizione di Genova 1780, finito di stampare in Sala Bolognoese, Giugno 1976, pag 75

«Chiesa di Santo Stefano, già antichissimo Monastero di Monache, le quali di qui levate l'anno 972, Teodolfo primo Vescovo di Genova la riedificò, l'ingrandì e ne formò Abazia dandola ai Monaci di S.Benedetto, e facendola Chiesa Parrocchiale di pochi abitanti fuor di città come leggesi in una lapide del Coro della medesima Chiesa. L'anno 1453 i Tessitori di lane fabbricarono accanto ad essa Chiesa una Cappella in onore di S.Michele, che nel 1497 dall'Abate Lorenzo Fiesco commentatario fu incorporata con l'altra Chiesa di S.Stefano. E' rinomata questa Chiesa per le belle tavole, che l'adornano, sendo quella di s. Ampegli del Molo; quella di s. Benedetto di Luca Saltarello; quella di s. Francisca di Giandomenico Cappellino; quella di S.Scolastica di Gregorio Ferrari, che pinse ancora nella volta principale a fresco il Santo titolare in gloria; ma più di tutte merita di essere osservata quella dell'altrar maggiore locata entro sodo e maestoso ornamento, perchè uscita dal pennello di Giulio Romano. Ella ci mostra S.Stefano lapidato, in atto di mirare l'aperto Cielo con Cristo alla destra del Padre. La sua bellezza è tale che scrive Giorgio Vasari essere la migliore opera di Giulio, o cui la fece dipingere Matteo Ghiberti Vescovo di Verona e Datario di Papa Leone X. In fatti sopra tal quadro si vede lo stemma de' Medici col triregno e le chiavi e sotto questa iscrizione: Leonis X.P.M. Fratrisq. July Card. Medices Benefico templo Praef. Per poco si può dire, che questa pittura non sia come di Raffaello ma questo poco è quel molto, che pone tacito intervallo anche tra i valentuomini. »

                                                                      Valentina Porcile


Davide Bertolotti - Viaggio nella Liguria marittima -1834.

Lettera LXXIX.

«Antica pure è la facciata di S.Stefano, benchè non del 972, anno in cui venne fondata la chiesa. Ed in S.Stefano è la sì famosa tavola rappresentante il Martirio del Titolare, opera di Giulio Romano che dicono cominciata da Raffaello d'Urbino.»


                                                                       Giulia Repici


Federigo Alizeri - Guida artistica per la città di Genova. Seconda giornata - 1846

[…] «…dico che l'attual chiesa di santo Stefano venne fondata l'anno 972 durante il vescovato di Teodolfo vescovo di Genova, e datone il governo ai Monaci dell'ordine di S. Benedetto… »[…]...«consecrata poi nel 1157 da Ugone vescovo d'Ostia. A' suddetti PP. Fu pure affidata la cura parrocchiale, ed avevano proprii abati, i quali durarono fino all'anno 1401, in cui Papa Bonifazio IX la concesse in commenda al Card. Ludovico Fieschi». […] «Va innanzi a tutti la gran tavola di Giulio Romano rappresentante il martirio del santo Protomartire, che da più di tre secoli fu innalzata sull'altar maggiore, e per sè sola fece illustre e famosa la chiesa presente. Donolla Matteo Giberti ab. commendatario; il quale stando a' servigi di Pp. Clemente VII, ebbe Giulio in grandissimo favore, e gli die' incarico del quadro, pensando forse a lasciar memoria degna di sè nella chiesa di suo beneficio».[…] «Dopo il memorabil dono di Mons. Giberti, prendo a notare il dono fatto a questa chiesa da un altro Commendatore, cioè la cantoria fatta scolpire dal Card. Lorenzo Fieschi, che nel 1494 ebbe in benefizio l'abbazia di santo Stefano da Pp. Alessandro VI. Vedesi attualmente al dissopra della porta maggiore; ma stette da principio nella tribuna dietro l'altar maggiore».[…] «Per torto congetturare fallirono grossolanamente quanti ne scrissero, attribuendo le presenti sculture al famoso Donatello.»[…] La prima cappella è intitolata a sant'Ampeglio eremita, e ne custodisce le ossa, qui trasferite anticamente da Ventimiglia ove il santo finì i suoi giorni.[...] L'Ab. Lorenzo Deferrari dipinse da giovinetto la picciola volta e le pareti col santo titolare, e mezze figure di santo a chiaroscuro, decorandole con ornamenti; e tutto questo sull'imitazione del padre Gregorio...[…] «La quarta cappella non è menzionata nelle antiche Guide, perché giunta moderna fatta sul traguardo del passato o sul principio del corrente secolo…»[…] «Essa fu intitolata al Principe degli Apostoli, e postovi un quadro che il rappresenta liberato per mano angelica dalle catene. È opera di Domenico Piola, ma trasformata nelle sue dimensioni per condurla all'altezza del sito, quando il dipinto non ne vorrebbe che metà».[…] Sui primi anni del presente secolo, mentre si ristorarono gli altari che noi vedemmo eleganti di bella architettura, fu pur dato incarico al Cav. Carlo Barabino di ridurre a miglior forma le pareti del Presbiterio. Rimase intatto nella sua antica costruzione quant'è della parte superiore e la cupola, ch'io, leggendo le memorie di questa chiesa, trovo innalzata nel 1306 per cura di certo Ab. Nicola, noto alla storia siccome testimonio nelle convenzioni tra la genovese Repubblica e Carlo II Re di Sicilia».[…] Ho differita a questo punto la descrizione del Presbiterio, pensando che la stupenda tavola di Giulio Romano fosse sulle prime da vedersi singolarmente, e sapendo certo che a niuno increscerebbe ritornar di passaggio a sì bella veduta. Or proseguendo, dico che il nostro architetto tra lesene canalate d'ordine corinzio e alternate di opportune ghirlande e di bei fregi dispose quattro cornici da collocarvi altrettanti quadri, e più sotto divise parecchi scomparti per bassirilievi; ne' quali lavori, che son tutti di plastica, ebbe un degno interprete in Gaetano Centenaro valente modellatore. I quadri fissati entro le cornici sono i seguenti: Il Riposo della Santa famiglia di Domenico Piola, S. Paolo sorpreso dalla voce di Cristo sulla strada di Damasco, brillante lavoro di Valerio Castello, la Strage degl'Innocenti e il Presepio, ambidue cominciati dallo stesso Castello, ed ultimati dopo la morte di lui da Gio. Batta Merani. Ai bassirilievi di plastica dieder mano Nicolò Traverso, Bart. Carrea e Giov Barabino…»[…] «Siamo all'altra navata, o a dir meglio all'antica chiesa di S. Michele, incorporata, come dicemmo, al santo Stefano dal card. Lorenzo Fieschi, del quale vi si vedeano gli stemmi gentilizi sovra piccioli capitelli che confinano alle lunette. Egli accrebbe questa chiesa di lunghezza e d'altezza, e l'accrebbero progressivamente i Laneri, che serbarono sempre per essa una special predilezione. Tra queste giunte dobbiam noverare la cappella di nostra Donna dei dolori, la quale, ornata in tempi stranieri al buon gusto, appena meriterebbe d'essere visitata per la statua del Maragliano ch'è nella nicchia, se una vasta e pregevol tela, recatavi dall'oratorio di santo Stefano non ne coprisse la sinistra parete. L'argomento di essa è il Cenacolo, l'autore Domenico Piola, e tien di quell'epoca e di quello stile, onde il pittore per certo effetto di chiaroscuro, e per certa maestà di volti, e larghezza di forme tentò la grandiosità de' bolognesi. Parve al Lanzi di vedere indizi di siffatto talento nel bel S. Pietro che ha del Piola la chiesa di Santa Maria in Carignano; e s'io erro, quel solo quadro può rivaleggiare col presente nel generale effetto e nella freschezza de' colori». […] «Non lascerei d'osservare, se propizia luce il permetta, un quadro sulla porta che mette alla sacristia, non grande nelle misure, ma ragionato nella composizione, e colorito maestrevolmente con quell'effetto che i pittori appellano lume di candela, e che die' tanta fama a quel Gherardo, che da siffatto genere ebbe nome di Gherardo delle notti. V'è figurato S. Germano, che scuopre al suo albergatore due demonii sotto sembianze d'ospiti; nè gran fatica si dura a ravvisarvi il pennello di Gio. Andrea Defferrari. Al vicino altare di S. Michele, la tavola dell'Arcangelo che sconfigge i mali spiriti è di Carlo Gius. Ratti, non certo delle sue migliori, dipinta com'è d'uno stile fiacco, indeciso, monotono". […] «Nulla ha di pregevole l'altare che segue di Nostra Signora della Guardia, e nulla ha l'altro che viene appresso…" […] «Più degna di riguardo è la santa Scolastica all'altare del suo titolo, brillante composizione di Gregorio Defferrari». […] «I tre quadri con mezze figure di Santi Olivetani, appese al dissopra degli ultimi tre altari per noi descritti son opera d'un Gio. Batta Croce debolissimo tra gli allievi di Gio. Andrea Defferrari, le quali potrebbonsi tacer senza colpa, se altro si conoscesse di lui, onde giustificare la storia che il condanna alla mediocrità. Di Domenico Piola è il S. Cristoforo sopra l'ultimo altare del Crocifisso…» […] «Ci restano ad osservare le otto tele onde cuopronsi in alto le pareti della maggior nave, e le due poste a' fianchi dell'organo; tutte recate a questa chiesa dagli oratorii ora soppressi che esistevano nel circondario della Parrocchia. La prima, rappresentante la Flagellazione è d'autore a me ignoto; la seconda colla Risurrezione di Gioachino Assereto; la terza colla Lapidazione di santo Stefano è bel lavoro di Gio. Andrea Ansaldo, ultima a destra la Sepoltura del Santo di G. B. Baiardo. Segue a sinistra la Traslazione del corpo di lui di Raffaele Badaracco; poi il S. Tomaso che riconosce la piaga di Cristo del suddetto Assereto, il Miracolo del fanciullo tornato a vita per intercessione di santo Stefano, altra opera del Baiardo, ed ultimo il Martirio di S. Bartolomeo, gran tela di Giulio Cesare Procaccino, e certo, fra quante se ne veggono in pubblico, la più rispettata dai danni delle fosche imprimiture, solite adoperarsi dalla scuola ond'egli usciva. – Le due poste sulla cantoria sono, l'una di Bernardo Castello che figura N. Donna con alcuni Santi tra' quali santo Stefano, l'altra di Gius. Palmieri, ed ha i SS. Giorgio, Domenico e Filippo. [...] »

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I Viaggiatori

Henri Stendhal - Memorie di un turista - 1837.

«Verso sera sono entrato nella cattedrale bianca e nera costruita in bande orizzontali; cosa più strana che gradevole...»

                                                                         Matteo Fioravanti



Edward Gibbon - Viaggio in Italia - 1965.

lettera di Martedì 5.

«Siamo andati poi alla chiesa di Santo Stefano per vedere una Lapidazione del santo opera nella parte bassa di Raffaello e nell'alto di Giulio Romano. E' un regalo di Leone X alla Repubblica. Tale almeno è la tradizione, sebbene molti viaggiatori stentino a riconoscere la mano di questi due grandi maestri. Tuttavia il quadro mi pare bello. La figura di santo Stefano non esprime che pietà e rassegnazione e la compassione più commovente per i suoi assassini.'' Il Cristo che appare tra le nubi è una figura perspicua e l'aureola che lo cinge fa un bell'effetto di luce.»

                                                                           Giulia Repici


Giulio Miscosi - I Quartieri di Genova, ricordi e descrizioni. Tolozzi editori, Genova, 1966, pag.17.

«La Chiesa di Santo Stefano è d'epoca anteriore al Mille, fu officiata dai Benedettini ed era posta al bivio della strada romana»

                                                                         Valentina Porcile

Bibliografia

  • Alizeri F. ,Guida artistica per la città di Genova. Seconda Giornata - Genova, 1846
  • Bertolotti D. ,Viaggio nella Liguria marittima Tomo secondo -Dai tipografi eredi Botta, Torino,1834. p. 261
  • Gibbon E. ,Viaggio in Italia - edizioni del Borghese, Milano, 1965, p.115
  • Marcenaro G. ,Viaggio in Liguria - edizioni La Stampa & C., Genova, 1978, p.44
  • Miscosi G. ,I Quartieri di Genova, ricordi e descrizioni, Tolozzi editori, Genova, 1966, pag.17.
  • Ratti C. G. ,Istruzione di quanto può vedersi di più bello in Genova in pittura, scultura ed architettura. - VOL.I

- Arnaldo Forni Editori. Ristampa dell'edizione di Genova 1780, finito di stampare in Sala Bolognoese, Giugno 1976, pag 75

  • Touring Club Italiano,Genova e provincia - 2003
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