Palazzo del Marchese Francesco Negroni

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Le Guide

Il palazzo si trova nella splendida cornice di Piazza Fontane Marose «maestoso per facciata, per atrio, e interna disposizione, e simmetria. Avete fino al presente veduto già in gran numero celebri pitture del Parodi, ma non per anche la più degna, che or qui la troverete. Ha egli dipinto nella volta d’un salotto le glorie de’ Signori Negroni con graziosi simboli di virtù, e d’altre cose belle tanto per disegno, e colorito, che qualunque valentissimo Pittore far non potrebbe cosa migliore. Nelle pareti poi son buoni quadri, ed uno in ispecie del Cappuccino, con Giuseppe, che spiega il sogno a’ Carcerati, […] l’altro del Vanni con una danza di femmine. V’ha per ultimo una galleria, che qui non si vuol omettere per essere l’unica, ed ultima pittura, che in Genova abbiamo del nostro Giovanmaria Bottalla degno allievo del Corona, e da lui nominato Raffaellino. Aveva il Bottalla qui cominciato a dipingere alcune figure, e termini a chiaroscuro; ma assalito dalla morte nell’anno trentesimo primo di sua età, fu essa proseguita dall’Assereto, che nello sfondo di mezzo pinse Apollo, che scortica Marsia» .

--Claudia Peirè 22:29, 11 Oct 2010 (CEST)


L’aspetto attuale di questo edificio è dovuto ad una unificazione dei prospetti realizzata a fine del 1700 da Antonio Barabino, padre di Carlo, al qual si debbono, inoltre, le scale e le decorazioni architettoniche di alcuni ambienti.
L’Anonimo esprime l’ammirazione per questo edificio sin dalle prime parole: «nobil e grandioso prospetto del Palazzo del M. Franco Negrone, maestoso per facciata, per atrio, e scala con colonne di marmo, e interna disposizione, e simmetria. Dispiega sulla Piazza una gran facciata, ed altra pure ne asconde a pié della salita a S. Caterina. Fra le celebri pitture del Parodi, che in gran numero si sono vedute, trovasi qui la più degna. Ha esso dipinto nella volta d’un salotto le glorie de’ Sig.r Negroni con graziosi simboli di virtù, e d’altre cose belle tanto per disegno, e colorito, che qualunque valentissimo Pittore far non potrebbe cosa migliore. Nelle pareti poi son buoni quadri […].
V’ha per ultimo una galleria, che qui non si vuoi omettere per essere l’unica, ed ultima pittura, che in Genova abbiam del nostro Giovan Maria Bottalla, degno allievo del Cortona, e da lui nominato il Raffaellino. Aveva il Bottalla qui cominciato a dipingere alcune figure e termini a chiaroscuro; ma assalito dalla morte nell’anno trentesimo primo di sua età, fu essa proseguita dall’Assereto, che nello sfondo di mezzo pinse Apollo, che scortica Marsia.
In fine questo bel Palazzo ha due porte, la principale, che è assai maestosa e da due colonne di marmo adorna trovasi fuori del punto simmetrico della prospettiva»

--Claudia Peirè 22:29, 11 Oct 2010 (CEST)


Federico Alizeri, nel Manuale del forestiero per la città di Genova, fornisce una ben scarna descrizione di Palazzo Negrone: «In un salotto di questo palazzo vedesi un bell’affresco di Domenico Parodi, rappresentante le glorie de’ signori Negroni, con simboli di virtù ed altri accessori

--Claudia Peirè 13:17, 19 Jan 2007 (CET)


Giovanni Battista Spotorno cita nel suo scritto Palazzo Negroni: «alla fine del Settecento vi sono accorpati due palazzi su disegno del Barbino. [...] Palazzo grande, di comoda distribuzione e convenientemente decorato».

--Maura Mattei


Sito ai civici 3' e 4 di Piazza Fontane Marose, il palazzo venne costruito per Francesco De Ugarte, segretario dell’ambasciatore di Spagna; passò poi alla famiglia Airoli ed infine ai Negroni.
Antonio Barabino, padre di quel Carlo che riformò l’assetto urbanistico di Genova, rinnovò la facciata del palazzo «diè ordine […] e decoro alle troppe finestre che ne disegnavano i palchi» ; anche lo stesso Carlo ebbe modo di lavorare all’interno del palazzo, rifece lo scalone e «la Sala del maggior piano, ancora nuda di fregi, gli fu data da ornare con ordini architettonici, e con sì ricca disposizione di rose e di lacunari, ch’io vorrò udir da voi se le giovi invidiare altri fregi o altra pompa di pennelli o di marmi» .
Per quanto riguarda la decorazione a fresco, gli Airoli, vollero una cappella domestica, sulla cui volta, l’Ansaldo affrescò «il salir della Vergine alla gloria celeste, con bel corredo di putti e ingegnose finzioni di prospettiva.» la famiglia Negroni decise di fare aggiungere «[…] viste profane non so con qual senno, ordinando al Parodi un affresco di Diana con Endimione» .
Dopo la Cappella, Alizeri descrive una camera che definisce preziosa per i fasti della pittura ligure «dacchè serba […] l’esempio unico del nostro Raffaellino […] Giò Maria Borttalla Savonese. […] Genova non gli fu scarsa di invidie; ma il patrizio Agostino Airolo gli die’ armi a confonderle, applicando a queste pareti, ove o imitando o emulando gli ardimenti d’Annibale Carracci, tracciò quei colossi che in istrane movenze s’indossano o salgono o penzolano dalle cornici». Giovanni Maria Botalla morì, lasciando l’opera incompiuta che venne quindi affidata a Gioacchino Assereto che vi affrescà Apollo che scortica Marsia.
La Galleria fu affrescata da Giovanni Battista Carlone «[…] e non […] mettendosi in braccio d’aiuti, ma in tutto il nerbo della sua mente e nel pieno fervore della sua volontà. Nei tre spazj, fregiati di simboli e di cariatidi, ove finse le imprese d’Enea, si fa cenno alle virtù del casato» .

--Claudia Peirè 22:29, 11 Oct 2010 (CEST)


Bibliografia Guide

  • Alizeri Federico, (Attribuito a) Manuale del forestiere per la città di Genova, Genova, 1846 pag. 335
  • Alizeri Federico, Guida illustrativa del cittadino e del forastiero per la città di Genova e sue adiacenze, Bologna, Forni Editore, 1972 pag. 225-227
  • Bertolotti Davide, Viaggio nella Liguria Marittima, Vol. II, Torino, Eredi Botta Editori, 1834, pag. 310
  • Poleggi Ennio e Poleggi Fiorella (Presentazione, ricerca iconografica e note a cura di), Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818, Genova, Sagep, 1969 pag. 163-164
  • Ratti Carlo Giuseppe, Istruzione di quanto può vedersi di più bello in Genova in pittura scultura et architettura autore Carlo Giuseppe Ratti pittor genovese, Genova, Ivone Gravier, 1780, pag. 291-292
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