Storia di Bordighera

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QUANDO SANT’AMPELIO PORTO’ LE PALME… Bordighera nasce circa 500 anni fa. La sua parte più antica è nel Paese Alto, la più nuova nella Marina, entrambe in località Burdighetta, a partire dal promontorio di Sant’Ampelio. Una leggenda narra che, nel 411 secolo dopo Cristo, sia approdato qui, proveniente dall’Egitto, un anacoreta (religioso che vive solitario in un luogo deserto, facendo penitenza) di nome Ampelio e che vi abbia portato la coltivazione della palma: con sé aveva infatti un sacchetto di datteri. Pare inoltre che abbia introdotto anche la coltura della vite, oltre, naturalmente, alla parola del Vangelo. La chiesuola che sorge sul Capo è costruita appunto sulla grotta nella quale il santo visse e morì. Anche a Bordighera il visitatore è accolto da quello straordinario ensemble dato dal sole, dal mare, dalle colline e dalla vegetazione, naturale o coltivata che sia, che rappresenta l’autentico "marchio di fabbrica" della Riviera di Ponente. Edmondo De Amicis, nativo di Imperia, autore del libro "Cuore", descriveva Bordighera come un luogo dove, ad appena un chilometro dal mare, è possibile ammirare una catena di monti rivestiti di un manto verde cupo di pini e, tra i monti e il paese, una vera e propria "selva" di aranci, olivi, eucalipti e mimose, in mezzo alla quale sorgono alberghi e ville, con splendidi giardini ricchi di rose, garofani, anemoni e narcisi. Bordighera gode del favorevolissimo clima che caratterizza tutta la Riviera dei Fiori, sereno, soleggiato e mite anche nel cuore dell’inverno, con assenza di piogge prolungate.
Le prime notizie certe del borgo si hanno attorno al sec. XV, quando un gruppo di famiglie di una vicina località decise di fondare l’odierno centro storico, che in origine si chiamò Burdighetta, la cui parte più antica, come si è detto, è nel "Paese Alto", mentre la più recente è la cosiddetta "Marina".
Per meglio conoscere la storia di Bordighera bisogna ricordare come essa fece parte della "Magnifica Comunità degli Otto Luoghi", un’unione di otto città (allora chiamate "ville") che nel XVII secolo si affrancarono dal libero Comune di Ventimiglia, complice la potente Genova. Con l’avvento napoleonico queste città entrarono nella Repubblica Ligure. Il primo di questi otto luoghi che va ricordato è Borghetto San Nicolò, dal quale partirono nel 1470 le trentadue famiglie che diedero vita al nucleo fortificato di Burdighetta, nei pressi del promontorio di Sant’Ampelio. Le altre località sono Sasso, Seborga (famosa per il "Principato"), Negi, Vallebona, Vallecrosia, San Biagio della Cima, Soldano e Camporosso.

La una "svolta epocale" per Bordighera avvenne in tempi molto più recenti, attorno al 1872, quando fu inaugurata la ferrovia. La città ebbe dunque la sua espansione: da piccolo borgo arroccato sul promontorio di Sant’Ampelio e baia di pescatori nella frazione di Artiglia, si estese nella zona pianeggiante sino alla vallata del Roja. Nascono la pittoresca via dei Colli e la via Romana, mentre la spiaggia viene affiancata dalla passeggiata a mare. Inizia la grande stagione del turismo, la costruzione dei principeschi alberghi (ad esempio il lussuosissimo Hotel Angst) dove l’aristocrazia europea, entusiasmata dai racconti dei primi avventurosi stranieri che già da qualche decennio andavano scoprendo le bellezze della Riviera, si riversava sempre più numerosa. Furono edificate anche molte ville private: a Bordighera, divenuta una vera e propria "colonia" britannica, operava addirittura un’agenzia immobiliare inglese, che acquistava e rivendeva terreni e residenze ai connazionali. Sul finire dell’800 il numero degli stranieri superava quello dei locali, e gli Inglesi avevano portato il tennis, il polo, il bridge e gli altri passatempi tipicamente british, oltre all’interesse per le ricerche storiche e naturalistiche. Bordighera vanta il primo Tennis Club d’Italia (1878) e il primo Museo della Liguria occidentale (1888), ovvero il Museo Bricknell (dedicato alla figura di Clarence Bricknell, studioso e mecenate), fondati dai sudditi di Sua Maestà Britannica insieme alla Biblioteca Civica Internazionale e ad altre istituzioni. Tra i personaggi che a Bordighera nacquero od operarono si ricordano padre Giacomo Viale (Airole, 1830-Bordighera, 1912), un uomo di preghiera impegnato in molte opere benefiche per i poveri e gli anziani; i paesaggisti tedeschi Herman Nestel e Federico von Kleudgen (morti in Riviera rispettivamente nel 1905 e nel 1925), la cui arte contribuì a diffondere la bellezza di quest’angolo di Liguria; a Bordighera soggiornò anche il grande Claude Monet (1884). Qui, come già ricordato, operò lo studioso inglese Clarence Bricknell (1842-1918).
Bordighera oggi è un affermato centro turistico, famoso e conosciuto, in grado di offrire tutto, nel migliore dei modi, in maniera attraente e contagiosa e al tempo stesso con humor (all'inglese). Forse è proprio per questo motivo che oggi Bordighera adotta un nuovo slogan, un marchio di qualità tutto suo, "Bordighera - Città dell'Umorismo".

ITINERARI CULTURALI Se a partire dalla seconda metà dell’800 furono gli Inglesi a dominare gran parte della vita sociale e culturale di Bordighera, fu un francese, l’architetto Charles Garnier, a segnarne lo sviluppo urbanistico. Egli si costruì una villa pensile sul mare, influenzando così lo stile di molte altre residenze signorili della città. Caratteristica predominante di Bordighera è la presenza della vegetazione, sia spontanea sia coltivata nei giardini o nelle aziende floricole. Il giardino più celebre è il Winter, ricco di palme, ulivi, agrumi, macchia mediterranea. Tra le passeggiate di Bordighera si ricordano il Lungomare Argentina, che si apre sulla luminosa visione di un grande arco litorale fino alla Costa Azzurra francese; quella che dal Giardino del Capo, subito sotto la città vecchia, porta sulla centrale via Vittorio Emanuele II; quella lungo la Via Romana, la quale, serpeggiando ai piedi del colle fra piante esotiche, alberghi e ville, porta nelle vicinanze del Museo Bicknell, sede dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri, il quale, oltre a promuovere ogni genere di studi (specialmente di carattere storico) sulla regione, conserva una ricca collezione di calchi di celebri incisioni rupestri preistoriche ritrovate nella Valle delle Meraviglie, sulla strada che da Ventimiglia porta a Cuneo, sul Monte Bego (le "meraviglie" sono appunto le incisioni rupestri, così chiamate nel lontano 1650 dallo storico nizzardo Pietro Gioffredo). Presso il museo si trova anche la biblioteca internazionale, che raccoglie oltre 20.000 volumi. Lungo la Via romana in un vasto giardino si trova la Casa di Riposo Margherita di Savoia, per le vedove e le madri dei caduti in guerra. La casa di riposo occupa la villa in cui morì nel 1926 la regina Margherita. Era arrivata per la prima volta in città nel 1879. La Via Romana conduce verso est all’antica Porta Sottana ("di sotto") della città vecchia, oltre la quale si snoda la panoramica Via dei Colli che si svolge sulla collina intensamente coltivata a fiori. Per quanto riguarda gli edifici religiosi, non può mancare, nel borgo antico, quartiere di "Terra Santa", una visita alla chiesa seicentesca di Santa Maria Maddalena, dove si ammira una delle opere più importanti presenti a Bordighera, ovvero la scultura della Maddalena in gloria di Filippo Parodi. E’ un’opera degli inizi del Parodi scultore (dopo il 1673-74), ma già si segnala per il mobilissimo panneggio della veste della Santa. Da visitare sono anche l’oratorio di San Bartolomeo degli Armeni (XV secolo) e la spianata di Capo Sant’Ampelio, con i suoi cannoni puntati verso il mare. Sulla scogliera sorge la omonima chiesa, al cui interno si trova una cripta del XI secolo. Può essere assai suggestivo percorrere le antiche mura del borgo vecchio nelle quali si aprono le monumentali porte; da ammirare sono anche il loggiato di piazza del Popolo e il cinquecentesco campanile. Lasciato il borgo ci si può dirigere, salendo verso lo svincolo autostradale, alla torre dei Mostaccini e alla cappelletta di Santa Croce, dalla quale si può godere uno splendido panorama.

ITINERARI NELLA NATURA Gli itinerari nell’entroterra di Bordighera toccano naturalmente i borghi che facevano parte della "Magnifica Comunità" che si affrancò dal Comune di Ventimiglia nel XVII secolo, ovvero Borghetto San Nicolò, Sasso, Negi, Vallebona, Vallecrosia, San Biagio della Cima, Soldano, Camporosso. A SASSO (che appare quasi come una fortezza) sono ancora visibili le mura e tracce delle antiche torri semicircolari. Posta più in alto, in posizione panoramica, si trova SEBORGA, la cui storia come principato (che continua ancor oggi grazie alla volontà degli abitanti e del "principe" Giorgio I) iniziò nel X secolo, quando l’abate benedettino di Lerino (le isole di Lérins sono al largo di Cannes) acquistò dal conte Guido di Ventimiglia il feudo e si pregiò del titolo di principe. A Seborga gli abati di Lerino aprirono una zecca per battere moneta: alcuni calchi sono visibili presso il museo Bricknell. Il principato scomparve ufficialmente nel 1815, al Congresso di Vienna, quando la mappa politica dell’Europa fu ridisegnata dopo l’epoca napoleonica. Da vedere la parrocchiale di San Martino e il palazzo dei Monaci con loggiato. VALLEBONA è uno dei più antichi e tipici borghi liguri, con la pietra delle rocce naturali che è parte integrante delle abitazioni; da vedere ci sono la piazza con la chiesa madre di San Lorenzo, con il campanile in pietra del XIII secolo. L’architrave scolpito sopra la porta d’ingresso della parrocchiale porta la data 1478. In questa località ogni dieci anni gli abitanti mettevano in scena la "Rappresentazione della Passione di Cristo", su un testo in italiano antico e con effetti altamente drammatici. VALLECROSIA, il cui abitato moderno è sul mare, ha origini nell’interno; il nome indica una "valle chiusa", che un tempo era coltivata a vigna e uliveti e oggi produce fiori. La parte antica, Vallecrosia Alta, ha l’aspetto del borgo ligure fortificato, con una massiccia torre di guardia; da vedere le due statue lignee della Madonna attribuite al Maragliano nella chiesa madre. Vallecrosia "nuova" ospita il Museo della Canzone italiana, la cui sede è un… treno: una vaporiera del 1910 con alcune carrozze. SAN BIAGIO DELLA CIMA forse fu in origine una colonia romana; la pianta del paese è a forma di stella, con al centro la piazza principale con la chiesa dei Santi Fabiano e Sebastiano (a pianta ellittica); le piante caratteristiche del luogo sono le rose e le ginestre. SOLDANO fu in origine un castrum del XIII secolo ed è noto centro di produzione del vino Rossese. Merita una visita la chiesa barocca di San Giovanni Battista, con il suo abside poligonale, il cupolino del campanile, il polittico cinquecentesco dietro l’altare. CAMPOROSSO è il primo paese della Val Nervia; il suo nome pare derivi o dal colore rossiccio del suolo o dal colore degli oleandri o, ancora, da quello degli anemoni coltivati sotto gli ulivi. Da visitare è la chiesa parrocchiale di San Marco (XV secolo, rinnovata nel XVIII) che conserva tre tavole lignee datate tra il 1436 e il 1533; il 20 gennaio, San Sebastiano, festa patronale, si rievoca il miracolo dell’angelo che portò al martire un’ostia nella cella dove attendeva la morte; i membri della Confraternita girano infatti per il paese distribuendo ostie che vengono conservate dagli abitanti tutto l’anno.

TRADIZIONI CURIOSITA’ MANIFESTAZIONI Pare che a Bordighera vi sia il palmeto (un palmeto vero e proprio, un’oasi di palme da dattero, come in Africa o in Medio Oriente, non il solito viale) più a nord d’Europa. Tradizione vuole che, per la Domenica delle Palme, si intreccino le foglie chiare di questa pianta, realizzando i cosiddetti "palmureli" e si compia una marcia di 25 chilometri. Alle palme è legato il ricordo dell’episodio di Benedetto Bresca del 1586 in piazza San Pietro in Vaticano. Si stava innalzando, al centro della piazza, l’obelisco egizio ed era stata decretata la pena di morte per chiunque avesse osato fiatare durante la delicata e rischiosa operazione. Intuendo però il pericolo che si stava correndo – le funi con cui si stava sollevando l’enorme scultura erano prossime al punto di rottura – Bresca gridò: "Aiga ae corde!" (Acqua alle corde). Il suo consiglio di marinaio fu accolto: i cordami, una volta bagnati, resistettero meglio alla tensione e fu possibile completare l’innalzamento dell’obelisco. Il papa Sisto V non lo punì, anzi, gli concesse il privilegio di fornire a Roma le foglie di palma per le celebrazioni pasquali. Oltre a Sant’Ampelio, il leggendario fondatore, Bordighera ricorda tra i suoi personaggi "mitici" anche Margiargè, fanciulla schiava dei Saraceni che salvò la città dal saccheggio e che qui morì. A Bordighera fu ambientato Il Dottor Antonio, fortunato romanzo di Giovanni Ruffini che diede l’impulso al turismo rivierasco.

                                                       Barbara Bonavia
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