Pieter Paul Rubens

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La Vita

Nato in una famiglia della borghesia di Anversa, il giovane Rubens frequenta una scuola privata, dove riceve un'educazione umanistica che gli permette, in tempi relativamente brevi, di parlare sei lingue. Compie quindi il proprio apprendistato di pittore nelle botteghe di tre artisti e nel 1600 intraprende il tradizionale viaggio «al di là dei monti», secondo la formula in uso presso i pittori fiamminghi. Dopo aver visitato numerose città, tra le quali Firenze, entra al servizio di Vincenzo I Gonzaga, duca di Mantova (al seguito del quale si recherà anche a Genova), collezionista di opere d'arte e protettore di artisti. Assunto per eseguire copie delle opere di artisti celebri, Rubens riesce, in capo a qualche mese, a farsi inviare a Roma con il pretesto di completare gli studi; qui dipinge tre grandi quadri destinati alla chiesa di Santa Croce in Gerusalemme,in cui si avverte nettamente l'influenza dei maestri italiani.
Ricevute notizie preoccupanti sullo stato di salute della madre, Rubens lascia precipitosamente Roma per Anversa nello stesso anno, ma quando arriva la madre è già morta. Gli arciduchi Alberto e Isabella , che regnano sui Paesi Bassi spagnoli, lo nominano pittore di corte e gli commissionano i loro ritratti. La città di Anversa lo colma di favori: nel 1610, Rubens viene dispensato dal pagamento delle tasse ed è esentato dall'obbligo di iscrivere i suoi allievi alla gilda di San Luca. Pur dedicandosi a soggetti religiosi, Rubens rivela gusti umanistici nel frequente ricorso alla mitologia («Venere e Adone», «Toeletta di Venere», «Venere con Cupido, Bacco e Cerere», ecc.), e si dedica inoltre al ritratto.
Rubens dipinge le sue due mogli, i figli, se stesso, numerosi amici, ma soprattutto grandi personaggi: Filippo IV e la moglie, Elisabetta di Borbone, Sigismondo III, gli arciduchi Alberto, il cardinale-infante Ferdinando, Anna d'Austria, il duca di Buckingham, il marchese di Spinola e tanti altri.
Nell'opera di Rubens, il paesaggio ha una parte importante, che spesso è stata trascurata dalla critica. Fedele a una concezione immutabile, l'artista, pur rivelandosi un osservatore attento, qui come altrove interpreta il motivo a suo modo, idealizzando il soggetto, e preannunciando il paesaggio romantico. Non lasciando nulla al caso, ha incisori personali, in grado di adattarsi al suo stile.Dopo aver assimilato la lezione dei maestri italiani, si libera della loro influenza, creando uno stile personale, il più rappresentativo del barocco settentrionale, al quale rimane fedele per tutta la vita. Soltanto la tecnica e, negli ultimi anni, la scelta dei soggetti subiscono una trasformazione: l'artista abbandona progressivamente i toni scuri e la sua pennellata diventa sempre più leggera. Frenando il suo estro, il poeta guarda intorno a sé. Dopo aver dipinto il Giardino d'amore (Prado), che evoca ancora la casa di Anversa, Rubens abbandona i personaggi eleganti per dolci scene di vita pastorale e contadina, che mostrano, dietro la maschera dell'aristocratico, un uomo vicino ai godimenti pagani e popolari.
L'influenza del pittore fiammingo è ancora evidente in Delacroix nel XIX secolo e in Renoir nel XX secolo.


Il Viaggio in Italia

A proposito del viaggio in Italia di Rubens, possono risultare interessanti alcuni passaggi dal romanzo di Simonetta Nuvolari Duodo Valenziano "Vita privata di Rubens", il quale prende spunto dai diari del segretario di Rubens, fedele compagno di vita, che lo accompagnò nel suo Tour italiano di studi e nel periodo che egli trascorse alle dipendenze di Vincenzo I di Gonzaga, duca di Mantova. Il segretario, tale Deodatus Vanderberg,scrive l'8 Maggio 1600: "Tre mesi fa avevamo chiesto al municipio di Anversa un salvacondotto per un viaggio in Italia che solo oggi ci è pervenuto.Abbiamo incominciato i febbrili preparativi e Rubens ne è entusiasta perchè da sempre era presente nel suo animo il desiderio di visitare Roma." Giunto in Italia da Venezia, in questa città viene a contatto con il duca di Mantova, Vincenzo Gonzage, il quale lo ingaggiò al suo servizio. Al seguito del duca egli ha l'occasione di viaggiare molto per il Bel Paese: si reca a Firenze già fra Settembre ed Ottobre 1600 per il matrimonio per procura fra Maria De Medici con Enrico IV di Francia. Nel Lugio del 1601 Rubens partì alla volta di Roma, munito di un lasciapassare di Vincenzo Gonzaga indirizzato al Cardinale Montalto, per eseguire pitture, esercitarsi in copie dal vero per la corte mantovana, ed effettuare per conto del Duca acquisti d'opere d'arte - egli acquisterà il quadro di Caravaggio "La morte della Vergine", il quale aveva destato scalpore in tutta Roma per la modella inusuale immortalata dal pittore.- Questo soggiorno romano fu molto utile e formativo per Rubens, il quale ebbe occasione di fare la conoscenza di nobiluomini, ambasciatori , cardinali e letterati, diplomatici di varie nazioni. Nell'aprile del 1602 Rubens Lascia Roma alla volta di Padova dove il fratello, docente di latino presso l'università cittadina, si è sposato;quindi, dopo un breve soggiorno a Verona, fa ritorno a Mantova. Nel Marzo del 1603 egli viene inviato in viaggio diplomatico in Spagna come ambasciatore e corriere di doni destinati a Filippo III ed alla sua corte, presso il quale si trattiene tutta l'estate, quindi nell'inverno del 1604 giunge a Genova, dove è atteso dal Duca di Mantova. Seguirono altri viaggi a Genova ed a Roma, fino a che, nel 1608, rubens non dovette ritornare precipitosamente ad anversa per il sopraggiungere di notizie riguardanti l'imminente decesso della madre.

Rubens a Genova

A Genova Rubens arrivò la prima volta nel 1604, di ritorno da un viaggio diplomatico in Spagna per conto di Vincenzo Gonzaga, duca di Mantova. Qui venne presentato ad Ambrogio Spinola, governatore militare delle fiandre e tra i due nacque un'intensa amicizia, tanto che lo Spinola gli chiese di fargli da diplomatico per i suoi affari spagnoli, romani e francesi, cosa che piacque assai a Rubens. Iniziò così la sua carriera diplomatica, la quale durò per oltre quindici anni. Nell'ottobre del 1605 rubens fu di nuovo a Genova, di passaggio per Roma, ed Ambrogio Spinola gli commissionò il ritratto della moglie Brigida. Dopo il soggiorno romano, nell'estate del 1606 egli si trovava nuovamente a Genova, ospite di Ambrogio Spinola,qui esegue il ritratto della moglie del suo ospite ed a questo ritratto ne seguiranno molti altri destinati alla classe dirigente genovese, che se lo contendeva.Fra gli altri si ricordi il ritratto di Carlo Doria che in quell'anno ricevette da Filippo III le insegne dell'ordine di San Giacomo, in cui viene raffigurato a cavallo da Rubens. La sua opera più importante di questo periodo fu il quadro della "Crocifissione per la chiesa deiGesuiti ", commissionatogli da Nicolò Pallavicino. Dopo un soggiorno di alcuni mesi a Roma, nell'estate del 1607 rubens ed il duca di Mantova si trovano nuovamente a Genova, presso la villa del nobile genovese Battino Grimaldi a Sampierdarena.Durante questo soggiorno, Rubens ebbe occasione di ritrarre, fra le altre, la bella Giovanna Spinola.

I Palazzi di Genova

Nell'estate del 1607 il Duca Vincenzo si recò quindi a Genova per i bagni di mare, Rubens fu al suo seguito, ed ebbe l'occasione per ancor meglio apprezzare quelle ville e quei palazzi che aveva già avuto modo di osservare, e che gli si combinarono in quell'occasione nella mente in una sorta di gemellaggio ideale con la patria e con il gusto maturo di collezionista, il quale lo orienta a farne una raccolta omogenea di rilievi. Nell'introduzione del libro, pubblicato nel 1622, Rubens dichiarò "di fare un'opera meritoria verso il ben publico di tutte le Provincie Oltramontane". Rubens fa un bel discorso per convincere i suoi corregionali che i parametri della cultura abitativa nordica - buon gusto e comodità - non si scontravano affatto con la cultura neorenascimentale italiana. Il "libro dei Palazzi Genovesi" ha come destinatario Don Carlo Grimaldi, uomo di lettere e di scienze, nipote di Gio. Battista Grimaldi, il fondatore del palazzo della Meridiana e della Fortezza. Rubens pubblicò la prima volta il volume a sue spese, i palazzi furono rappresentati con le lettere dell'alfabeto dalla A alla K e solo due con meno tavole hanno l'indicazione dei proprietari (Palazzo Tursi e Palazzo Pallavicino Cambiaso). Per la seconda edizione fu scelto il criterio di pubblicare tutti gli altri palazzi in una successione numerica che non privilegia nè la supposta datazione storica, nè comuni caratteri stilistici, ma riporta il nome dei proprietari contemporanei.si pensa che questa seconda edizione sia databile 1626. A questa seconda edizione si associa una lettera, scritta da Rubens a Pieter Van Veen di Anversa, in cui lo stesso Rubens giustifica la decisione di sceglire l'anonimato per indicare i palazzi

"Non habbiamo posto i nomi delli padroni, perchè ogni cosa in questo mondo permutat dominos, e transit in altera iura. Si come alcuni di questi palazzi si sono già alienati d'alli primi loro possessori...Ho posti li numeri et misure di ciascuno membro, non per tutto, ma doue si hanno potuto auere; li quali quando tal volta non corrispondessero, così a punto alli misure del Sesto, bisognerà in ciò usar della discrezione, e scuzar il disegnatore et intagliatore, per essere le figure alquanto minute...Sarà ben ancora d'auertire, che le quattro Reggioni non sono poste d'ordine consueto, girando di Leuante verso Ponente, ansi al rovescio, derivando questo componente dalla stampa".

Il libro ebbe varie vicissitudini, tanto che oggi risultano esservi addirittura due "prime edizioni", la cui storia risulta ancora controversa. Nella prefazione di quest'opera non vi è detto che vi fosse altro materiale, o più semplicemente che Rubens stesso volesse ampliare l'opera. Senza alcun preavviso il seguito fu pubblicato riunito in una seconda serie di 67 tavole. La variante più evidente, in rapporto alla prima serie, è che ogni palazzo risulta contrassegnato dal nome del proprietario e, a uso appendice, contraddicendo il titolo "Palazzi di Genova", sono aggiunte le tavole delle quattro maggiori chiese di Genova: Santa Maria di Carignano, San Siro, Sant?Ambrogio, Santissima Trinità del Vastato- Il Meursio, nell'edizione del 1652 -la prima dopo la morte del poeta - sistemò le tavole sotto due frontespizi distinti "Palazzi antichi" per la prima parte e "Palazzi moderni" per la seconda. Dei dodici palazzi della prima parte, sei appartengono a Strada Nuova e uno - Palazzo Pallavicino- alla contigua piazza Fontane Marose. I restanti cinque sono ville tra le più rilevanti e famose dei dintorni della città: due a Sampierdarena -la villa detta "Fortezza", appartenuta a Grimaldi, l'altra degli Spinola- una in Albaro - villa Cambiaso - e due nei sobborghi orientali- la villa detta "delle Peschiere" e l'altra di proprietà dei Sauli, poi passata ai Grimaldi. La seconda parte del libro si trovano i cinque palazzi di Strada Nuova che erano stati esclusi dal primo gruppo, integrando l'immagine della strada estendendola fino al palazzo detto "della Meridiana"

Mario Labò scrive : Come si sia procurato, il Rubens, il materiale per il libro, come abbia raccolto tutti questi disegni, è stato finora un mistero. Dentro certi limiti, nella sua prefazione, egli avvia ad una risposta dichiarando di avere raccolti i disegni ' in Genova con qualche fatica e spesa et alcun buon riscontro di potersi prevalere in parte delle altrui fatiche'. Andrebbe inteso che qualcosa disegnò, qualche cosa fece disegnare, ed inoltre poté servirsi di disegni già pronti...egli venne in Italia con Deodatvan der Mont, di quattro anni più giovane di lui, suo allievo in pittura, ed abile nel disegno architettonico...i disegni sono poveri, di grafia arida, ma di stile sicuro...Molti disegni portano istruzioni, suggerimenti che l'incisore utilizzò, accentuando con abili punteggiature e tratteggi il chiaroscuro, e la diversità dei materiali...Nelle diciture abbondano le forme dialettali genovesi...Evidentemente, mentre era a Genova, egli scelse i palazzi, assoldò i disegnatori, e diede loro gli ordini perchè potessero mandargli i disegni in Fiandra

Bibliografia

Palazzi di genova Pietro Paolo Rubens - Tormena ed.2001

"Vita privata di Rubens" Simonetta Nuvolari Duodo Valenziano - De Ferrari ed.2004

"Rubens" Didier bodart - Art dossier - Giunti

"Il barocco" -La storia dell'arte - La biblioteca di Repubblica - Electa ed.

"Viaggio in Italia. Un corteo magico dal Cinquecento al Novecento." Giuseppe Marcenaro e Paolo Boragina - Electa ed. 2001

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