Palazzo Carrega Cataldi

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Le Guide

Attuale sede della Camera di Commercio, il palazzo si trova in Via Garibaldi al civico numero 4.
«Palazzo del Sig. Giacomo Filippo Carrega di soda ed elegante architettura ornato dal Castello Bergamasco, il quale con Deità, e bizzarrissime grottesche del gusto più elegante vi dipinse il portico, ed anche allo stesso modo ornò la sala del primo piano. Più magnifica però è l’antisala del piano superiore anch’essa fregiata di grotteschi, stucchi, e figure dello stesso celebre Autore, e in diversi riparti v’hanno le Muse, con Apollo, ed altre favolette, e paesi. È questa un’opera, che spira tutta la maestà del felicissimo secolo in cui fu lavorata, e al cui gusto bisogna ora far ritorno dopo un lungo variare d’abusi, che nel modo d’ornare s’erano barbaramente introdotti» .
Ratti descrive quindi i vari Salotti dando alcune informazioni sulla quadreria che conta opere del Procaccino, di Paolo Girolamo Piola, di Paolo Veronese, di Bernardo Strozzi e gli immancabili Rubens e Van Dyck. La descrizione continua con la Galleria: «Nobile e ricca[…] tutta messa a stucchi dorati, e dipinta dall’Abate Lorenzo de-Ferrari, che oltracciò dette tutti i disegni d’ogni ornamento, che ivi si vede tanto in legno, che in istucco. Gli argomenti di tali pitture sono cavati dall’Eneide, scorgesi nella volta Venere, che si presenta a Giove per salvare il figlio dalla persecuzion di Giunone, in due lunette v’ha in una il di lui sbarco in Italia, e nell’altra quando strappa dall’albero l’aurato ramoscello. In quattro tondi ad olio scorgersi lo stesso Eroe, che salva il padre dall’incendio, quando narra alla Reina Didone le disavventure della Patria; allorchè riceve da Vulcano le armi per armarsene contro i Laurenti; e come uccide Turno per averli trovato indosso il cinto dell’amico Pallante. Non dovrete or da ultimo trascurar la nobil Cappella che oltre i preziosi arredi di massiccio argento ha una statua in marmo della Vergine col Putto del Franzese scultore Pietro Puget» .

--Claudia Peirè 17:40, 11 Oct 2010 (CEST)


Fu edificato da Giovanni Battista Castello con la collaborazione di Antonio Roderio, per Tobia Pallavicino tra il 1558 e il 1561.
Nel 1710, Filippo Carrega, nuovo proprietario, lo fece sopraelevare di un piano; il figlio Giambattista aggiunse il corpo retrostante della galleria intorno alla metà del 1700.
Descritto dall’Anonimo come vasto e imponente, a suo avviso «dopo i due Tursi e Brignole merita per la di lui elevatezza, e bella disposizione il terzo luogo. Egli è con soda, ed elegante architettura da pilastri nella facciata ornato dal Castello Bergamasco, il quale con Deità, e bizzarrissime grottesche del gusto più elegante vi dipinse il portico, ed anche allo stesso modo ornò la sala del primo piano. Più magnifica però è l’antisala del piano superiore, anch’essa fregiata di grotteschi, stucchi e figure dello stesso celebre autore, e in diversi riparti v’hanno le Muse con Apollo ed altre favolette e paesi. E’ questa un’opera, che spicca tutta la maestà del felicissimo secolo in cui fu lavorata, e al cui gusto bisogna or far ritorno dopo un lungo variare d’abusi, che nel modo d’ornare s’erano barbaramente introdotti» .
Anche per questo palazzo l’Anonimo fornisce l’elenco dei quadri presenti nei diversi salotti che comprendono tele del Rubens, del Guercino, del Grechetto e molti altri nomi altisonanti; si sofferma in particolare sulla galleria, ultima opera del De Ferrari, morto nel 1744: «Tutta messa a stucchi dorati, e dipinta dall’Abbate Lorenzo De Ferrari, che oltre ciò dette tutti i disegni d’ogni ornamento, che ivi si vede tanto in legno che in istucco. Gli ornamenti di tali pitture son cavati dall’Eneide; scorgesi nella volta Venere che si presenta a Giove per salvate il figlio dalla persecuzion di Giunone; in due lunette v’ha in una il di lui sbarco in Italia, e nell’altra, quando strappa dall’albero l’aurato ramoscello. In quattro tondi ad olio scorgesi lo stesso Eroe, che salva il padre dall’incendio, quando narra alla Reina Didone le disavventure della patria, allorché riceve da Vulcano le armi per armarsene contro i Laurenti, e come uccide Turno per avergli trovato indosso il cinto dell’amico Pallante» .
Per l’Anonimo, inoltre “Non devesi per ultimo trascurar la nobil Cappella” con arredi in argento massiccio e una statua in marmo della Beata Vergine con putto, opera del Puget.

--Claudia Peirè 17:40, 11 Oct 2010 (CEST)


Questo è il lotto più piccolo di Strada Nuova, ma Tobia Pallavicini vi costruì uno dei più bei palazzi di Genova.
Federico Alizeri, nel Manuale del 1846, scrive in proposito: «Il disegno di questo palazzo è di Giambattista Castello; che nel portico e nell’antisala del piano superiore colorì a fresco diverse Deità e bizzarre grottesche, adornando l’una e l’altra con plastiche di sua invenzione.
[…] Nella galleria dipinse a fresco l’abate Lorenzo Deferrari che vi rappresentò varii argomenti dell’Eneide di Virgilio

--Claudia Peirè 13:29, 19 Jan 2007 (CET)


Situato in Via Garibaldi 4, ospita attualmente la Camera di Commercio.
Prima dei Signori Cataldi, il palazzo fu proprietà dei Marchesi Carrega, ma venne eretto per volere di Tobia Pallavicini: «Il 23 marzo del 1558 i Deputati all’Opera del S. Lorenzo e di Strada Nuova, vendevano in calega pubblica al patrizio Tobia Pallavicino per prezzo di lire 14520 quest’area […] Fra il comprar del terreno e l’imprender delle opere non veggo intervallo di tempo» .
Il lotto acquistato da Tobia Pallavicini, risulta il più piccolo di Strada Nuova; il ricchissimo re dell’allume (in questo modo era conosciuto Tobia Pallavicini), decise quindi di stupire i contemporanei creando uno straordinario ciclo decorativo all’interno del palazzo.
Nel vestibolo, dentro quadrature a stucco dei fratelli d’Aprile, il Bergamasco realizzò «figure sì delicate, sì condecenti sì raffaellesche» .
L’Antisala viene descritta con meraviglia da Alizeri: «I nostri palazzi non hanno Antisala o più vaga alle linee, o più ricca di plastiche, o più lieta d’affreschi. […] al Bergmasco van nuove lodi per quell’Apollo e per quelle Ninfe che da tre sfondi festeggiano agli ospiti, […] ai d’Aprile s’aggiunge merito pel molto dei fregi che addobbano i muri» .
I Marchesi Carrega affidarono la realizzazione della Galleria a Lorenzo de Ferrari; Alizeri ne è talmente entusiasta da asserire: «non sarò frettoloso a correr con voi la presente Galleria […] lascerò che […] consideriate con quanto amore Lorenzo acconciasse e nel mezzo e ai due capi quelle storie d’Enea colorite a buon fresco, e con quanto giudizio inserisse que’ tondi ad olio fra i varj conserti decorativi; i quali tutti disegnò di sua mano e diresse a suo senno, perché le dovizie dei possessori versandovi l’oro in larghissima copia, non tanto facessero ricco il ritrovo degli ospiti, quanto elegante e piacevole a mettervi gli occhi» .

--Claudia Peirè 17:40, 11 Oct 2010 (CEST)

Bibliografia Guide

  • Alizeri Federico, (Attribuito a) Manuale del forestiere per la città di Genova, Genova, 1846 pag. 340-341
  • Alizeri Federico, Guida illustrativa del cittadino e del forastiero per la città di Genova e sue adiacenze, Bologna, Forni Editore, 1972 pag. 199-200
  • Poleggi Ennio e Poleggi Fiorella (Presentazione, ricerca iconografica e note a cura di), Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818, Genova, Sagep, 1969 pag. 156-157
  • Ratti Carlo Giuseppe, Istruzione di quanto può vedersi di più bello in Genova in pittura scultura et architettura autore Carlo Giuseppe Ratti pittor genovese, Genova, Ivone Gravier, 1780, pag. 280-281
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