Sestiere di Portoria

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Sestiere di Portoria


«Il Sestiere di Portoria confina col giro delle vecchie mura all'oriente e al mezzodì: dalle altre parti coi sestieri del Molo e della Maddalena» (Goffredo Casalis, Dizionario geografico storico statistico commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, Torino, 1840)

Portoria è uno dei sei antichi sestieri in cui era suddivisa un tempo Genova; confinava a ovest con il sestiere del Molo e della Maddalena e a est con quello di San Vincenzo. È riconducibile all'area tra piazza De Ferrari e la Spianata dell'Acquasola. La zona, detta anche Piccapietra, dall'omonima piazza, è oggi il cuore di Genova, ma un tempo, prima dela distruzioni belliche, era una sorta di enclave socio-linguistica. Il nome deriva dalla presenza di una porta della cinta muraria, detta del Barbarossa risalente al XIII secolo, chiamata Porta Aurea, il cui nome nella contrazione in genovese è diventato, appunto, Portòia (Purtoia). Un tempo a Portoria - spesso evocata dai cantautori come cuore della genovesità - sorgeva il vecchio ospedale di Pammatone, il principale della città, ora demolito dopo essere rimasto semidistrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Nel quartiere, ricco di uffici e negozi, si trovano l'antico convento dei frati Cappuccini della Chiesa di Santa Caterina e il moderno palazzo di giustizia. L'antica Portoria riveste un'importanza storica per la sollevazione dei genovesi contro l'esercito asburgico austro-piemontese - che occupava la città sotto il controllo del ministro Antoniotto Botta Adorno, avvenuta il 5 dicembre 1746. Protagonista centrale della sommossa e suo iniziatore, fu un giovane poco più che adolescente, Giovan Battista Perasso, detto Balilla. La rivoluzione genovese scoppiata in Portoria fa parte degli avvenimenti della guerra per la successione austriaca. Morto Carlo VI nel 1740, sua figlia Maria Teresa dava per certa la sua successione ritenendo che la «legge salica», la quale vietava alle donne la successione al trono d'Austria, fosse stata abolita dal padre. Di diverso avviso erano Prussia, Francia e Spagna che la ritenevano ancora vigente: infatti venne eletto imperatore il duca di Baviera che prese il nome di Carlo VII. I Savoia in cambio degli aiuti che avrebbero prestato all'Austria, ebbero da Maria Teresa la promessa della cessione di diverse terre tra cui il marchesato di Finale acquistato da Carlo VI. I Genovesi, quindi, visti gli antichi dissapori con i Savoia, si allearono con gli spagnoli e i francesi, attirandosi le ire degli austriaci. E mentre all'inizio della guerra pareva che le sorti fossero propizie per gli alleati genovesi, più tardi la situazione si ribaltò e Genova rimase da sola contro il nemico. Gli Austriaci sotto il comando del generale Brown scesero a Campomorone e il 4 settembre 1746 entrarono in San Pier d'Arena. Il 6 settembre i Genovesi dovettero accettare le gravosissime condizioni imposte dal generale austriaco Botta Adorno. Una volta padroni gli austriaci chiesero con prepotenza grandi quantità di denaro e armi. Quel freddo pomeriggio un drappello di soldati austriaci si trovava ad attraversare le strade del quartiere trascinanando, appunto per la via di Portoria, un pesante mortaio «Santa Caterina», che doveva essere spostato dalle alture di Carignano in un altro punto strategico per il controllo della città. Quando la strada, forse resa fangosa dalla pioggia, sprofondò sotto il peso del mortaio, i soldati austriaci chiesero aiuto, in malo modo, alla gente del posto ; ma quando un sottufficiale alzò un bastone contro un uomo per farsi ubbidire, ebbe inizio la rivolta. Successivamente al grido: «Che l'inse?» (ovvero «che la incominci?»), pronunciato da un ragazzo, questi lanciò il primo sasso, a cui seguì una pioggia di altri sassi che venne scagliata sugli invasori austro-piemontesi che furono costretti ad abbandonare il mortaio e a darsi alla fuga. Una lapide a ricordo dell'avvenimento è visibile all'incrocio tra le vie XX Settembre e V dicembre, l'antica strada di Portoria così rinominata a ricordo della storica giornata, mentre un monumento dedicato a Giovan Battista Perasso, eroe locale, è stato posto davanti al punto in cui sorge il Palazzo di giustizia e dove, presumibilmente, avvenne l'episodio che fece scoccare la rivolta. Durante il ventennio fascista, Balilla erano i ragazzini che inquadrati e in divisa sfilavano davanti al Duce sorridente. Il nome "Balilla" non ha come molti credono origini fasciste ma deriva da questo evento storico, ignorato da molti libri di scuola. Un punto molto controverso è l'identità personale del monello che diede il segnale dell'insurrezione. Poiché nessuna narrazione storica e poetica contemporanea e nessun documento dà il nome del fanciullo di Portoria, si è arrivati a sostenere che si tratti di pura leggenda. Ma la sua esistenza non può essere messa in dubbio: un dispaccio del veneziano Cavalli al suo governo in data 23 gennaio 1747 parla di un manifesto del «nuovo governo» contenente la frase: «la prima mano onde il grande incendio si accese, fu quella di un picciol ragazzo, quel dié di piglio ad un sasso e lanciollo contro un ufficiale tedesco». Un ragazzo dunque che, non potendolo individuare, chiameremo col nome eternato da Goffredo Mameli: Giovanni Battista Perasso. Bisogna infatti ammettere che l'identificazione personale di Balilla in Giambattista Perasso, nato nel 1729 nella parrocchia di Pratolongo di Montoggio, (paese montano di Genova) è apparsa a un secolo di distanza, nel 1845. A lui si è contrapposto, nel 1865, un altro Giambattista Perasso nato nel 1735 nella parrocchia di Santo Stefano, in Portoria. La Società Ligure di Storia Patria, invitata dal Municipio e dal Ministero della Pubblica Istruzione nel 1927 a riferire sulla vessata questione ha risposto che, allo stato attuale delle conoscenze e della documentazione, non è possibile identificare con sicurezza il «ragazzo delle sassate».

Il monumento di Portoria, quindi, anziché un eroe rappresenta «l'ardire generoso d'un popolo che, giunto al colmo dell'oppressione, spezza le sue catene e si rivendica la libertà». (Donaver)

                                                        Simona Guaschino

Elenco delle voci

Spianata dell'Acquasola;
Gabinetto Anatomico;
Chiesa dell’Annunziata Vecchia;
Deposito di S. Caterina da Genova;
Spedale Pammatone;
Chiesa della Croce;
Palazzo de’ Sauli;
Via di Roma;
Chiesa di S. Marta;
Congregazione degli operai evangelici;
Teatro Carlo Felice;
Biblioteca civica Berio;
Accademia Ligustica di Belle Arti;
Palazzo del Marchese Raffaele DeFerrari Duca di Galliera;
Oratorio de’ SS. Paolo ed Antonio eremiti;
Chiesa di S.M. del Rimedio;
Spedale dei cronici;
Chiesa di S. Colombano;
Borgo Lanajuoli;
Chiesa della Madre di Dio;
Chiesa de’ Servi;
Casa dei Piola;
Seminario dei Chierici;
Chiesa di S. Stefano;
Oratorio delle Crocefisse di Gesù;
Reclusorio di S. Bernardo;
Chiesa e Chiostro dell Cappuccine (o di S.M. degli Angeli);
Chiesa di S. Giacomo;
Villa del Signor Federico Mylius (Delizia);
Chiesa di Santa Maria in Carignano;
Chiesa di S.M. in Via Lata.

Gruppo di studio

Chiara Albanese, Matteo Fioravanti, Simona Guaschino, Valentina Porcile, Giulia Repici

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