Nizza

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I dintorni

"La strada che porta a Nizza lascia il fiume e ascende con un lungo zig-zag sul Colle di Brovis, 4277 piedi sul mare. Il Roya sfocia nel Breglio (oggi Breil), situato dolcemente sotto Gendola dove le montagne si alzano così maestose che in inverno il sole non e’ visibile dalla valle. Il fiume sfocia nel Mediterraneo a Ventimiglia circa 12 miglia sotto Breglio. Dal Colle di Brovis il percorso scende su Sospello (oggi Sospel) nella ricca e profonda valle legnosa di Bevera; poi scende di nuovo serpeggiante sul Colle di Braus, 3845 piedi sul mare.
Dalla cima di questa salita selvaggia e ruvida non si vede altro che una vasta campagna sterile ed il mare che si affaccia all’orizzonte. Una stradina a zig-zag porta nella valle di Lascarene, dove l’occhio trova riposo nella sterilità del panorama, ma la desolata e rocciosa tratta procede con scarsi ulivi quando all’improvviso il turista si trova davanti al lussuoso piano del Paglione sotto il quale sorge la città di Nizza Marittima, chiamata così per distinguerla dalle altre città che portano lo stesso nome, il quale in francese e’ stato poi cambiato in Nice

[...]

Attraversando la vasta e fangosa Var su un ponte il turista si trova bloccato dalla dogana che gli spiega di essere entrato in territorio Sardo. L’arrivo a Nizza dalla parte francese e’ prevalentemente caratterizzata da ville pompose"


Italy di Josiah Conder, 1831


"Siamo giunti a Nizza con un’impressione di fatica che ci ha lasciato freddi davanti alla posizione pittoresca di Monaco e della Turbie, tuttavia l’arrivo a Nizza ha risvegliato la nostra attenzione e abbiamo potuto scrollarci un po’ di dosso la polvere di cui eravamo impregnati. Io non conosco una strada tanto polverosa come quella della cornice per poter misurare con gli occhi la profonda valle alla foce della quale Nizza è protetta.
Io non assumerei le persone nervose o agitate alla guida di una vettura sulla strada della cornice che affianca continuamente grandi precipizi anche molto profondi, l’emozione ci toglierebbe l’autorizzazione a guidare.

Journal de voyage d’un touriste dans le midi de la France et en Italie di Alfred Asselin, 1853


"In 2 ore di marcia dopo Mentone giungiamo alla Turbie sorta su un’altura. Questa sommità è del tutto simile a quella vista a Nizza, la compattezza della sua pietra calcarea è come quella che io ho descritto.
A qualche minuto al di là della Turbie si incontrano ancora strati sottili uniformi di una pietra calcarea argillifera simile a quella dei dintorni di Genova che fa effervescenza con gli acidi ma senza modificare la sua composizione e forma. Ad un altro quarto di miglio dalla Turbie la nostra mulattiera saliva che noi eravamo più in alto su una montagna.
Osservando il barometro con nostro grande stupore noi ci trovammo ad un livello di 249 piedi ma il punto veramente più alto di questo spazio è la montagna di Eze che si incontra dopo più di un’ora di strada dopo la Turbie. Qui il barometro indica un’altezza di 286 piedi. La vista della Turbie è molto estesa dalla costa di sud est.
Il capo di St.Hospice ha la forma di un grande ponte ricurvo; più lontano all’estremità di un altro promontorio si vede la città di VilleFranche, non si vede più la città di Nizza che è nascosta dalle montagne, ma si vede il corso del Var che si getta nel mare. Si vede inoltre aldilà le isole di Ste Margherite e le montagne Coup-Roux che terminano questa prospettiva.
A mezzo miglio dalla Turbie noi osserviamo sopra di noi a destra, verso nord, delle sommità calcaree sulla faccia delle quali ci sono delle concavità che ad un primo colpo d’occhio si potrebbero confondere con le altre che mi sembravano formate dal mare ma la differenza sostanziale sta nel fatto che esse si sono formate a seguito della caduta degli strati superiori che si sono schiantati a terra per gravità a causa della mancanza di appoggio; questi sono ricoperti sulla sommità superiore da uno strato piano e netto ben terminato.
Ad un piccolo mezzo miglio da questo luogo lasciamo alla nostra sinistra il paese di Eze, sorto sulla cima di un pane di zucchero (collina)."

Voyages dans les Alpes di Horace Benedict De Saussure, 1796

                                                                            Silvia Bregliano

La città

"Nizza, sì conosciuta per la dolcezza del suo clima, che vi atttirava un numero immenso d’Inglesi in inverno, è addossata all’occidente, all’est, ed al nord di una rupe sopra la quale esisteva un castello, ed in cui batte il mare verso mezzogiorno.
V’hanno una piazza magnifica, e delle belle strade; e le case, quasi in totalità nuove, vi sono ben fabbricate; ma con esse non si restaurano, Nizza, che più non conta che 15 mila abitanti, ha l’aria di una città che si va abbandonando, e diviene di più in più deserta. Il gusto pei colori, che si manifesta in tutta la riviera ed a Genova, comincia a Nizza. Le cornici e gli ornati esterni, che nel resto dell’Italia si eseguiscono a rilievo, sono qui dipinti; ma il fondo dei muri è bianco, e non già tinto di giallo, verde o rosso come nel Genovesato. Quasi tutto il lato meridionale della Città è limitato da una terrazza lunghissima che serve di passeggio notturno. Essa forma il tetto d’una linea di botteghe che sboccano a nord sopra una piazza adorna d’arbori, mentre il mare le bagna dalla parte opposta.
Le soglie delle porte, non che il fondo dei pergoli cominciano ad essere d’Ardesia non impressionata di Genova, detta Lavagna, come continuarsi a vedere in tutta la Liguria. Codesto schisto della specie anteriore agli esseri organizzati prenderebbesi per marmo nero quando è polito parallelamente ai fogli. Il monte del castello di Nizza è una rocca calcare di color bianco, fratturata, non so da qual rivoluzione,in frammenti di varia grandezza, i quali poi furono rilegati assieme da un glutine calcario, conservando ciascuno all’incirca il posto che occupava prima della rottura, come per me lo dimostra la rigorosa corrispondenza fra gli angoli dei pezzi limitrofi… ed in questa breccia bianca appunto trovasi (non potei distinguere se in filone, o in rognoni) un’altra breccia, la cui pasta è effervescente anch’essa, ma di color rosso, e ripiena di frammenti calcarei angolosi di colore bianco frammisti ad ossa di cetacei, e quadrupedi. V’ha pure qualche cristallo spatoso, ed una sostanza nera somigliante la carbone. E’ perfettamente simile alle breccie di Gibilterra, di Cerigo, e della Dalmazia.
Il porto è picciolo ed ha poco fondo. I contorni sono fertili in pesce.
L’antica Cimella presentemente Cimier è posta 200 piedi sopra il livello di Nizza. Vi sussistono i fondamenti d’un anfiteatro, che aveva 90 piedi di diametro. Nizza ha un po’ di territorio piano all’ovest e al nord, dove si estende oltre un miglio.
La riputazione del suo clima non è usurpata ingiustamente; giacchè non solo fa primavera continua quando è l’inverno altrove, ma il caldo dell’estate vi è ancora moderatissimo. Da 10 anni in qua esso non giunse che una volta ai 25 gradi di Reaumur, e per poche ore. Tra le altre piante calde che si coltivano in piena terra all’orto botanico rimarcai la Mimosa pudica con altre sette specie meridionali congeneri. La pianura, ed i colli dei contorni fino ad una altezza considerabile sono coperti totalmente di folti olivi, e di aranci con vari cipressi e delle Agave naturalizzate. Vi si semina pochissimo frumento; ma quel pochissimo rende 15 volte al semente. La freschezza della vegetazione è sorprendente anche sui fianchi ripidissimi delle colline. Un bosco d’arboscelli, e di piante arboree sempre versi, in cui i rami dei differenti individui si toccano quasi a foggia di testitudine , veste da per tutto il terreno; e tal colpo d’occhi ridente contrasta con vantaggio colla rimembranza sterile della non lontano Provenza occidentale. La causa di tale freschezza è per me problematica del pari che per i contorni di Frejus e Brignole. Osserverò sol che il suolo sembra a Nizza più argilloso alquanto. Ho ammirato non pochi aranci la testa dei quali avea 50 piedi per diametro. Mi si assicurò che qualch’uno d’essi produce fin 6,500 frutti in una stagione, e che l’età d’una pianta di tal mole era di 500 anni. Quelli poi nei quali le frondi han 7 piedi di diametro non contano che 7 anni di vita circa. I frutti si smerciano in ragione di 24 franchi il migliaio. La rendita d’un arpento ben piantato d’aranci è di 50 luigi annui; ma non dappertutto si può praticar tal coltura, perché bisogna abbeverarli in estate , ed a tal uopo è necessario una fontana nel campo medesimo. Vidi a Nizza, e ne Genovesato qualche campo in cui la regione inferiore dell’aria era occupata in totalità dagli aranci, mentre la superiore era coperta da olivi, che si toccavano reciprocamente formando un tetto continuo. Qual forza di vegetazione!"

Corsa per Bacino del Rodano e per la Liguria d'Occidente di Giuseppe Marzari Pencati e Giuseppe Dall'Acqua (1806)



"Nizza è situata in un golfo aperto a mezzogiorno e chiuso da nord ad ovest da alte montagne che la difendono dai venti freddi del nord. Colline più basse circondano la città e degradano sino ai giardini e concentrano i raggi del sole creando una sorta di primavera perpetua."

Voyages dans les Alpes di Horace Benedict De Saussure, 1796



"Noi siamo giunti a Nizza con un’impressione di fatica che ci ha lasciato freddi davanti alla posizione pittoresca di Monaco e della Turbie, tuttavia l’arrivo a Nizza ha risvegliato la nostra attenzione e abbiamo potuto scrollarci un po’ di dosso la polvere di cui eravamo impregnati. Io non conosco una strada tanto polverosa come quella della cornice per poter misurare con gli occhi la profonda valle alla foce della quale Nizza è protetta. Io non assumerei le persone nervose o agitate alla guida di una vettura sulla strada della cornice che affianca continuamente grandi precipizi anche molto profondi, l’emozione ci toglierebbe l’autorizzazione a guidare.
Nizza è una città di circa 20.000 abitanti , italiana per la sua posizione geografica, ma francese per il suo aspetto. Tutte le insegne dei negozi sono scritte in francese e anche il popolo sembra aver dimenticato la sua lingua d’origine per adottare quella della nazione alla quale si sente più legato. La maggior parte delle case di Nizza sono moderne, le strade sono larghe e ben lastricate e donano a questa città un’aria di agiatezza e pulizia. Noi siamo scesi all’ Hotel Chauvain dove siamo stati soddisfatti delle sistemazioni nelle camere e della ristorazione. Questo albergo è situato in un posto molto vicino al bordo di un grande torrente dal letto sassoso che distingue la città in 2 parti distinte. L’hotel Des Etranger merita una lode, noi abbiamo preso una vettura (carrozza) per visitare i dintorni, le sole tracce di antichità romane che si incontrano in questa zona sono le rovine di un anfiteatro del quale restano solo le vestiglia in rovina sulle colline di “Cimier”. Non lontano dal convento dei cappuccini la campagna che noi abbiamo attraversato per andare da Nizza a Cimier è ben coltivata e coperta da graziose casette di campagna. Siamo tornati a Nizza attraversando san Bartolomeo e la festa di questo villaggio ci ha procurato l’occasione per osservare in carattere della gente. I loro cavalli sono circondati da un cerchio di velluto nero.
La bontà del clima di Nizza non è contestabile e il clima di marzo spesso ricorda le nostre belle giornate di estate e la luce è così forte che i nostri occhi si chiudono involontariamente.
Uscendo dalla città e seguendo la riva destra del fiume di cui ho parlato si arriva presto in una valle dove le colline sono coperte di olive.
Il monastero di S. Andrè occupa una posizione molto pittoresca su una piccola collina rocciosa e dà il nome alla grotta che abbiamo visitato che è uno scavo naturale formato nella montagna dal letto del fiume.
Tornando in città abbiamo potuto ammirare le belle piantagioni di arance, quest’arbusto malgrado la posizione eccezionale di Nizza, non soffre del freddo della notte. Nizza è comunque conosciuta solo per l’olio di oliva.
10 marzo: abbiamo salutato l’Italia e siamo montati sulla carrozza che in 28 ore ci ha portati a Marsiglia.

Journal de Voyage d'un touriste dans le Midi de la France et en Italie, di Alfred Asselin, 1853



"Nizza è una città piccola e carina, non fortificata, che si appoggia ad una montagna rocciosa su cui sorge un vecchio castello; la stradina stretta è stata scavata davanti alla roccia alla cui base si scontrano le onde che portano al piccolo porto marittimo. [...] Il fiume Paglione attraversa Nizza e si getta nel mare, dall’altro lato della roccia. E' attraversato da un ponte di pietra caratterizzato da una piazzetta quadrata con archi tutti intorno. E’ chiamata Piazza Vittoria in onore di Vittorio Amedeo III il quale costruì la strada. Le strade sono strette e sporche come la maggior parte delle città nel sud.
Ma alcune residenze vicino al mare sono state invece elegantemente costruite dalle 70 famiglie straniere che risiedevano a Nizza nell’autunno del 1821.
Vista per intero Nizza è però considerata una bellissima città grazie al romanticismo del luogo dove è situata. E’ seduta ai piedi di una vallata di forma irregolare bagnata dal fiume Paviglione che scende dalle montagne rapidamente, spesso in piena.
Dal lato italiano questa bella pianura e’ circondata da catene montuose situate a sud delle Alpi che si buttano sul mare rendendola inacessibile dal golfo di Genova come se in guardia dal resto dell’Europa. Dal lato francese le colline sorgono gradualmente dalla costa coperte di ulivi, vigneti e fichi, aranci che si mischiano con aloe e palme, interrotti da villaggi e chiese che la rendono forse più attrattiva.
[...] I dintorni di Nizza uniscono le montagne sublimi alla coltivazione ricca, la neve sulle Alpi non molto distanti si mischia ai colori diversi della natura in modo maestoso. I vigneti sono allineati orizzontalmente e molto bassi sulla terra, formando una sorta di steli nudi tipici in Francia che si mischiano con i festoni italiani.
Le palme le danno un sapore orientale e l’occhio nordico ha bisogno di un po’ di tempo per abituarsi al panorama specialmente se non si è abituati al clima del sud senza parlare dell’effetto creato dall’oceano a completare il panorama di Nizza.
Nizza gode insieme a Montpellier di un clima geniale, infatti gli aranci godono di inverni miti grazie alla località riparata, l’aria molto asciutta crea però disturbi a chi soffre di polmoni cagionevoli."

Italy di Josiah Conder, 1831



                                                                          Silvia Bregliano

Gli abitanti

"Gli abitanti di Nizza uomini, donne e bambini sono persone alquanto semplici, e la loro sfortuna si accentua nei costumi indossati dalle donne, le retine in seta rosa, gialle e blue che portano in testa rendono la loro carnagione olivastra più bronzea e distorgono le loro figure.
Gli abitanti, dopo essere stati a contatto per anni con i francesi, si ritrovano imporvvisamente consegnati al Re di Sardegna e obbligati a diventare italiani di nuovo. Di conseguenza uno strano miscuglio appare nella loro lingua, modi e apparenza e dall’influsso dell’Inglese si trovano a dover parlare una terza lingua o almeno ci provano. In effetti sarebbe ingiusto dire che parlano 3 lingue, in quanto ai Nissard patois non è certamente una delle lingue menzionate nè un'unione di queste. Gli abitanti della citta’ possono parlare sia il francese che l’italiano ma coloro del Comté sono spesso ignari di ambedue le lingue."

Italy di Josiah Conder, 1870

                                                                            Silvia Bregliano
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