Palazzo Gambaro

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Le Guide

Il palazzo si trova al civico numero 2 di Via Garibaldi, l’entusiasta descrizione di Carlo Giuseppe Ratti si apre con «una magnifica sala tutta dipinta con coraggiosa bravura sul fresco da Domenico Piola, e le prospettive del Brozzi. Tal pittura allude a Giano, che chiuso il furore nel tempio, porta in Cielo le chiavi a Giove seduto in mezzo ad un’assemblea di Dei. In un Salotto a destra della sala ha nella volta lo stesso Pittore figurato Augusto, cui la Sibilla mostra in alto l’immagine della Vergine col Bambino. […] Sono in questo salotto alcuni buoni quadri […] del Bassano, […] del Castiglione.
Passando ora all’altro Salotto primo a sinistra della sala si trova tutto dipinto nella volta da Giovambatista Carlone, che in cinque riparti v’ha figurato Coriolano sotto Roma; Tarquini, che ordina di recidere il capo a’ papaveri; la tentazione di Lucrezia; la morte di Cleopatra, e la carità Romana.
[…] Segue il secondo salotto dipinto nella volta con battaglie Romane dai Semini. È qui un gran quadro Cristo, che scaccia i venditori dal Tempio di stil Veneziano. Pare del Palma.
[…] Da qui s’entra in un Andito nella cui volta Giovambatista Carlone ha dipinto il ratto delle Sabine, e vi si trovano alcuni […] quadri di Goffredo Waals e del Sestri. Due belle miniature di Battista Castello […] un quadro […] del Passignani.
[…] Salotto ultimo considerabile ivi troverete, più della vôlta dipinta dai Calvi, un bellissimo Quadro della morte di Catone di Gioacchino Assereto […] Non dovete tralasciar da ultimo di vedere sul terrazzo un maestoso gruppo in marmo di lavoro pien di gusto, rappresentante il rapimento d’Elena; opere dell’altre volte mentovato scultor Franzese Pietro Puget» .

--Claudia Peirè 18:28, 11 Oct 2010 (CEST)


Fu costruito dopo il 1558 da Bernardo Spazio per Pantaleo Spinola. Intorno alla metà del 1600 subì un ampliamento, a seguito di una serie di nuove decorazioni interne, a cui partecipò anche Domenico Piola. L’Anonimo descrive il palazzo in modo meticoloso; passando di ambiente in ambiente citando la quadreria: «Oltre la facciata principale coll’ingresso sulla strada, ne ha due altre, una in un vico, e l’altra sulla Piazza delle Fontane Amorose. All’esteriore questo Palazzo non è ancora finito poiché meno gli ornamenti della porta che è in marmo con figure di esso pure al di sopra, il resto della facciata è in uno semplicissimo sgrezzo. Havvi però in esso una magnifica sala tutta dipinta con coraggiosa bravura sul fresco da Domenico Piola, e le prospettive del Brozzi. Tal pittura allude a Giano, che chiuso il furore nel tempio, porta in cielo le chiavi a Giove seduto in mezzo ad un’assemblea di Dei.
In un Salotto a destra della Sala ha nella volta lo stesso Pittore figurato Augusto, cui la Sibilla mostra in atto l’immagine della Vergine col Bambino.[…] L’altro Salotto primo a sinistra della Sala si trova tutto dipinto nella volta da Gio’. Batta Carlone, che in cinque riparti v’ha figurato Coriolano sotto Roma; Tarquinio, che ordina di recidere il capo ai papaveri; la tentazione di Lucrezia; la morte di Cleopatra e la carità romana.
Il secondo salotto è dipinto nella volta con battaglie Romane dai Semini. Da qui s’entra in un Andito nella cui volta Gio’. Batta Carlone ha pinto il ratto delle Sabine.
L’ultimo salotto ha la volta dipinta dai Calvi.
Sul terrazzo è finalmente a vedersi un maestoso gruppo in marmo di lavoro pien di gusto, rappresentante il rapimento d’Elena, opera dell’altre volte mentovato Scultor Franzese Pietro Puget» .

--Claudia Peirè 18:28, 11 Oct 2010 (CEST)


Il palazzo era, all’epoca della costruzione, uno dei più gettonati; infatti, oltre al prospetto principale su Via Garibaldi, si affaccia anche su Piazza Fontane Marose teatro di giostre e tornei.
Federico Alizeri, nel suo Manuale del 1846, fornisce, di questo meraviglioso palazzo una descrizione breve, fa un elenco dei diversi salotti e in poche parole parla della decorazione; ricordiamo qui: «Sala. — Domenico Piola dipinse nella volta Giano che rinchiuse il Furore nel tempio reca in cielo le chiavi a Giove. — Le prospettive sono del bolognese Paolo Brozzi. […] Salotto secondo. — I Semini vi rappresentarono a fresco diverse battaglie romane

--Claudia Peirè 13:31, 19 Jan 2007 (CET)


Situato in Via Garibaldi 2 ospita oggi la direzione generale del Banco di Chiavari e della Riviera Ligure.
Nel 1844 divenne proprietà della famiglia Gambaro, prima di loro fu dei Cambiaso e prima ancora degli Spinola.
Alizeri indica, come anno di fondazione, il 1565. Baldassarre Lomellini, nel febbraio del medesimo anno «ordinava a Giovanni Orsolino, valente statuario […], quanta provvisione di marmi bisognasse sia dentro sia fuori dell’edifizio. […] Quant’è di misure e di forma, e fin’anche del prezzo conveniente al lavoro, si stesse a giudizio ed a stima di Giovanni Ponsello architetto preposto alla fabbrica» .
Baldassarre Lomellini occupò per breve tempo le stanze del palazzo, tanto che un solo Salotto è stato affrescato per suo volere «son cinque scomparti di storie romane, sì ben composte, sì vagamente colorite, e condotte con tanto garbo, e a dirla breve sì raffaellesche, ch’io non so se veduto Pierino, vi verrà fatto di meglio incontrare altra volta l’imitazione del Sanzio. Cotali effetti non potean derivare se non dai Semini» .
Il piano superiore vede protagonista Domenico Piola con un ciclo di affreschi voluto dagli Spinola «Mirate di grazia com’egli s’annunzia nell’Antisala con quegli emblemi di Virtù, con que’ genj, con quegli allusivi, che Paolo Brozzi va secondando da bravo decoratore e componendo con magico effetto di prospettive.». Nella Sala «Quella sì benefica dea ch’è la Pace, e così male pregiata dagli uomini, non ebbe mai più solenne poema a divinizzarla, di questa medaglia ove il Piola ideò le immagini e il Brozzi i partiti più acconci a fermare, e quasi dissi a rapire gli spettatori. Qui Giano, rinchiuso in un suo tempio il Furore, ne presenta la chiavi al signore dell’Olimpo; e a que’ cenni nel basso mondo ogni cosa è in festa: chi reca le palme della vittoria, chi cinge i fiori dell’allegrezza, chi ringrazia agli altari, chi ricambia i fraterni amplessi» .

--Claudia Peirè 18:28, 11 Oct 2010 (CEST)


Bibliografia Guide

  • Alizeri Federico, (Attribuito a) Manuale del forestiere per la città di Genova, Genova, 1846 pag. 341-342
  • Alizeri Federico, Guida illustrativa del cittadino e del forastiero per la città di Genova e sue adiacenze, Bologna, Forni Editore, 1972 pag. 207-208
  • Poleggi Ennio e Poleggi Fiorella (Presentazione, ricerca iconografica e note a cura di), Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818, Genova, Sagep, 1969 pag. 158-159
  • Ratti Carlo Giuseppe, Istruzione di quanto può vedersi di più bello in Genova in pittura scultura et architettura autore Carlo Giuseppe Ratti pittor genovese, Genova, Ivone Gravier, 1780, pag. 287-291
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