Chiesa di Santa Maria in Carignano

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La basilica di Carignano, spesso paragonata a Notre-Dame de Lorette a Parigi, fù costruita dalla famiglia Sauli, è la chiesa più ammirata dai viaggiatori, dopo la cattedrale; sita in una posizione strategica, é visibile da tutti i punti della città. In essa si possono ammirare le statue del Puget, in particolare il San Sebastiano di stile semplice e vigoroso capace di dare maestosità alla chiesa, come dice Dupaty nelle sue lettere. Stendhal invece ricorda dell'autore il bassorilievo visto a Marsiglia e lo descrive come uno degli scultori che ha mantenuto una veridicità ammirevole, poichè aveva osato dare alla sua scultura un po di pancia. Alphonse Karr durante la sua permanenza a Genova nel 1845 la descrive come una chiesa semplice, bianca con quattro statue e impreziosita solo da alcuni quadri. Davide Bertolotti la descrive come la «superba mole del tempio».

                                                         Giulia Repici

Le Guide

S. Maria Assunta in Carignano La chiesa, voluta dalla famiglia Sauli, sorge sulla cima della collina, da cui il nome. Il progetto e la direzione dei lavori, protrattisi dal 1552 al 1602, furono affidati a Galeazzo Alessi che impostò per la chiesa una pianta a croce greca, inscritta in un quadrato, con cupola centrale e quattro cupolette più piccole negli angoli. Nel progetto erano previsti quattro campanili, ma ne vennero realizzati solo due, in corrispondenza della facciata, risistemata nel 1722. All'interno delle nicchie sui pilastri della cupola, si trovano le statue di «Beato Alessandro Sauli» e di «San Sebastiano», realizzate nel 1668 da Pierre Puget; inoltre sono presenti il «San Giovanni Battista» di Filippo Parodi, del 1667, e il «San Bartolomeo» di Claude David del 1695. Tra le altre opere degne di nota sono da segnalare il «Martirio di San Biagio», presso il secondo altare destro, di Carlo Maratta (1680) e, al terzo altare sinistro, «La Pietà» di Luca Cambiaso (1571), nonchè il «San Francesco che riceve le stimmate» del Guercino (1665).

                                                                       Simona Guaschino


Ratti Carlo Giuseppe Istruzione di quanto può vedersi di più bello in Genova in pittura, scultura ed architettura VOL I. Arnaldo Forni Editori. Ristampa dell'edizione di Genova, 1780. Finito di stampare in Sala Bolognese, nel giugno 1976, pp84-88.


« S.Maria, e SS. Fabiano, e Sebastiano, principiato il dì 10 di Marzo dell'anno 1552 per disposizione fatta sino dal 1481 dal fu Bendiniello Sauli. Nel 1683 poi da Gregorio XIII fu eretto in Collegiata, nelò 1690 fu l'Abate di essa decorato della Mitra, e Pastorale da Alessandro Papa VIII, nel 1705. Clemente XI, diede a' Canonici l'abito, che portano di presente, e per ultimo la santa memoria di Benedetto XIV nel 1742 concedè, che servisse di Parrocchia a' nobili Sauli discendenti dal Fondatore, e Ministri di essa, e loro Servitori. Di si bell'edifizio deesi la gloria a Galeazzo Alessi celebre Architetto, essendo ogni parte costrutta con disegno, e modello di lui. Pria d'entrarvi osserverete l'esteriore in forma quadrata, la nobil facciata in due campanili alzati in due estremità di questa, e la gran cupola in mezzo, con altre quattro minori negli angoli. Tutto il corpo al di fuori è falciato di pietre di Finale; le basi però, e gli ornamenti delle porte, e delle finestre sono di bianco marmo, e tutto è disposto con ordine Corinto. Rendon maestosa la facciata la nobil porta con colonne di marmo, la statua della Vergine al di sopra recata dagli Angioli in cielo, e dentro due nicchie laterali altre due statue de' SS.Pietro, e Paolo, fatte da Claudio David Borgognone, che principiò anche quella della Vergine, perfezionata da poi dal Baratta. Fa di se vaga mostra la maggior cupola per tre nobili ringhiere con balaustre di marmo,che in tre degradati ordini al di fuori la circondano, e per una loggia coperta, che nel primo piano le gira all'intorno, con quattro eguali terrazzi, che da quattro lati di essa partendosi vanno a terminare sulle quattro facciate della Chiesa. Le scale interne di essa cupola, e l'ultima del lanternino con bell'invenzione fatta a lumaca, son così nobili, comode, e ben ornate, che più nobili non potrebbonsi fare ad un regio palazzo. Entrando or dentro osserverete la magnifica struttura del Tempio medesimo disposto in forma di croce greca, lungo 270. palmi, e largo 230. L'ordine in giro è corinto con nobili pilastri, che tutti posano su d'un basamento di marmo, ed hanno capitelli così ben lavorati in istucco di tutta buona forma. Le volte tanto della cupola principale che quelle delle minori sono allo stessomodo lavorate; e posa ella su quattro ben grandi pilastri, nelle cui spaziose facciate entro quattro statue di diciotto palmi ciascuna in un sol pezzo di marmo. Le due del S. Sebastiano, e del B.Alessandro Saoli sono del Franzese Scultore Pietro Puget, denominato da' suoi patrioti il Berno della Francia; l'altra di S. Giambattista è uscita dallo scarpello di Filippo Parodi Genovese, allievo del Bernino in Roma, ed è una delle sue più sublimi opere; e l'ultima di S. Bartolommeo da quello del menzionato David. Se maraviglia recano codeste statue, cioè le prime tre, non minore certamente ne recheranno le tavole degli otto maestosi altari tutti anch'essi in marmo d'ordine Corinto, riconoscendo per loro autori maestri di gran nome. Quella di S. Francesco è del Guercino, quella della Vergine coi Santi Carlo, e Francesco di Giuliocesare Procaccino, quella della Pietà del Cambiaso, e quella del B.Alessandro Sauli del Sarzana. Nella parte opposta è di mano del Vanni la S. Maria Egiziaca, quella de' SS. Domenico ed Ignazio di Paologirolamo Piola, e di Domenico di lui padre l'altra di S. Pietro, che risana lo Zoppo. Quella finalmente del martirio di S. Biagio, che vedesi incisa dall'accurato bulino di R. Auden Aerd è di mano di Carlo Maratti, e delle migliori, che uscite sieno dall'eccellente suo pennello, perchè fatta per essere locata non qui, ma in Roma entro la maestosa Chiesa di S. Carlo de' Cattinari. L'Altar maggiore finisce di nobilitare appieno questa Chiesa, sendo tutto ornato di marmo giallo di Verona,e di preziosissimo broccattello di Spagna; più nobile però lo rendono i belli candellieri di bronzo, e gli ornamenti che dello stesso metallo adornano e la mensa, e i fianchi laterali con bellissime teste, e putti, finissimo lavoro di Massimiliano Soldani Fiorentino, eccetto però il Crocifisso, che è di Pietro Tacca. I sedili del Coro sono anch'essi di buona forma, perchè fatti con disegno del mentovato Alessi. Nelle quattro cappelle , che sono presso l'altar maggiore entro otto nicchie veggonsi altrettante statue di Santi Apostoli lavorate in istucco da Diego Carlone Svizzero su i modelli di Francesco Schiaffino, siccome anco altre le quattro di Santi Dottori a' fianchi delle due porte laterali, sopra le quali veggonsi pure quattro gran tele entrovi la risurrezione di Cristo, l'universale giudizio, la Vergine Annunziata, e S.Domenico. Sono le prime due del Lomi Pisano, del Cambiaso la terza, e la quarta del Sarzana. Sono anche sulle porte delle sacrestie, ed altre stanze della Chiesa altrettanti miracoli del B. Alessandro, dipinti a guazzo con disegno dell'Abbate Ferrari, e nella sagrestia v'ha un S. Giovanni Nepomuceno, lavorato in istucco dal dianzi mentovato Carlone. L'Organo per ultimo è uno de' più armoniosi d'Italia, avendo quantità di voci, e registri tanti, che difficilmente si trova chi tutti li sappia sonare; siccome pure fanno un gratissimo conerto le varie campane, tanto è vero che in questa Chiesa ogni cosa ha del grande, del pregevole, del raro, e del mirabile. Da essa uscito potrete incamminarvi per l'alto Ponte, detto anch'esso di Carignano, perchè unisce insieme i due Colli di Carignano,e Sarzano, largo, e comodo in modo da potervi passare quattro carrozze in fila. Fu questo eretto con disegno dell'Ingegnere Langlade l'anno 1718. Affacciandovi al parapetto, della parte specialmente di tramontana vi rinoverete il piacere di vedere sotto di esso li mentovati casamenti, e seguitando poi l'istesso scenderete nella spaziosa Piazza di Sarzano[...]»


                                                                         Valentina Porcile


Davide Bertolotti - Viaggio nella Liguria marittima - 1834.

Lettera LXXXIII.

« Dalla lunga piazza di Sarzano, dominata da un campanile d'inusitata struttura che ha la punta a specie di musaico, si parano con unica magnificenza innanzi allo sguardo il ponte di Carignano sì celebrato nè libri dè viaggi, e la superba mole del tempio che incorona quel colle, nel quale i favoleggiatori di erudizione pretendevano in tempo di poca critica trovare la vigna di Giano.»


                                                                           Giulia Repici


Davide Bertolotti - Viaggio nella Liguria marittima - 1834.

Lettera LXXXIII.

« Bello d'indicibil bellezza è il prospetto che a questo ponte fa il tempio a rimpetto, cò suoi due campanili à lati della facciata, con la gran cupola di mezzo, attorneggiata di quattro cupole minori,e circondata da tre suocessive ringhiere con balaustre di marmo, con la loggia, coi terrazzi, ecc.»

Lettera LXXXIV.

parlando della venuta di Galeazzo Alessi

« Una delle prime e al maggior segno cospicua, fu quella della chiesa di S.Maria di Carignano, che per i signori Sauli disegnò e pose ad effetto: la quale è d'un' architettura veramente regia. mostra essa il vasto ingegno d'un eccellente artefice in ogni sua quantunque memora parte: ma fa spiccare altresì la generosa liberalità dè Sauli che a loro spese la fecero costruire ricca di travertini e di marmi, tanto nelle pareti quanto nè campanili e nella cupola; intorno alla quale sino al lanternino esteriore si gira per tre nobili balaustrate pure di marmo.»


«... mira con qualche senso di rincrescimento le bianche mura di S.Maria di Carignano, che nude gli sembrano a mal grado dè lavori a stucco onde vanno fregiate. Ma egli vi riposa con dilettanza gli sguardi sopra la colossale statua in marmo bianco di S.Sebastiano. Pietro Puget che la fece venne chiamato ora il Michelangelo ora il Bernino della Francia. In questa rappresentazione di S.Sebastiano egli agguaglia le migliori opere del secolo; ed anche, come vogliono alcuni, le supera.... La statua di S.Sebastiano è il capolavoro del Puget, la scultura che basta a dargli un segnalato posto nell'istoria dell'arte. Come gli resse il cuore di locarvia fronte il suo B.Alessandro Sauli, opera in cui l'effetto è cercato nell'esagerazione? La chiesa di Carignano, priva d'affreschi, ha molti quadri in merito. Ne sarebbe il primissimo quel del Guercino che rappresenta S.Francesco stimmatizzato; ma la testa del Santo più particolarmente ne fu danneggiata. L'apostolo Pietro che risana il zoppo dinanzi la porta del tempio, è opera di Domenico Piola, troppo lodata dal Lanzi: il critico giudizio che ne diede il Cochin, è più vero. Un angioletto che bacia il piè della Madonna in un quadro di Giulio Cesare Procacini par uscito dalla fantasia del Correggio, tanta n'è l'affettuosa grazia e sì vezzosamente devoto n'è il gesto. Chi ama lo stile di Carlo Maratta, ammira qui il martirio di San Biagio uno dè suoi lavori più felicemente ideati e condotti con maggior diligenza. Tralascio altri dipinti per descrivere la S. Maria Egiziaca, opera del Vanni, benchè maltrattata dal tempo. l'umile penitente è vicina al suo estremo passaggio. Le macerazioni, i digiuni, le lacrime, la stessa morte vicina, non hanno potuto struggere i vezzi della leggiadra persona. Un angiolo la sostiene, e sembra prolungare un soffio di vita, acciò c'ella possa soddisfare all'ultimo ed ardente suo desiderio di ricevere l'ostia santissima che il vecchio solitario le sta porgendo in atto divoto. Un giovinetto tiene una candela accesa al fianco di Zosimo. Il fondo del quadro rappresenta il Deserto. Accanto alla Santa stanno gli stromenti della sua penitenza. Regna in tutto il quadro una quiete degna dè più tempi della pittura. La Traide dell'Egitto, respinta per divina virtù dal tempio di Solima, e purgatasi delle colpe con gli auspicii della Vergine e con venti anni di pianto, pura ormai come colomba e bella di santità, pochi minuti dopo volerà nel seno d'Iddio.»


                                                                             Giulia Repici



Federigo Alizeri - Guida artistica per la città di Genova. Seconda giornata - 1846.

[…]« la Basilica di Santa Maria e de' Santi Fabiano e Sebastiano costrutta sullo spianato del colle ove direttamente guarda la città popolosa, quasi fra tante moli che le stanno soggette voglia parer singolare. Ne deliberò la fabbrica Bendinello Sauli…”[…] “Possiam fissarne l'istituzione sotto il 1481, anno in cui fu rogato il testamento ov'egli stabilisce la somma da spendervi dietro il moltiplico de' suoi capitali di S. Giorgio, e le forme generali da adottarsi nell'edifizio; quantunque la Basilica fosse cominciata dagli eredi nel 1552, anno in cui il moltiplico bastò alle spese, e proseguita con parecchie mutazioni alla volontà del Testatore. Si studiaron però di superare la magnifica idea nella scelta dei mezzi, fino a chiamar da Perugia a tale uopo Galeazzo Alessi, uno de' migliori architetti che propagassero di que' giorni in Italia gli esempi Michelangioleschi. La Basilica di Carignano è il più nobil tipo che in Genova si vegga di religiosa architettura, e per ordine d'età, la prima tra le molte opere onde l'artista perugino parve stabilire fra noi un'epoca di novella grandezza. La pianta di quest'edifizio è un quadrato perfetto, con una cupola nel centro sostenuta da maestosi pilastri, ed altre più piccole ai quattro angoli della croce. A chi guarda il prospetto presentano un'immagine di magnificenza e d'armonia, la gran cupola, e i campanili che sorgono sui basamenti anteriori.” […] “Tutte le decorazioni esterne della chiesa sono di travertino, se ne togli quelle delle porte e delle finestre, e le basi e gli stipiti che sono di bianco marmo; e l'ordine adottato in ogni parte è il corinzio.” […] “I larghi e poderosi pilastri che reggono la cupola chiedeano statue colossali; ed ei volle cercare l'artista fuor della patria, disperando aver dai nostri opere uguali alla magnificenza del luogo. […] “affidò le statue che mancavan tuttora ai primi che qui se gli offersero, cioè al nostro Filippo Parodi reduce in que' giorni dagli studi fatti a Roma sotto il Bernino, e a quel francese Claudio David già da noi menzionato, più modesto forse che il suo connazionale ma troppo dispari d'ingegno. Di Pietro Puget (noto in francia anche come pittore, e che noi vedremo altrove siccome architetto) sono le due statue entro le nicchie a man destra, rappresentanti S. Sebastiano martire e il B. Alessandro Sauli.” […] “Filippo Parodi di cui è la statua di S. Giov. Battista tornava, come dicemmo, da Roma; pieno la fantasia degli esempi Bernineschi, e pronto a promuoverne i difetti, com'è costume degl'imitatori." […] “Accennate le statue, passiamo alle tavole degli altari.” […] “Le due rappresentanti la Risurrezione di Cristo, e l'Universale giudizio sono opere d'Aurelio Lomi pisano…” […] Quasi a far contrapposto sta allato della prima una Nunziata di Luca Cambiaso…” […] La quarta è di Domenico Fiasella, e figura la Vergine che reca in terra l'imagine di S. Domenico…”[…] ”All'altare della terza cappella veggiamo una tela di Paolo Girolamo Piola co' santi Ignazio e Domenico, il discepolo dopo il maestro." […] “Continuando alle cappelle della navata sinistra, vien prima una tavola di Domenico Fiasella rappresentante il B. Alessandro Sauli che in mezzo a numeroso popolo, vestito degli abiti vescovili, intercede per la cessazione della peste”. […]”Parlando di Luca Cambiaso, abbiamo accennato testè le prerogative che il rendono accetto, e talvolta ammirabile anche nelle opere della sua terza maniera; cioè gran potenza di chiaroscuro e dignità nell'espressione de' concetti. Eccone un sublime esempio nel suo Deposto di Croce che è all'altare della seguente cappella.” […] “Una tavola di Giulio Cesare Procaccino co' santi Francesco e Carlo in contemplazione di Maria e del Bambino nobilita il penultimo altare.” […] “Un nome più illustre c'invita all'ultima cappella, Gio. Francesco Barbieri detto il Guercino, di cui è il S. Francesco stimmatizzato, che si vede all'altare. La tela fu in buona parte accresciuta dal Piola colla giunta del Cristo sotto sembianze di serafino, e della boscaglia che fa campo all'azione».


                                                                       Matteo Fioravanti


Federigo Alizeri Manuale del forestiero per la città di Genova - Genova, 1846

«la BASILICA DI SANTA MARIA E DE’SANTI FABIANO E SEBASTIANO costrutta sullo spianato del colle ove direttamente guarda la città popolosa, quasi fra tante moli che le stanno soggette voglia parer singolare. Ne deliberò la fabbrica Bendinello Sauli, uomo di somma moderazione, che secondo il Federici fu anziano della repubblica nel 1453 e nel 1467, che andò per essa ambasciatore al Duca di Milano nel 1464, e nel 1475 stette arbitro tra i nobili e i popolari. Possiam fissarne l’istituzione sotto il 1481, anno in cui fu rogato il testamento ov’egli stabilisce la somma da spendervi dietro il moltiplico de’ suoi capitali di S. Giorgio, e le forme generali da adottarsi nell’edifizio; quantunque la Basilica fosse cominciata dagli eredi nel 1552, anno in cui il moltiplico bastò alle spese, e proseguita con parecchie mutazioni alla volontà del Testatore. Si studiaron però di superare la magnifica idea nella scelta dei mezzi, fino a chiamar da Perugia a tale uopo Galeazzo Alessi, uno de’ migliori architetti che propagassero di que’ giorni in Italia gli esempi Michelangioleschi. La Basilica di Carignano è il più nobil tipo che in Genova si vegga di religiosa architettura, e per ordine d’età, la prima tra le molte opere onde l’artista perugino parve stabilire fra noi un’epoca di novella grandezza...».

                                                                          Simona Guaschino


Miscosi Giulio - I Quartieri di Genova antica, ricordi e descrizioni. Tolozzi editori, Genova, 1966.

«  Il convento di S. Maria dei Servi fu fondato dal Cardinale Ottobono Fiesco dei Conti di Lavagna, più tardi divenuto Papa Adriano V, l'anno 1274, ora distrutto dal bombardamento del 1943.[...] Questa Chiesa in un primo tempo fu eretta dai Monaci benedettini di Santo Stefano che la chiamarono Santa Maria de Rio Torbido, perchè ivi scorreva quel Rivo Torbido. In seguito questa fu restaurata da un Paolo Sauli che la dotò pure di cospicue rendite.Il Coro minacciando rovina fu ricostruito per opera di Stefano e Giuseppe Castiglione. Col'attuale abbassamento di Via Fieschi vi si accedeva comodamente anche da questa strada, dalla quale aveva preso maggior luce e respiro. Prima del '500 ossia quando ancora non era successa la Congiura dei Fieschi; qui v'era una maestosa scalinata che portava alla dimora dei Fieschi in Via Lata; poi tutto fu atterrato e scomparve per decreto dei Doria.

La via Fieschi fu aperta nel 1868 sul terreno di detta famiglia e recentemente, ossia dopo sessantacinque anni, si procedette al suo abbassamento per ragioni planimetriche.

Accanto alla Salita Sassi v'era un piccolo fortalizio detto Santa Margherita della Rocchetta, che forse difendeva l'apertura del Seno di Giano, ossia del Porticciolo di Rivotorbido. In questo Rivotorbido vi era l'Oratorio di San Giorgio, detto San Giorgin o Zorzin, e fu ufficiato fino al 1862. Sulla facciata vi era l'affresco del Santo Titolare.

La Chiesa di Carignano era diggià ufficiata nel 1564 ossia dopo due soli anni dalla posa della prima pietra, la grande Cupola venne ultimata quarant'anni dopo, cioè quando Galeazzo Alessi ideatore della mirabile opera, era già morto.»

                                   Valentina Porcile

I Viaggiatori

Charles Dupaty - Lettres sur L'Italie - 1785. in - Giuseppe Marcenaro - Viaggio in Liguria - 1992.

«  Significa non comprendere l'architettura delle chiese, il farne, come avviene a Genova, dei saloni o dei teatri. Bisogna fare un'eccezione per la cattedrale che non manca di maestà e per la chiesa di Carignano, per merito della statua di S,Sebastiano, opera di Puget.»

                                           Giulia Repici


Henri Stendhal- Memories d'un touriste. in -Giuseppe Marcenaro - Genova con gli occhi di Stendhal - 1984.

« La mattina seguendo all'infinito verso Oriente la via del Cafè ho trovato...la bella chiesa di Carignano, per giungervi hanno dovuto gettare un ponte sopra una strada, cosa sublime prima dell'invenzione dei ponti sospesi.»

                                 Valentina Porcile


Stendhal - Memories d'un Touriste - 1837. in - Giuseppe Marcenaro - Viaggio in Liguria - 1992.

«…quindi sono arrivato alla bella chiesa di Carignano.[…]. La chiesa di Carignano, che è un capolavoro di gravità e di nobiltà in confronto a Notre-Dame de Lorette (in rue Laffitte a Parigi), è, da quanto mi è sembrato, a croce greca con una alta cupola in mezzo. Per L’Italia non è una gran bella chiesa, ma è costruita in una posizione stupenda: un ponticello che irrompe la curva dell’anfiteatro di Genova verso il mare. La si vede, così da tutti i lati e da qualsiasi punto della città, cosa essenziale, visto il favore che godono le chiese in questo paese. I marinai durante la tempesta la vedono da lontano, sul mare, e possono rivolgersi alla Madonna facendo voti. Cosa straordinaria dal punto di vista politico è il fatto che tale chiesa è stata costruita da una sola famiglia, quella dei Sauli, credo, e così il ponte per arrecarvi. Sono salito sulla cupola, è un dovere di viaggiatore. Nella navata ho ammirato il San Sebastiano di Puget; è sempre lo stile semplice, vigoroso, per nulla imitato dall’antico, che a Marsiglia mi faceva guardare con tanto piacere il suo bassorilievo della peste. Questo San Sebastiano non è un giovane ardito, un angelo di bellezza come i San Sebastiani di Guido Reni, tolti dalle chiese di Roma perché innamoravano le bigotte, ma un giovane vigoroso di trent’anni, rappresentazione molto più fedele alla storia. San Sebastiano era, mi sembra, un aiutante di campo e colonnello di Diocleziano, e a quei tempi un colonnello doveva essere robusto e forte. La figura di Puget è ammirevole e di una verità che da molto tempo è scomparsa dalla scultura. Ma quest’arte non piace a tutti come capita spesso a ciò che è nobile. Il Puget ha osato dare un po’ di pancia al suo San Sebastiano ed è un torto, ha offeso la retorica per un eccesso di disprezzo verso gli abbellimenti.» '

                                          Giulia Repici


A. H. Lemonnier - traduzione da Souvenirs d'Italie - 1832

« La Chiesa di Carignano è più semplice e di uno stile più severo. Ci si arriva tramite un ponte colossale che unisce due colline, e sotto il cui arco si trovano delle case di cinque età. La Chiesa di Carignano possiede il San Sebastiano di Puget...»

                                   Simona Guaschino



Charles Dickens - Lettere dall'Italia, 1987.

a Daniel Maclise, 22 Luglio 1844.

« vi è una Chiesa, qui, la Chiesa dell’Annunciazione, che stanno adesso restaurando (certe famiglie nobili) con gran dispendio, come opera pia. È un’ampia Chiesa, con un gran numero di cappellette all’interno, e una cupola, davvero alta. Ogni pollice di questo edificio è dipinto, e ogni Disegno è circondato da una gran cornice o bordatura dorata, di complicata lavorazione. Non puoi immaginare nulla di altrettanto splendido. Merita un intero viaggio solo il venirla a vedere.»

                                                        Giulia Repici



P. E. de Musset - traduzione da Voyage pittoresque en Italie - 1855

« Santa Maria di Carignano, che si raggiunge attraverso un gigantesco ponte, di cui abbiamo parlato precedentemente, ebbe per fondatori la famiglia Sauli, che contribuì all'erezione di questo vasto edificio. Galeazzo Alessi, allievo di Michelangelo, ne disegna la pianta... Gli affreschi mancano; ma una delle più belle e sagge tavole del Guercino si vedono a Santa Maria di Carignano. Là si trova anche la celebre statua di San Sebastiano di Puget, ...»

                                Simona Guaschino


Alphonse Karr - Promenade hors de mon jardin. in - Giuseppe Marcenaro - Viaggio in Liguria - 1992.

« Abituati al lusso delle chiese di Genova si è molto meravigliati quando si capita in Santa Maria di Carignano. È una chiesa lontana dal centro della città, costruita su una collina, è bianca, semplice senza ornamenti all’infuori di quattro statue e qualche quadro. È stata costruita da una famiglia di cui non ricordo il nome. Ma a Genova, quasi tutte le chiese sono state costruite da una famiglia o da una persona.»

                                    Giulia Repici


Johann Caspar Goethe - viaggio in Italia - 1932.

« eccomi nella superba chiesa dell’Assunta, tempio della famiglia Sauli, la cui facciata non è per anco finita, … ma ciò nonostante al di dentro tutte le pitture ad olio colle statue di marmo meritano più attenzione, essendo fuori di modo bellissime. Innanzi di questa si gode un prospetto grazioso della città insieme col mare.»

Bibliografia

  • Alizeri F. ,Guida artistica per la città di Genova - Genova, 1846
  • Alizeri F. ,Manuale del forestiero per la città di Genova - Genova, 1846
  • Bertolotti D. ,Viaggio nella Liguria marittima Tomo secondo -Dai tipografi eredi Botta, Torino,1834. p. 6-259, 304-305-306, 308-309-310.
  • Dickens C. ,Lettere dall'Italia - a cura di Lucio Angelini - Rossellina Archinto editore, Milano, 1987. p.70.
  • Goethe J. C. ,Viaggio in Italia vol.2 - a cura di A.Farinelli - Reale Accademia d’Italia, Roma, 1932. p.390.
  • Lemonnier A. H. ,Souvenirs d'Italie, Parigi, 1832. p. 407-408.
  • Marcenaro G. , Genova con gli occhi di Stendhal, Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, Genova, 1984. p. 55.
  • Marcenaro G. ,Viaggio in Liguria - Sagep editrice, Genova, 1992. p. 46, 74-75, 88.
  • Miscosi G. ,ghi]]
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