Palazzo Ducale

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Il Palazzo Ducale fu eretto nel 1291 su progetto di Marino Boccanegra, per volontà dei Capitani del Popolo Corrado Spinola e Oberto Doria; successivamente, nel 1307, Ozzino Spinola e Barnaba Doria fecero realizzare la cosiddetta Torre del Popolo.
Si deve invece al Doge Antoniotto Adorno, nel 1388, l’ampliamento del palazzo e la realizzazione del grande salone, andato distrutto nell’incendio del 1591 che danneggiò anche l’edificio originale.
I lavori di riedificazione di Palazzo Ducale furono affidati ad Andrea Vannone.
Nel 1777 un nuovo incendio colpì nuovamente il Palazzo danneggiando le sale del Maggiore e Minore Consiglio e parte della facciata esterna.
In questo caso, ad occuparsi dei lavori di restauro fu Simone Cantoni, affiancato da Traverso e Francesco Ravaschino per le decorazioni.

Elemento comune a tutte le Guide è una preventiva descrizione prettamente storica. Tutti gli autori si soffermano sulle varie fasi costruttive, sulle figure politiche che commissionarono i lavori e sugli artisti che intervennero; in particolare appaiono interessate agli incendi che colpirono l'edificio richiedendo alcuni interventi di restauro, se non veri e propri rifacimenti, e causando anche la perdita di alcune opere d'arte. Oltre che sulla facciata, le Guide si soffermano molto sul cortile interno e sulle statue, qui collocate, di Andrea Doria e Giovanniandrea Doria, rispettivamente di Fra’ Giovannangelo Montorsoli e Taddeo Carlone.
Di grande interesse ed impatto risulta la maestosa scalinata, particolarmente apprezzata da Banchero e da Burckhardt per la dolce pendenza e per la lunghezza, considerata un esempio da seguire.
All’interno vengono presentati come degni di particolare attenzione alcuni ambienti: il Salone del Maggiore e Minore Consiglio e la Cappella, di cui vengono apprezzati gli affreschi di Giambattista Carlone.
L’Anonimo Genovese ricorda, infine, la presenza degli Archivi pubblici e segreti.
I viaggiatori che visitarono il Palazzo rimasero piacevolmente colpiti dall' architettura interna, in particolar modo dalle statue in marmo, e non mancano di accennare ai danni subiti dall'incendio. L'unico a non apprezzarne la stuttura fu Montesquieu che non lo ritiene all'altezza del Palazzo di Venezia.


                                                                           D. F. - E. G. 

--Claudia Peirè 12:19, 6 Jun 2010 (CEST)


Contents

Le Guide

Carlo Giuseppe Ratti, così descrive Palazzo Ducale che, allora, era denominato Palazzo Reale: «Egli è isolato, e di forma quasi quadrata, volta soltanto in un angolo dalla piazza de' funghi, e da una parte ancora del Palazzo Arcivescovile, ed ha ciascun lato quattrocento cinquanta palmi di lunghezza. Architetto di sì gran fabbrica fu Andrea Vannone Lombardo. Passato il primo cancello, e la prima ben munita guardia si resta in un cortile, o piuttosto piazza lunga, e larga dugento, e più palmi, attorniata di comode proporzionate abitazioni pel reggimento delle guardie dell'istesso palazzo, suoi Ufficiali, Rota civile, e criminale, ed altri Giudici, e Ministri. In faccia alla prima è la seconda porta, a' lati della quale sono due statue in marmo di statura gigantesca, eretta l'una al Principe Andrea Doria, ed è opera di Fra Giovannangelo Montorsoli; alzata l'altra al Principe Giovannandrea, ed è lavoro di Taddeo Carlone. Vi s'ascende per magnifica scalinata, e s'entra in vasto, e nobile portico lungo palmi 450, compresi due cortili che restano a' fianchi di lunghezza palmi 100 per ciascheduno, ed ambi ornati di grosse colonne di marmo. Sono nell'istesso piano varie sale, e salotti nei quali si radunano diversi magistrati. In quello ove congregano eccellentissimi Procuratori, e coadiutori della Camera Eccellentissima è una tavola della B. Vergine, con i SS. Battista, e Giorgio del Paggi, e tre altre, una del Crocifisso di stile del Vandick, e la seconda dell'Adultera liberata da Cristo di maniera Caravaggesca, e la terza di S. Pietro d'ignoto Autore.
Nella sala del Magistrato Illustrissimo de' Supremi una tavola della Vergine col gusto di Bernardo Strozzi [...]. La sala già de' Sindacatori Ordinari, ed ora del Magistrato delle Fortificazioni è dipinta dall' Abate Lorenzo Ferrari genovese, il quale anche vi ha fatta la tavola dell'Assunzione della Vergine al Cielo. Salendo ora la comodissima marmorea scala, che resta nel mezzo del portico, giungerete su d'un piano, il quale porge l'entrata, ad altre due ampie nobilissime scale di marmo, senza pari nella comoda proporzion de' scalini, e tenendovi alla sinistra, se ascesane la metà vi volgerete addietro, vedrete in una facciata un gran quadro, dipinto a fresco da Domenico Fiasella [...], entrovi Dio Padre col morto figlio in grembo, e i SS. Protettori della Città. Giunto alla cima piegando nuovamente a sinistra troverete la porta del gran Salone, sopra la quale vedrete l'emblema di due mani unite insieme a stringere un fascetto di bacchette, con sotto il motto firmissimum libertatis monumentum.
Questo salone destinato per il maggior Consiglio ch'era uno de' più vasti, e riccamente ornati, che si vedessero in Italia, e che attraeva a se gli occhi, e le meraviglie di tutti, specialmente de' forestieri, arse per un incendio accesosi in palazzo l'anno 1777 a' 3 Novembre. I Pittori Marcantonio Franceschini per le figure, e Tommaso Aldovrandini per le prospettive, embedue Bolognesi vi si erano distinti nelle pitture, e aveano fatto un capo d'opera per gusto, ed armonia, rappresentandovi le più gloriose imprese de' Genovesi Eroi. [...] Così dell'altra sala seconda del minor Consiglio pur arsa nell'incendio medesimo, e dove ammiravansi tre smisurati quadri dipinti in Napoli da Francesco Solimente. Ma come non sempre i gran danni sono indizio di gravi disgrazie, così ora si spera, secondo l'ottimo cominciamento, per saggia cura di chi presiede, che si andrà a formare un'opera ancora più nobile, e decorosa della perduta. Un architetto de' più valenti de' nostri dì è già stato impiegato in questo raffazzonamento. Egli è il Sig. Simon Cantoni, il quale già ha dato principio alla nobil esterior facciata che forma prospetto nella gran piazza, la qual facciata è ricca di numerose colonne, e fregi di marmo. Così ancor la gran sala riuscirà più magnifica, poichè sarà s'un'elevatezza maggiore della rovinata. A tutto ciò corrsponderanno le interne decorazioni di stucchi, e pitture, non scarseggiando di presente la patria di talenti in tutte le arti distinti, e di singolarissimi moderatori. Sarà in questa nuova sala riaperto numero maggiore di nicchie per riporvi le statue de' benemeriti Patrizi, e faranno restaurare le danneggiate che già vi si vedevano di Tommaso Reggio, Ansaldo Grimaldi, Vincenzo Odone, e Giulio Sale tutte uscite dallo scalpello di Domenico Parodi genovese; quelle di Paolo, e Bendinello Saoli, di Gio Baratta da Carrara, l'altra del Doge Giambatista Cambiaso lavoro di Pasquale Bocciardo genovese, e l'ultima del Duca Ludovico de' Richelieu, che fu al comando dell'Armata Francese ne l'ultima guerra, ch'ebbe la Repubblica cogli Anglo-Austro-sardi scolpita da Francesco Schiaffino.
È ora da vedersi l'appartamento del Doge, le cui stanze, e sale sono messe modernamente a stucchi dorati, il tutto d'ottimo gusto. Nella prima di queste stanze sono dipinte in tre tele a olio altrettante figure di Virtù da Autori Genovesi: la figura della Prudenza è del Sarzana, le altre due della Giustizia, e della Temperanza sono di Gio. Andrea de Ferrari. Qui vicina è la Real Cappella tutta a fresco dipinta dallo spiritoso pennello di Giovambattista Carlone, il quale vi figurò nella volta la Regina del Cielo con i SS. Protettori della Città. Nelle pareti v'è Colombo in Indie, Embriaco con sue torri sotto Gerosolima, l'arrivo in Genova delle Ceneri del S. Precursore, il Martirio de' Fratelli Giustiniani, il ven. Adorno Genovese Fondatore de' Chierici regolari Minori, che presenta le sue Constituzioni a Papa. V'hanno poi i santi Vescovi di Genova, ed altri Santi, e Sante pur Genovesi. La statua della B. V. in marmo all'altare è diligente lavoro di Francesco Schiaffino. da ultimo si potrà vedere l'Armeria, in cui oltre la quantità d'armi d'ogni specie si conservano due celebri monumenti; uno è il cannone di corame, che fu preso sotto Chioggia a' Veneziani, ed è fama, che fosse il primo, o uno almeno de' primi dopo l'invenzione di tale guerresco instrumento; l'altro di metallo che vedesi sopra la porta è un antico rostro di nave, e credesi l'unico avanzo di tal genere d'antichità rimasto al mondo. Questo fu trovato nel porto della Città, e si congettura poter essere ivi restato nella zuffa, ch'ebbero i Genovesi con Magone Cartaginese successa, come leggesi in Tito Livio, che è primo, che cominci a denominare col proprio suo nome questa città. <br / Incorporata al Palazzo è l'altissima torre su la quale s'inalbera ne' giorni stabiliti lo stendardo della Repubblica, e sono nell'istessa le carceri per la custodia de' rei di più grave delitto, o di maggior gelosia. Vi è ancora un ponte, per cui si passa da questo al palazzo criminale', ove sono altre carceri, anzi da parti diverse veggonsi altri due ponti, e per mezzo di uno comunivca il Real Palazzo con l'anzidetta Cattedrale, e per l'altro colla Chiesa del Gesù (...)».

                                                                               Paola Bottaro


L' Anonimo Genovese scrive, citando spesso le medesime parole di Carlo Giuseppe Ratti: «Da S.Lorenzo viensi a piazza Nuova nanti la facciata esteriore del palazzo Ducale. Entrando nel cortile ammirasene la bella interna prospettiva formata da due ordini dorico e ionico, con otto colonne in istucco raddoppiate sopra piedistalli di marmo bianco, ed una galleria con balaustri di marmo pur bianco a ciascuno. Otto statue parimenti di stucco vegonsi collocate al di sopra di nicchie e, alla corona dell'edifizio, una quantità di trofei in altrettanti gruppi corrispondenti. Due corpi di fabbrica dispiegano lateralmente quasi un fronte eguale e vanno a ricongiungersi col quarto sopra piazza Nuova[...].
La piazza interiore, ossia il cortile, è lungo e largo degento e più palmi. La facciata principale con la porta unica d'ingresso è al mezzogiorno o piuttosto al libeccio rivolta; l'anzidescritto lato di ponente dalla piazza Funghi prende già lungo la discesa a S. Matteo. Il lato orientale da S.Ambrogio prosegue unito su di una bella linea e, all'angolo poi di esso a piazza S.Domenico, ammirasi la gran facciata rivolta a tramontana o da greco di una vasta estensione di seicento e più palmi e di una terribile elevatezza principalmente all'angolo verso S.Matteo. nel mezzo di essa è a vedersi nella parete una eccellente pittura di Domenico Piola con la Vergine avente il Divin Putto, S.Domenico e S.caterina
Dalla descrizione dell' Anonimo sappiamo che l' Appartamento Ducale comprendeva una gran sala di stucchi nella volta dalla quale si accedeva a numerose stanze grandiose "per comoda e regale abitazione", a un superbo e vastissimo terrazzo che si andava riparando nell'inverno 1818 per servire al Collegio de' Notari e agli Archivi che erano ridotti a occupare un angustissimo sito nel Palazzo Arcivescovile. A sinistra della sala era un'altra fila di stanze adibite a salotti, camere di abitazione ad altro. Poi era presente una cappella «tutta a fresco dipinta dal pennel spiritoso di Gio Battista Carlone».
Da una porta si discendeva, quindi, agli Archivi [...] e da qui, per una scala si giungeva al primo piano di questo braccio dove erano gli Uffizi dell'Intendenza Generale delle finanze del Ducato. L' Anonimo ammira la gran sala del palazzo per la ricchezza dei bei marmi dai quali è adornata e il pavimento della Sala Regia "che poche ne ha nell'Italia a sé eguali forse si nella vastità ma non nella magnificenza" . Continua con la descrizione dei cicli di affreschi che adornano le sale attigue e delle tavole ospitate al loro interno: lavori che furono eseguiti dopo il famoso incendio del 1777 in cui arsero le due sale e "si perdettero i bei freschi del Franceschini e del Solimene da' quali erano decorate".
Il braccio a levante, dove prima della Rivoluzione era ubicata l'armeria, al tempo dell' Anonimo ospitava due sale in cui risiedeva «l'eccellentissimo Reale Senato. In quella della Prima Classe modernamente addobbata era in testa il ritratto di S.M. il re Vittorio Emanuele, assai bene al vero ritratto; in faccia sopra il camino era bel Crocifisso pinto dallo Strozzi, in quella della Seconda Classe son tre tavole che ne ornan le pareti: in fondo la Madonna con Santi, a destra il Martirio di S.Andrea e in faccia la SS.Assunta; la prima è del Sarzana».
Il nostro Anonimo conclude la sua passeggiata attraverso le magnificenze Palazzo Ducale percorrendo la scala interna di comunicazione col primo piano e ritrovandosi nel cortile da dove era partito, da qui si ferma ad ammirare il colonnato della galleria formato da dodici colonne ioniche di marmo bianco.


                                                                              Federica Rabai


Federico Alizeri, nel Manuale del forestiere per la città di Genova, racconta che nel 1291, fu costruito un palazzo pubblico con disegno dell'architetto Marino Boccanegra e per cura dei capitani del popolo Oberto Spinola e Corrado Doria "comprando a tal effetto non poche case di Accellino Doria e di vari altri privati, situate tra San Lorenzo e San Matteo".
Continua con la descrizione dell'esterno del palazzo e dei lavori di ingrandimento che seguirono la fabbrica antica: nel 1388 fu abbellito con un maestoso salone, opera del doge Antoniotto Adorno, nel 1591 "un nuovo se ne costrusse dalle fondamenta coi disegni del lombardo Andrea Vannone" e fu decorato di pregevoli lavori, molti dei quali andarono perduti in un incendio avvenuto nel 1777, per cui furono distrutti i due saloni del maggiore e minor consiglio. «Vennero tantosto affidate le cure del ristoro all'architetto svizzero Simone Cantoni, del quale è la magnifica facciata che vedesi tutta adorna al sommo di statue in istucco, rappresentanti re e principi vinti dai genovesi, modellate da Nicolò Traverso e Francesco Ravaschio».
All'interno del palazzo, Alizeri indica gli affreschi di Domenico Fiasella e le opere di Carlo Fazzi, Domenico Tiepolo, Giovanni David, Emanuele Tagliafico. Nel minor salone vari ritratti di uomini celebri modellati dal Ravaschio e dal Traverso. "Tutte le pitture, sì ad olio come a fresco, sono del cav. Carlo Giuseppe Ratti". La prima e la seconda sala del Senato ospitano tavole rappresentanti la Giustizia e la Temperanza di Gio. Andrea Deferrari, la Forza di Gio. Andrea Ansaldo e la Prudenza del Fiasella. La cappella aveva affreschi di Gio. Batta Carlone.


                                                                             Federica Rabai


Federico Alizeri, nella Guida artistica per la città di Genova, riporta che la prima fondazione del Palazzo Ducale risale alla fine del XIII secolo. Nel 1291 i Capitani del popolo Oberto Spinola e Corrado Doria comprarono da Accellino D'Oria e dai vicini gli edifici tra S. Lorenzo e S. Matteo "per innalzarvi un decente e comodo palazzo" in cui i Magistrati del comune potessero lavorare.
L'incarico fu affidato a Marino Boccanegra. Nel 1591 un incendio distrusse il grande salone del 1388 e il più antico edificio. Andrea Vannone progettò e diresse i lavori per la cosruzione di un nuovo e più grande palazzo. Un altro incendio nel 1777 danneggiò i saloni del Minor e Maggior Consiglio, e in parte anche la facciata esterna. Il restauro, "a cui si deve la superba facciata", fu affidato a Simone Cantoni, mentre per le decorazioni furono chiamati Niccolò Traverso e Francesco Ravaschino. «Quest'opera, che a giudizio de' periti accoppia maestà e imponenza a varietà ed eleganza, è il primo de' pubblici monumenti che attesti tra noi il moderno rinnovamento dell' arte.».
Nell'incendio vennero danneggiate anche le statue dei "benemeriti patrizi", «Gl'illustrissimi Moderatori pensarono di trarre un bene da una disgrazia, d'accrescer cioè il numero delle nicchie, e riparate le antiche statue, preparare il sito ad altri uomini benemeriti della patria. Ma la rivoluzione francese prevenne il generoso pensiero, e le prime statue balzate dal lor posto, non vi comparvero più.». Per quanto riguarda il minor salone, «non mancano eleganza di proporzioni, splendore di dorature, profusione di marmi; nè mancò affatto la scultura con aperta ripugnanza a tanto splendore»; gli affreschi sono del Cav. Carlo Gis. Ratti.


                                                                                Elisa Ferraro



Giuseppe Banchero, scrive: «Adunque parlando del Palazzo Ducale dirò che la sua prima fondazione si deve ascrivere all'anno 1291.[...] Il Soprani nella vita di Marino Boccanegra lo dice architetto di questa fabbrica. La grossa e salda torre che sorge sul sinistro fianco di essa è di alquanti anni più antica [...]. Nel 1388 fu fatto ampliare questo palazzo dal Doge Antoniotto Adorno, e quindi nel 1432 parimente si ampliò la porta verso la piazza e al di dentro si costrussero delle stanze dei magistrati. Ma venne questo palazzo in più decantata rinomanza per belli lavori, ricchi marmi e preziosi dipinti, quando la cittadina larghezza depositò per la riedificazione dello stesso immense somme nel Banco di S. Giorgio. [...] La riedificazione di questo edificio di deve ad Andrea Vannone architetto venuto dal contado di Como [...].
Tutte queste cose descritte, con altri bellissimi freschi del Solimeno nel Minor Consiglio, andarono preda delle fiamme l'anno 1777 a'3 di novembre [...].
Il cortile è lungo e largo più di 50 metri . Sopra i due piedistalli allato alla marmorea scala erano due grandiose statue di marmo. L'una rappresentava il Principe Andrea Doria, lavoro dello scultore Fra' Giovannangelo Montorsoli [...]. La seconda, il Principe Giovanniandrea Doria, dimano di Taddeo Carlone genovese.[...]
La nobilissima facciata del Ducale Palazzo fu cominciata nel 1778 e nell'80 non era per anco alzata la metà. Il disegno di questa e della maggior e minor sala è del celebre architetto Simon Cantoni, il quale attese eziando alla totale riedificazione della fabbrica. Si presenta di aspetto imponente, con due bellissime balaustre o ringhiere di marmo. Negli intercolunii sono collocate statue che rappresentano schiavi ecc. Il colmo della fabbrica è sormontato da guerreschi trofei, in mezzo stava lo Stemma della Repubblica. Nel basso è decorato di un ordine dorico e nell'alto jonico. A ragione puossi dire che simil fabbrica sia una delle migliori che comparvero sul morire del passato secolo[...].
Per una scalea di marmo ascendono i pedoni e per due cordonate le portantine alla porta che mette nel vestibolo [...]. A'due lati del medesimo sono due cortili [...]. Questi col vestibolo o atrio sono retti da ottanta grosse colonne di marmo, formando un'opera sola ripartitaintre sezioni [...]. Nelle sale attigue all'atrio sono gli uffizii dei giudici di 4 sestieri [...]. Al manco lato sono altresì gli uffizii della R. Intendenza, del Buon Governo, della Direzione del R. Lotto e del Commissariato alla Leva. A destra parte degli Uffizii Civici. La scala è di marmo, gli scalini ha larghi e di sì piacevole salita, che appena uom si avvede di ascendere. É divisa in tre parti; la prima ascende dal vestibolo al ballatojo, piega a destra ed a sinistra: è di una sorprendente magnificenza, e può servire di modello agli architetti che non sanno far scale. Vero è che essendo nude e spoglie di ornamenti le mura laterali, apparisce cosa troppo semplice, ma nella sua condizione di scala può stare con le migliori d'Italia. Nelle diverse sale erano alquanti buoni quadri e un affresco di L. Deferrari, ma tutto scomparve dopo la rivoluzione del 97. Salendo il braccio di scala a mano di destra, vassi ne' privati appartamenti di S. E. il Governatore;[...]».


                                                                             Davide Ferraris


Burckhardt, scrive: «Di Rocco Pennone, lombardo anch'esso, sono le parti più antiche del Pal. Ducale, anzitutto le logge a due piani (già sontuose) nei cortili laterali, la facciata posteriore e, secondo quanto si crede, la celebre scala. Se veramente risale agli anni subito dopo il 1550, essa rappresenta la prima scala del tipo a dolcissima pendenza e di straordinaria lunghezza; e ad essa principalmente si deve attribuire l'entusiasmo dei genovesi (e di tutte le nazioni) per questo elemento della costruzione di palazzi. Tutte le scale del Bramante e dei Fiorentini sono, in confronto, ripide e strette».

                                                                             Davide Ferraris



Federico Alizeri, nella Guida illustrativa del cittadino e del forastiero per la città di genova e sue adiacenze, scrive: «Al largo di Piazza Nuova, sorge di fronte, maestoso e leggiadro, il Palazzo Ducale, e attualmente di Prefettura. Nel 1291, essendo Capitani del popolo Corrado Spinola e Oberto Doria, il Comune di Genova, fece ereggere, ad uso di essi, le fondamenta del palazzo su disegno di Marin Boccanegra. Nel 1307, altri due Capitani, Ozzino Spinola e Barnaba Doria, diedero ordine di fabbricare l'annessa Torre, a cui posero il nome di Torre del popolo. Nel 1388 il doge Antoniotto Adorno, fece dentro più magnifico il palazzo, spianando una sala al solenne delle pubbliche adunanze. Dopo il 1530 si pensò di decorarlo all'interno e all'esterno dai Della Porta. I Della Corte si occuparono di ingentilire le finestre e le soglie di linee e finissimi intagli. Nel 1539 la Torre, sembrando bassa, fu alzata più in alto da Simon Carlone. La prima campana che risuonò dalla Torre agli orecchi del popolo e che mandò i suoi rintocchi per oltre 220 anni fu di Guglielmo di Montaldo. Dal 1530 al 1539 la Signoria fece tirar fuori dalle Fiandre del bronzo per fabbricare delle campane che uscissero a gran voce dalla Torre ma l'operazione non andò a buon fine. Nel 1563 venne fatto dono alla Repubblica di una campana realizzata da Giovanni Cattano. Nel 1548 vennero fatte nuove aggiunte al Palazzo. Il nuovo edificio fu disegnato da Andrea Cerasola soprannominato il Vannone. Questa parte fu arricchita con opere d'arte in particolare di dipinti nelle due Sale ai quali lavorarono il Franceschini, l'Aldrovandini per gli affreschi e Solimene da Napoli per le tele ad olio. Nel 1777 un incendio distrusse le aule e la facciata esteriore. Per rinnovare l'edificio venne chiamato Ignazio Gardella, il quale realizzò i due ordini che rispondono ai lati della facciata. Simone Cantone si occupò dei disegni della facciata rovinata dall'incendio. Nicolò Traverso e Francesco Ravaschino realizzarono le statue dei prigionieri e i trofei sopra l'attico. Il Vannone si occupò della volta. La maggior Sala è un luogo molto ampio con splendidi ornati e molte cose artistiche. Ai lati del trono fiancheggiano Prudenza e Giustizia, modelli del Ravaschio e del Traverso. Ai lati delle porte troviamo la Concordia e la Pace d'Andrea Casaregi. Sull'alto della cornice vi sono le pitture di Giovanni David e Emanuel Tagliafichi. La terza volta fu dipinta da Isola che rappresentò tramite simboli le sorti della Liguria. La Sala del minor Consiglio è di dimensioni ridotte, vi sono plastiche d'oro e di marmi. Qui Carlo Giuseppe Ratti dipinse la pietà genovese.»

                                                                             Elisa Giustarini 

--Claudia Peirè 12:19, 6 Jun 2010 (CEST)

I viaggiatori

Charles-Louis de Montesquieu, trascrive le sue impressioni su Palazzo Ducale, in occasione del suo arrivo a Genova, nel 1728: «Il Palazzo del Doge comprende anche le sale in cui si riuniscono i Consigli e l'Arsenale. La bellezza di queste sale è ben lontana da quella delle sale di Venezia. Ce n'è una in cui sono tre quadri del Solimena. La sala del Gran Consiglio è affrescata da Franceschini da Bologna».

                                                                              Paola Bottaro


Charles Dupaty, in Lettres sur l'Italie, scrive: «[...] Ne vengo da visitare il palazzo del Doge, dove il Senato tiene le sue assemblee e soffia, su cinquecento mila soggetti, lo spirito del suo governo, delle sue leggi, della sua politica, vale a dire della sua avarizia. Quando si entra nella corte, l’occhio resta stupefatto. La facciata, ornata di colonne e statue di marmo, incanta già dal principio. Si sale dalla Sala del Piccolo Consiglio: è l’architettura più elegante; si passa nella Sala del Gran Consiglio: è l’architettura più straordinaria. Passo dopo passo, fra una moltitudine di colonne, le statue dei personaggi importanti della Repubblica ricevono, in premio del loro merito o della loro fortuna, il debito della loro posterità, un ricordo o uno sguardo. Il Maresciallo R. è al centro di tutti questi nomi. Un incendio divorò questi monumenti nel 1773, insieme a un certo numero di quadri dei più grandi maestri. Sono stati ristabiliti gli edifici , ma non i quadri. Sono stati trovati degli architetti e degli scultori, ma non i pittori. [...]»

Traduzione di --Gabriele Lo Nostro 14:11, 29 Nov 2006 (CET)



Jules Janin, nel 1838, scrive: «Vogliamo cominciare in questa città di palazzi a visitare palazzo Ducale. Una meraviglia, benchè offesa, rovinata dalle rivoluzioni implacabili sempre dappertutto. Si sale a palazzo Ducale lungo un magnifico scalone di marmo e si lascia a destra un piedistallo dove era la statua di Doria, rovesciata dalle sommosse.»

                                                                             Elisa Giustarini


Paul de Musset, ricorda l'incendio, provocato da una bomba francese, che nel 1684 danneggiò quella che originariamente era la residenza dei dogi. In questa occasione parte degli affreschi che ornavano i muri e i soffitti andarono distrutti. Ancora visibile l'affresco del saccheggio di Pisa, mentre nella sala del grande consiglio Paul de Musset nota la presenza di eccellenti tavole al posto degli affreschi.

                                                                              Davide Ferraris


--Claudia Peirè 12:19, 6 Jun 2010 (CEST)

Bibliografia Guide

  • Alizeri Federico, (Attribuito a) Manuale del forestiere per la città di Genova, Genova, 1846 pag. 240-246
  • Alizeri Federico, Guida Artistica per la città di genova dell'avvocato Federigo Alizeri, Vol. I Gio. Grondona Q. Giuseppe Editore librajo, Genova 1846 pag. 84-101
  • Alizeri Federico, Guida illustrativa del cittadino e del forastiero per la città di Genova e sue adiacenze, Bologna, Forni Editore, 1972 pag. 91
  • Banchero Giuseppe, Genova e le due riviere, Parte III, Luigi Pellas Editore, Genova, 1846, pag. 315-321
  • Burckhardt Jacob, Il Cicerone. Guida al godimento delle opere d’arte in Italia, Sansoni, Firenze 1952, pag. 379-386
  • Poleggi Ennio e Poleggi Fiorella (Presentazione, ricerca iconografica e note a cura di), Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818, Genova, Sagep, 1969 pag. 346
  • Ratti Carlo Giuseppe, Istruzione di quanto può vedersi di più bello in Genova in pittura scultura et architettura autore Carlo Giuseppe Ratti pittor genovese, Genova, Ivone Gravier, 1780, pag. 56-62

Bibliografia Viaggiatori

  • Janin Jules, in Viaggio in Liguria in Marcenaro Giuseppe, Viaggio in Liguria, Genova, Sagep, 1974, pag. 88
  • Lemonnier André Hippolyte, Souvenir d'Italie, Parigi, P.Dupont et G. Laguionie, 1832, pag. 468
  • Montesquieu de Charles-Louis,La Repubblica di Genova, in Pinelli Pier Luigi Addio a Genova, Genova, 1993, pag. 38 e ss.
  • Musset de Paul, Voyage pittoresque en Italie septentrionale, Parigi 1855, pag. 137
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