Tesoro di San Lorenzo

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Le Guide

Dice Carlo Giuseppe Ratti che il Sacro Catino: «fu conquistato nella presa di Cefarea l'anno 1101 dal prode Guglielmo Embriaco, e dal lui donato alla cattedrale. Dell'uso intorno ad esso son diverse le opinioni: certo si è ch'egli è un vaso di gran rarità, e valore. Ha la figura sessagona, con due manichi fuori incavati, uno ancor rozzo, e l'altro di già pulito. Della sua forma se ne vegga qui il rame: la sua misura è questa. Il diametro dell'orlo è di un palmo, once sette, e mezza; di palmi cinque un'oncia meno la circonferenza; di once sei la cavità inferiore; e di once otto l'esteriore altezza».

                                                                              Paola Bottaro


Davide Bertolotti in Viaggio nella liguria marittima descrive minuziosamente le capppelle del duomo e i tesori della chiesa, dopo aver elencato le più importanti opere presenti afferma: «Potrei mostrarvi altre pitture e scolture nel duomo di Genova [...] ma per amore di brevità darò fine col favellarvi di due rarità, che insigni tra le altre, serbansi nel tesoro della chisa. Una è la così detta Cassa di S. Gio. Batista ossia la stupenda arca d'effigiato argento dentro la quale vengono portate in processione le ceneri del Santo. E' un'opera di cesello con aschitetture e storie ed immaginazioni, condotte con singolarissimo amore. Ha la data del 1437, ed il nome dell'artefice ch'è Teramo Daniele o di Daniele. [...] L'altra è una coppa di vetro colorato ed ora spezzato, la quale fu già reputata "d'inestimabile pregio e del valsente di più reami." Conciofossechè la credessero fatta di un finissimo smeraldo tutto d'un pezzo. Parlo della tazza sì famosa col nome di Sacro Catino, che dicevano uno dei doni portati dalla reina Saba al sapiente re d'Isaele. Guglielmo Embriaco, condottier de' Genovesi, a quale fu data l'elezion delle spoglie nell'espugnazione di Cesarea fatta in comune da tre popoli Crociati, avea scelto per se quest'unica tazza, e portatala in dono alla cattedrale della sua patria. Per sei secoli ella venne tenuta la meraviglia delle gemme. Ma finalmente i dotti viaggiatori Keyssler, Barthelemy e La-Condamine sospettarono potesse esssere di vetro colorato. La trasportarono a Parigi i Francesi al tempo dell'ultimo loro dominio, e il dubbio trasmutossi in certezza. Essa ritornò a Genova in pezzi. La città la fece rilegare in oro. Rimane tuttora come prezioso monumento della perfezione a cui gli antichi aveano portato l'arte di colorare il vetro.»

                                                                               Martina Mazza


Giuseppe Banchero in Genova e le due riviere riferendosi al Sacro Catino scrive: «Frutto di segnalata vittoria fu questa preziosa gemma».
L'opera, secondo Banchero, deriverebbe infatti dalla spartizione del bottino di guerra ottenuto in seguito alla presa di Cesarea nel 1101. L'autore continua: «che fosse questo vaso adoperato dal Salvatore nell'ultima cena, è vocepopolare ed antica. Si tiene per opera romana dell'età di Augusto; collocato ad uso di abluzioni o cosa somigliantenel tempio di Erode innalzato in Cesarea a quello imperatore». Dal 1101 al 1812 il Catino è custodito a Genova, ma nel 1815 viene portato a Parigi. «Compreso il Catino nella memorabile restituzione del 1815, aperta la cassa si trovò rotto in molti pezzi e mancante di uno,il quale probabilmente dovette servire all'analisi del medesimo. La Città, Sindaco il Marchese Stefano Rivarola, lo fece ricongiungere alla meglio, con un labbro di nobile metallo, sul quale l'ingegnoso orefice Franco Semino intagliò alcune parole [...]. Così ricomposto,e allogato in un astuccio d'argento si tenne custodito gelosamente in una cassa di ferro: ignoro se sia la medesima che fabbricò nel 1526 un certo Piero [...]. Esagonale è la forma. [...] Il suo colore è verde smeraldo. [...] É depositato nella sacristia de' Canonici di questa cattedrale, ma le chiavi si tengono presso i Sindaci della Città, sicchèchi brama vederlo, è d'uopo prima rivolgersi all'ufficio de' medesimi».

                                                                               Davide Ferraris


Federico Alizeri nel 1875, scrive che nella Cattedrale di S.Lorenzo si trova un tesoro d'arte e d'antichità custodito gelosamente in vari loculi e ripostigli. «Fino a buon tratto del nostro secolo si tenne in conto di preziosissima gemma il Catino ottagonale che Guglielmo Embriaco nel 1110 si portò dal conquisto di Cesarea e come sacra reliquia porse in dono alla Cattedrale. Rapito dagli agenti dell'Impero francese e rotto in più pezzi durante il tragitto, di smeraldo che si credeva inestimabile, divenne meraviglia dell'antico magistero nella vetraria. Scemato il valor venale, non iscadde per nulla il pregio ch'egli toglie dalla antichità e dalla storia: e opportuna testimonianza ne rese il Comune, che restituito dai rapitori ne saldò le rotture con opera d'argento e per sottile industria di orefici. Altro arnese ricchissimo è una patera o catinello di calcedonia, con rilevata nel mezzo la testa tronca del Precursore, scolpita d'oro a cisello e a più tinte smaltata. Fu anticamente invidiata suppellettile del cardinale di Balu; al quale piaque di farsene merito con papa Innocenzo VIII, per buona ventura di Genova nostra. Perrochè il pontefice, già nostro cittadino, nè mai dimenticato della cara patria, venendo a morte nel 1492, s'aperse del suo disegno che tal gemma venisse in presente alla Cappella del santo, e accennò di consegnarla a tale che la recasse a Genova sicuramente. Tra con preghiere e promosse glie la strappò di mano Franceschino Cibo suo figlio, con animo deliberativo a frodarcene; ma potè più lui la giustizia, e la fermezza de' Priori a volerla. Vien terza una Croce d'argento screziata di ornamenti e d'immagini, e distinta di gemme e di greci caratteri, comunemente appellata dei Zaccaria, per la fama vulgata (o vera o irronea che sia) che alcuni di questa famiglia l'avesse in dono da un imperator bizantino. Nel secolo XV fu privilegio del nobil Consorzio di Carità e di Benivolenza il recarla processionando, e a costoro spese fu decorata d'un piede a cisello da Giovanni Valerio ingegnoso fabbro. Fece per volger di tempo sacrato ornamento a parecchie solennità, ed anch' oggi si espone alla pietà dei fedeli al tornar della festa che s'intitola del santo Legno».
Alizeri continua menzionando «due Casse od urne che servono a pubblica pompa: l'una a condurre per la città le Ceneri del Battista nell'ottava di Pasqua, la seconda nel Corpus Domini a recar l'Ostia sacra». La prima ha un aspetto d'arca e tutto intorno vi sono le storie del Precursore in vario rilievo, mentre nei quattro spigoli si trovano le immagini dei santi patroni. Il metallo utilizzato è schietto argento ma il valore dell'opera è dato dalla cura dei piccoli accessori che lo compongono, cimieri, guglie, trafori. Una scritta ci dice che il magnifico vaso fu terminato nel maggio del 1438 a spese del devoto Consorzio e il nome dell'orafo, Teramo, cioè Daniele da Porto Maurizio. L'altra ha forma d' "avello", caratterizzata da bassorilievi cesellati per tutte le facce del quadrilatero, distinti ogniuno da profeti entro nicchie e da vari ornamenti. I disegni sono di Francesco de'Rocchi milanese, considerato il migliore fra gli orafi e i maestri di "grosserie" che operavano a Genova. Il lavoro fu poi terminato da Agostino Groppo. A questi due artefici è dovuto il corpo dell'urna ma altri si occuparono delle singole parti. A questa cassa collaborarono uca Cambiaso, Tommaso Utpluten, Ranieri Focs, Baldassarre Martines ed Arrigo fiammingo e Luca Vigne. Ilario Croce lavorò al tabernacolo che raccoglie l'Ostia Eucaristica. Le quattro statue d'argento, rizzate sugli angoli, sono opera di maestri d'Anversa. Fra queste preziosità è degno di nota un "palliotto" d'argento commesso dai Padri a Melchior Suez alemanno nel 1599, come ornamento dell'altare maggiore.

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--Claudia Peirè 17:40, 3 Jun 2010 (CEST)

I Viaggiatori

Charles de Brosses nella sua opera Viaggio in Italia. Lettere famigliari ricorda, in data 1 luglio 1739, la sua visita alla cattedrale di San Lorenzo e al suo tesoro: «Andai nella sacrestia per vedere il famoso piatto concavo [...] fatto di un solo smeraldo, che è, si dice, un regalo della regina di Saba a Salomone. [...] ma io riuscii a vederne solo la copia; l'originale è in un armadio di ferro del quale il doge ha la chiave in tasca. Pensai non fosse il caso di andarglielo a domandare. Credo che il padre Labat non sia stato più audace di me; quindi è un bugiardo patentato quando dice di averlo veduto più e più volte. La verità è che soltanto quando passano dei principi il doge, accompagnato da tutta la guardia, va a mostrar loro quella meraviglia».

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Paul de Musset in Voyage pittoresque en Italie si sofferma ,all'interno della sacrestia della cattedrale, sul catino d'oro, ornato di grandi perle, concesso alla città di Genova in cambio della sua partecipazione alla seconda Crociata. Secondo la tradizione il catino, le cui perle sarebbero state donate dalla regina di Saba al re Salomone, sarebbe stato utilizzato da Cristo durante l'ultima cena. Secondo Paul de Musset, tuttavia, questa non è una teoria molto credibile, poichè un oggetto di tale valore sarebbe stato in contrasto con la semplicità della tavola e la frugalità delle vivande. Uno studio di un esperto di metalli e gemme avrebbe poi messo in luce come in realtà il catino fosse di vetro. Notevole è stata la delusione della fabbrica di San Lorenzo che, a giudizio dell'autore, non ha trovato di consolazione l'elevato grado di perfezione ragiunto in passato nella lavorazione del vetro.

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--Claudia Peirè 17:40, 3 Jun 2010 (CEST)

Bibliografia Guide

  • Alizeri Federico, Guida illustrativa del cittadino e del forastiero per la città di Genova e sue adiacenze, Bologna, Forni Editore, 1972 pag. 12-20
  • Banchero Giuseppe, Genova e le due riviere, Parte III, Luigi Pellas Editore, Genova, 1846, pag. 73
  • Bertolotti Davide, Viaggio nella Liguria Marittima, Vol. II, Torino, Eredi Botta Editori, 1834, pag.
  • Ratti Carlo Giuseppe, Istruzione di quanto può vedersi di più bello in Genova in pittura scultura et architettura autore Carlo Giuseppe Ratti pittor genovese, Genova, Ivone Gravier, 1780, pag. 52-53

Bibliografia Viaggiatori

  • Brosses de Charles, Viaggio in Italia. Lettere famigliari, Roma-Bari, Laterza, 1992, pag. 42
  • Musset de Paul, Voyage pittoresque en Italie septentrionale, Parigi 1855, pag. 134-135
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