Paul Valéry

Da FoscaWiki.

Biografia

Paul (Ambroise, Toussaint, Jules) Valéry nasce a Cètte (oggi Sète) il 30 ottobre 1871 da madre italiana Fanny Grassi (di origine genovese, nasce nel 1831 ed è una delle quattro figlie di Giulio Grassi e di Jeanne Di Lugnani. Nel 1861 sposa Barthélemy Valéry)e padre corso Barthélemy Valéry (nasce nel 1825 in Corsica, a Bastia. Vive a Cétte ed è il controllore delle dogane francesi quando, nel 1861 sposa Fanny Grassi).

E' un noto scrittore francese, autore di saggi e di poemi. Studia alla facoltà di legge Montpellier dove stringe amicizia con Pierre Louys, André Gide e Mallarmé. Si avvia così alla carriera poetica, ma nel 1892, in un periodo in cui si trova a Genova, cade in una profonda crisi, intellettuale e sentimentale, che lo porta al silenzio per vent'anni. Si trasferisce a Parigi e si dedica ad intensi studi di matematica. Entra come impiegato al ministero della guerra, e poi segretario del direttore dell'agenzia Haras. Nel 1917, grazie a Gide, rompe il silenzio poetico riniziando a pubblicare. Negli anni successivi alla "notte di Genova" scrive molte opere tra cui: Introduction à la méthode de Leonard de Vinci, Une Coquête Méthodique, e alcune poesie. Per Valéry è il momento della grande affermazione internazionale e dei lunghi viaggi in Europa. La visione del mondo nata durante la notte di Genova è calata dentro le sue opere. La Francia lo onorerà ricevendolo all' Accademia il 23 giugno 1927. Da questo momento tiene corsi al Collège de France, viaggia molto e tiene conferenze.


Paul Valéry a Genova

Paul Valéry si reca spesso a Genova. Nel 1873, ancora bambino, compie il suo primo viaggio nella città ligure. Nel settembre 1883 è nuovamente a Genova. Il domicilio della zia Vittoria, sorella della madre, in quell'anno era ancora dietro il Coro di San Luca. Nel 1887, sedicenne, ritorna a Genova dove rimane dall'11 agosto al 30 settembre. Ne è una testimonianza una lettera inviata all'amico Gustave Fourment in cui descrive le impressioni della città: « Genova è ricca di monumenti e trascorro i giorni a visitarli. La cattedrale è bella, gotico-moresca con statue del tempo antico, iscrizione che tento di tradurre con quel poco di latino che è rimasto in me. Ho visitato molti palazzi pieni di quadri. Tra gli altri, il palazzo del celebre Andrea Doria, ammiraglio delle Galere, alleato a volte della Francia, a volte dell'Austria. Ho visto una sala del quattordicesimo secolo con vecchi quadri dell'epica. Mi sono seduto sulla poltrona dove si sono seduti prima Carlo V e in seguito Napoleone». In quello stesso anno muore Barthélemy, il padre, e in seguito al triste evento Paul, con la madre e il fratello, torna a Genova. La vita nell'amata città ligure si svolge tranquilla, divisa tra le attenzioni della cugina Gaeta e la voglia di esplorare la città stessa, spingendosi oltre i palazzi di via Garibaldi, verso gli intricati vicoli che preannunciano il porto. Il 14 settembre 1892 lascia la città in cui vive, Montpellier, dopo una grave crisi sentimentale e torna a Genova; ma questa volta ritrova gli zii nella loro nuova abitazione di salita San Francesco di Castelletto al numero civico 7. Nelle notti tra il 2 e il 6 ottobre vive l'esperienza più sconvolgente della sua vita. Durante la "notte di Genova", una notte di dolore e rivelazione, il giovane ventunenne trova l'orrore dell'inutilità della poesia e dell'intera esistenza. Ed è in seguito ad un furioso temporale che travolge la città, che l'inconscio del poeta si scatena fino ad indurlo ad allontanarsi dalla poesia e a rimanere in silenzio per vent'anni. Nei primi giorni d'ottobre del 1895 Valéry è nuovamente a Genova, reduce da un giro in altre città italiane, come Trieste, Venezia e Milano e il 9 scrive a Gide: «Rimango un po' a Genova, dopo ieri sera...». Ma nel 1902 si presenta, con la morte di Vittoria Cabella, il primo distacco, il primo allentarsi dei sentimenti che legavano Valéry a Genova che, da luogo di vacanza sarebbe mutata in luogo mentale. Dall'ultimo soggiorno, quello del 1895, passano quindici anni prima che ritorni a Genova. E' infatti l'agosto del 1910 quando Valéry raggiunge la madre che da qualche tempo è ospite nella nuova abitazione dei Cabella, al numero 41 di salita Santa Maria di Sanità, nel quartiere di Castelletto. In una nota si legge: «Rivedere Genova -dopo quindici anni- mi dà molte emozioni[...]Ho là molti ricordi della mia infanzia, della mia adolescenza...». (Traduz. di Martina Mazza). Ma nonostante l'atmosfera della ospitale famiglia non ritrova più l'armonia degli anni della sua giovinezza e la città diventa un luogo della memoria annotata nel suo taccuino genovese: «Genova, città dei gatti. Angoli neri. Si assiste alla sua ininterrotta costruzione dal tredicesimo al ventesimo secolo[...] Sullo sfondo, il monte fascie, grigiastro e rosato, colore elefante. Carruggi. Qui, moltitudini di bambini giocano attorno a povere p... nude, o seminude che si offrono sulla soglia dei loro bassi aperti.[...] Si va nella vita complicata di questi profondi sentieri come si entrerebbe nel mare, nel fondo vero di un oceano stranamente popolato[...] Odori concentrati, odori ghiacciati, droghe, formaggi, caffè abbrustoliti, cacao deliziosi finemente tostati[...] Cucine fragranti. Queste torte gigantesche, farine di ceci, mescolanze, sardine all'olio, uova sode imprigionate nella pasta, torte di spinaci, fritture.Questa cucina è antichissima. Genova è una cava d'ardesia» Nell'aprile del 1924, tornando da Roma, dopo aver incontrato Mussolini per un colloquio sulla situazione intellettuale in Europa, fa una breve sosta a Genova: «...Contento ed emozionato di ritrovare la mia città Genova. Tutto mi parla qui. Io la preferisco a tutte le Rome» Il suo ultimo soggiorno a Genova risale al 1933 dove il 15 maggio, l'ormai illustre accademico è ospite d'onore dell'Università, nell'Aula Magna in via Balbi, dove parla a lungo senza fare alcun cenno all'esperienza delle giornate trascorse in città.

Bibliografia

Giuseppe Marcenaro La nuit de Gênes di Paul Valéry, Genova, Sagep, 1994

                                                                           Martina Mazza
Strumenti personali