Villa Grock

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Villa Grock e il suo parco (foto di Mattia Anselmi)


Situata ad Imperia-Oneglia, nella splendida regione collinare delle "Cascine", "Villa Bianca", più nota come "Villa Grock", fu fatta costruire dal celebre clown Adrien Wettach,"Grock" tra il 1924 ed il 1930.
Wettach si era innamorato della Riviera, ed in particolare di Oneglia ,attraverso le tappe effettuate nella cittadina durante i suoi frenetici impegni di lavoro, già dagli inizi del Novecento.
Per la costruzione della villa, Grock scelse il geometra Armando Brignole, ma fu su ispirazione dello stesso Grock che la progettazione dell'edificio risultò in massima parte ideata.
Una volta ultimata, la costruzione risultò di 11.000 metri quadrati. Essa era circondata da un parco di 7.000 metri quadrati e dotata di un vigneto di 7.000 metri quadrati. Nel parco erano distribuiti altri 1.500 metri cubi di piccole costruzioni.
La flora dell'affascinante parco, solo in parte conservata, consisteva in cedri del Libano, abeti,chicas,magnolie, palme, olivi e fiori a profusione.
Osservando la villa, si nota la grande diversità fra lo stile prescelto per l'esterno ( sommamente eterogeneo, con influssi barocchi, rococò, liberty e suggestivi echi d'Oriente ) e quello deciso per l'interno, in cui prevale lo stile déco.
Il rapporto d'amore che legò Grock alla bellezza delle colline imperiesi ebbe origine già dai primi anni Venti. Il "re dei clown" viaggiò spesso dai luoghi più disparati del mondo - in Europa e in America - alla volta di Oneglia, finchè, nel 1924, scelse e comprò un terreno, vi costruì una villa, chiamata Bianca come la figlia di primo letto della moglie, Ines.
Allestita inizialmente solo con lo scopo di trascorrervi le vacanze fra una tournée e l'altra, essa divenne con il tempo la residenza fissa di Grock, ormai ritiratosi dalle scene.
Il parco della villa, ora rimpicciolito a seguito della vendita nel corso degli anni di parte del terreno che lo costituiva, era stato dotato di installazioni idrauliche all'avanguardia.
Ancor oggi, esso si presenta dominato da una sorta di lago-piscina ( che Grock aveva usato in tempi diversi sia per pescare, sia per nuotare ). Al centro di tale lago-piscina si trova un'"isoletta", raggiungibile tramite un ponticello sorretto da un arco a sesto ribassato. Sull'"isoletta" è posto un tempietto, sorretto da quattro colonne a forma di fuso e sormontato da una cupoletta.
Attorno al lago si trovano palme e cedri, che donano all'ambiente un sapore esotico.
Sulla facciata della villa, dotata di terrazze affacciate sul mare, notiamo arconi a sesto composito, capitelli a riccioli, edicolette sormontate da cappelli a onde e molti dettagli di vari stili. Nell'architettura sono talora presenti riferimenti esoterici. Domina la graniglia declinata in tre colori: bianco rosato, verde mare e oliva.
Notevole l'impatto visivo delle colonne a fuso, che in qualche modo ci trasportano in una dimensione favolistico-clownesca. Spesso l'effigie stessa di Grock "spunta" con bonomia ironica dall'architettura, sorprendendo il visitatore.
Molto più sobrio risulta invece l'interno dell'edificio, con volumi raffinati e misurati di ispirazione déco.
All'esterno della villa, nel parco, oltre al"lago", fra le costruzioni minori, spicca un'estrosa vasca per i pesci rossi.
Biancamaria Gandolfo Donatiello, appassionata cultrice della biografia di Grock, in una sua recente, minuziosa analisi della Villa ha scritto:
"Appena si varca il grande cancello principale ci si trova immersi in un'atmosfera da mondo delle meraviglie, circondati da un'esplosione di elementi architettonici originali ed imponenti...si rimane col fiato sospeso, come se lo stesso Grock ci venisse incontro, presentandoci, l'uno dopo l'altro, ...i suoi "numeri" di ...acrobazia...Si può dire che l'esterno sia stato progettato dal clown Grock, l'interno da Adrien Wettach, ...elegante, cortese, distinto signore..."

Dopo la morte di Grock, nel 1959, ed un triste , lungo periodo di degrado, caratterizzato da alterne vicende, Villa Grock è stata di recente acquistata dalla Provincia di Imperia. I suoi giardini sono stati ufficialmente aperti al pubblico il 6 maggio 2006.
Con accurati restauri e rifunzionalizzazioni ad hoc il complesso potrà divenire un attrezzato centro culturale polivalente e presentarsi come un eccezionale biglietto da visita della città di Imperia.


Bibliografia:


B.M. Gandolfo Donatiello, Grock e il suo castello, in Imperia New Magazine, C.E.I., maggio - giugno 2006.

              Enrica Luisa Penco.


Contents

Breve “viaggio” nel castello del re dei clown

Su Villa Grock è già stato detto molto; vorrei scrivere un breve "viaggio" tra la villa di ieri e di oggi facendo riferimento all’eccentrico proprietario e descrivendo questo luogo scenografico, misterioso e incantato che sta a metà tra una dimora liberty e una pista da circo.

Sarebbe impensabile scrivere su Villa Grock senza associarla continuamente alla personalità del suo proprietario Adrien Wettach,"Grock" (in quanto la sua immagine è ridondante ovunque), ai suoi riferimenti culturali, alle sue esperienze di viaggio in tutto il mondo e infine alle varie simbologie (quasi tutte atte a significare l’infinito e, implicitamente, la sopravvivenza temporale della costruzione all’esistenza stessa del suo ideatore.

Si innamorò del luogo negli anni venti, precisamente nel 1921,quando venne in visita al suocero.

Acquistò il terreno e una piccola casa al prezzo di duecentomila lire, poi comprò altra terra limitrofa dai contadini.

Costruì la strada dove poteva passare una automobile per raggiungere la proprietà e gli costò diecimila lire.

La villa fu progettata dal geometra Armando Brignole (1) e costruita dalla ditta Garibbo; in realtà il vero elaboratore del progetto e di ogni particolare fu lo stesso Grock.

Modellò mascheroni, disegnò graffiti sui muri, fece schizzi e disegni,…, fece e disfece più volte ciò che non gli piaceva.

I lavori iniziarono nel 1927.

Ancora oggi si nota in ogni luogo della proprietà la ricerca della perfezione in ogni particolare, nulla è lasciato al caso.

Questo rispecchia un aspetto della personalità del proprietario.

Sul cancello principale in ferro battuto sono presenti elementi circensi: la doppia maschera stilizzata di Grock sui due battenti che si aprono ci accoglie e ci dà il benvenuto. Le facce del proprietario sembrano essere inserite in due antichi scudi nobiliari.

Nel giardino i vari camminamenti ci portano a scoprire un mondo strano, coreografico, eccentrico e meraviglioso.

Purtroppo, come già accennato, il parco oggi è molto ridotto. Già madame Ines rimasta vedova fu costretta a venderne una parte.

Originariamente erano anche presenti: l’orto, l’uliveto, la vigna e il pollaio.

Grock amava occuparsi del giardinaggio, gli piacevano i fiori, soprattutto le bulbose.

Percorrendo i viali ghiaiosi è possibile vedere un significativo patrimonio arboreo, ad esempio: Phoenix, Cedrus, Washingtonia, Chamaerops e Cupressus, …

I temi dell’acqua in movimento e dei giochi di luci erano sovrani.

La tecnologia adottata era molto innovativa per l’epoca: nel salone delle feste (2), che originariamente doveva essere una tipica orangerie, era sistemato un impianto per ricevere il suono trasmesso dalla villa; il sistema di raccolta e riciclo delle acque piovane per le fontane; il sistema di irrigazione automatico; c’erano circa duemila lampadine che illuminavano il parco.

Grock dovette lottare con la burocrazia per ottenere i contatori senza limitazioni per il consumo; per quanto riguarda l’uso dell’acqua però dovette scavare dei pozzi artesiani con i macchinari adatti.

Attualmente dalle fontane non zampilla più l’acqua, ma continuano a rimanere messaggi e simboli autobiografici e di buon augurio per i visitatori sia per le scritte (Per aspera Ad astra, Fonslucet plaude) su di esse incise sia per le forme (ad esempio la fontana a forma di “melograno” per alcuni o di “spicchi d’arancia” secondo altri.

A proposito dell’acqua vorrei aggiungere che questo elemento non è solo presente nelle fontane ma anche nelle strutture architettoniche, nei decori, un movimento continuo di “riccioli” che possono sembrare piccole onde ci accompagna durante tutti i nostri percorsi, sulle ringhiere, sulle architetture, … (3)

Camminando lungo il parco, scendendo da una delle numerose scalinate si raggiunge la peschiera. Grock acquistò un pezzo di terreno che gli fu venduto come coltivabile, invece era sede di un grosso scavo che serviva per le necessità di una fornace vicina.

Ricoprire tutto avrebbe comportato una spesa enorme, quindi il proprietario pensò ad un laghetto per il suo castello.

Nel mezzo fece costruire un padiglione in stile di sapore orientale e di gusto esotico collegato alla terra ferma con un ponticello. (4)

Grock andava a letto presto, prima di coricarsi girava una chiavetta: il lago, il padiglione, il ponte si illuminavano fantasticamente.

Cinquecento o seicento lampadine multicolori (precisamente le lampadine dei lampioni erano gialle e rosse) erano destinate al lago.

Un altro giro di chiavetta e si illuminavano le scale, i viali, le fontane, i padiglioni e accendeva i grandi lampadari.

Tutte le lampadine illuminate sugli archi delle strutture presenti sembrano boccascena, sembra quasi che inizi continuamente un nuovo spettacolo.

I diversi lampioni sembrano giocolieri del circo intenti nelle loro acrobazie con le palle colorate, alcuni “disegni” in ferro battuto ricordano il sipario aperto del palcoscenico.

Oggi le lampadine sono bianche, tuttavia ciò non toglie fascino alla visione della villa illuminata.

Allo stesso piano della peschiera troviamo un porticato con il soffitto a cassettoni (vedi), tipico dello stile liberty: il muro composto da esedre in bugnato rustico, il pavimento a motivi geometrici grigio e bianco. Sulle pareti vi sono dipinte immagini ricorrenti: fontane stilizzate, cieli stellati, disegni geometrici,...

I vari stilemi in stile liberty vengono rivisti in forme decò più geometriche e stilizzate.

Vicino al porticato c’è una curiosa “scultura” a forma di uovo. (5)

Sono presenti sia dipinte (ad esempio: nel padiglione delle feste, sul laghetto, …), sia in scultura delle cornucopie; delle spirali dipinte (sembra che Grock attribuisse ai riccioli della decorazione il corso della vita inteso come fiume che scorre che ricongiungendosi al centro ritorna a nuova vita). (6)

Sopra il porticato era presente una officina meccanica (questa passione fu una eredità paterna) azionata elettricamente dove Grock attuava le sue invenzioni e i suoi esperimenti. Oggi è sede provvisoria di un ufficio della Provincia di Imperia.

In giardino possiamo vedere ovunque immagini a rilievo o disegnate sui muri del viso del grande clown.

Salendo ancora sulle scenografiche scale ci troviamo di fronte alla maestosa facciata della villa in stile barocco, liberty, rococò.

Colpisce lo sguardo uno degli elementi dominanti: le colonne panciute, gonfie alla base come la pancia dei clown che ci riportano ad una dimensione fumettistica o clownesca.

Tre mascheroni sono posti al secondo piano; domina dall’alto, situato sul terrazzo della sala posta sotto il belvedere, un grosso mascherone una volta dorato e oggi in creta, che raffigura il volto di Grock sorridente.

Nella villa c’erano molti richiami dorati, anche le tegole erano ricoperte di foglia d’oro ed inoltre riprendevano la spirale ricorrente in rilievo. (7)

Gli stessi riccioli presenti ovunque, le forme geometriche, …, potrebbero ispirarsi ad alcune opere di Klimt (8), oppure potrebbero esserci dei richiami alla cultura celtica ad esempio alle miniature del Libro di Kells.

Sono inoltre presenti numerosi fregi: al primo piano vediamo due cesti in terracotta con fiori, cascate di riccioli, arconi ad arco composito, finestre con timpani geometrici e cartigli, semisfere, il cornicione sottotetto è decorato con maschere e riquadri policromi; il tetto è ricco di riccioli in ferro battuto.

In cima la torretta con sopra un alto pinnacolo in ferro battuto e con un terrazzino a quattro lobi che domina il paesaggio.

A destra (sud) colpiscono la nostra attenzione le forme arrotondate (9) di una vetrata (che una volta era decorata con vetri colorati e con segni dello zodiaco), dei terrazzi, terrazzini, balconcini, con ringhiere bombate in ferro battuto, dai grandi archi, …

Sulla facciata est sono dipinti riccioli, stelle e simboli non decifrati; anche sulla facciata posteriore vengono ripresi tutti i temi: corpo cilindrico in muratura decorato con elementi pittorici e scultorei, riccioli, maschere, onde, mensole in pietra che reggono grosse palle del medesimo materiale.

Sotto le colonne nel porticato di ingresso del piano giorno ci accoglie un cielo stellato forse simbolo astrologico, esoterico o massonico, forse il raggiungimento del successo o forse la simbologia degli "elementi" greci.

Il pavimento è composto da graniglia colorata.

Oggi la casa all’interno è vuota; i mobili, le suppellettili, i tappeti, i quadri,…, sono stati venduti all’asta nel 1975 dalla figlia adottiva di Grock.

Ci stupiscono i rigorosi interni squadrati ed eleganti che denotano una ricerca di tranquillità borghese del tutto differente da quanto potrebbero suggerire i ricchi esterni della villa.(10)

Al piano giorno erano situati saloni con arredi preziosi, il pianoforte a coda, zona pranzo e veranda cilindrica (con vetrata “dello zodiaco”), a monte la sala del biliardo.

I pavimenti erano in parquet. I soffitti a motivi geometrici.

I pavimenti che sono nell’atrio della scala hanno grandi disegni geometrici a stella stilizzata che richiamano decori dell’esterno (ad esempio quelli sul muraglione del pianerottolo della scala esterna tra il porticato e la villa) e sono in marmo di Carrara.

Sotto c’era un piano intermedio collegato con una scala al piano superiore.

Questo era il piano di servizio dove si trovavano: la cucina con un montacarichi e una finestra con vista sull’ingresso pedonale in modo che il personale potesse controllare chi suonava il campanello; inoltre la ghiacciaia, la lavanderia, il grande pannello elettrico, le stanze del personale con accesso all’esterno per poter consumare i pasti fuori nella bella stagione.

Oggi questa parte è in ristrutturazione.

Il piano terra era occupato dal garage (Grock amava molto le automobili), dall’officina meccanica e dalla zona di lavaggio. Aveva doppio ingresso. Si poteva salire al piano superiore attraverso una scala a chiocciola.

Tornando al piano giorno possiamo salire dall’ampia scalinata a due rampe in marmo di Carrara (11) al primo piano notte.

Qui si trovava la stanza da letto di Grock e sua moglie. Il letto era poggiato su una pedana rialzata, c’era un soggiorno e uno stupendo salottino in stile orientale attualmente conservato.

I pavimenti della zona notte sono in parquet, il pianerottolo e il disimpegno in graniglia. Sulla porta di accesso alla zona notte di Grock troviamo la faccia del clown in ferro battuto che ci sorride.

Su questo piano erano situate anche le stanze dei genitori e suoceri.

Salendo la scalinata, sul pianerottolo intermedio ci sono tre stupende vetrate di sgargianti colori: azzurro, blu e rosso (vedi particolare).

Sopra la stanza dei padroni di casa si trovava quella di Bianca la figlia della moglie di Grock, alle pareti non c’era carta da parati, il soffitto era (e così è stato restaurato) a quadroni con bordi a rilievo al cui interno si trovavano disegni di astri stilizzati con colori alternati di giallo e blu. I pavimenti sono tutti a parquet. Il pianerottolo e il disimpegno hanno i pavimenti in graniglia.

Il soffitto in cima alla tromba delle scale ha al centro un curioso fregio color bianco latte, al centro del quale era appeso un maestoso lampadario oggi in esposizione in un altro punto della casa.

Da questo piano, attraverso una scala di legno si accede alla stanza ubicata sotto la torretta.

In questa stanza sono presenti: una grande porta finestra a quattro ante con vetrata policroma ai cui lati si trovano due monofore ad arco a sesto acuto, un terrazzo e altre finestre lunghe poste sulle pareti di destra e di sinistra che ci permettono di abbracciare lo splendido panorama. Il pavimento è di graniglia.

Il curioso soffitto a cupola ha “spicchi” di colore oro e blu cobalto. Potrebbe rappresentare il “cielo” del tendone del circo.

Dal pianerottolo si accede ad una scala a chiocciola e si arriva alla torretta belvedere. Il panorama a 360 gradi mozza il fiato. Oggi, per motivi di sicurezza non si può accedere alla torretta.

Gli impianti e i servizi erano innovativi per l’epoca: i sanitari degli anni venti erano in ceramica colorata, l’apparecchio telefonico a muro, il riscaldamento era a carbone (per riscaldare la casa era necessario qualche quintale di carbone al giorno).

Dopo la morte di Grock avvenuta il 14 luglio 1959, la villa cominciò un lento degrado. La vedova fu costretta a chiudere i cancelli per nascondere il crescente stato di abbandono.

Nel 1967 tentò di vendere la proprietà all’amministrazione comunale.

Morì nel 1974, la figlia Bianca vendette la proprietà, i mobili, i vestiti, le ceneri paterne,… ad una società immobiliare che mise tutto all’asta e tentò una speculazione edilizia fortunatamente scoperta e vietata dalla Sovrintendenza dei Beni Ambientali.

Nacque la Fondazione amici di Grock che cercò di salvare la villa.

Oggi è di proprietà della Provincia di Imperia, dal 2006 è aperta al pubblico, ci sono dei progetti per trasformarla in un centro culturale e museo del clown; dallo stesso anno è scenario del Festival Grock.

Note al testo

(1) Negli anni 1925-1926 il Geom. Brignole costruì ad Imperia, in via Magenta, anche il “Villino Margarita” (in stile liberty, con alcune vaghe somiglianze con villa Grock) che fu anch’esso sede del Comando Militare Germanico negli anni 1944-1945.

(2) Nel salone delle feste sono dipinte sui muri cornucopie, fontane stilizzate, disegni a spirale ed un interessante soffitto a cassettone, inoltre magnifiche vetrate policrome in stile liberty.

(3) Questo fluire infinito dell’acqua in ogni luogo come sangue, come linfa vitale, mi fa pensare a Leonardo; a mio avviso esistono alcune affinità tra Leonardo e Grock: la ricerca della perfezione, l’amore per la musica, le invenzioni, …, comunque l’incredibile poliedricità dei due personaggi.

(4) Il piccolo ponte ad arco ribassato potrebbe ricordare: il Ponte Vecchio di Firenze di origini romane, il Ponte di Rialto a Venezia, il Ponte di Aconétar in Spagna,…

(5) Questa “scultura” fa pensare al vaso di Pandorachiuso, come se tutte le brutture del mondo fossero fuori dai cancelli o non esistessero nella villa incantata.

(6) Credo che già dall’architettura greco romana, dai capitelli in stile ionico e corinzio le spirali siano simbolo dell’infinito.

(7) Forse Grock aveva potuto ammirare, durante i suoi numerosi viaggi, il tetto del Palazzo della Secessione a Vienna realizzato da Joseph Maria Olbrich su un disegno di Klimt o la cupola della chiesa di Steinhof a Vienna di Otto Wagner.

(8) Klimt usa l’oro in foglia dopo la sua visita a Ravenna nel 1903 e la visione dei mosaici bizantini; conosce l’uso dello sfondo d’oro sulle tavole gotiche. Inoltre in alcune sue opere sono presenti disegni geometrici riferiti ad elementi naturalistici estremamente semplificati e stilzzati.

(9) Queste forme mi fanno pensare alle architetture di Gaudì dalle forme morbide, dai simboli complessi, dalle guglie affusolate “lanciate” verso l’alto come le colonne all’ingresso della villa, i numerosi pinnacoli e guglie sparsi ovunque ed innalzati verso il cielo.

(10) Anche questo aspetto fa parte, a mio avviso, dell’altra faccia della personalità del proprietario descritto nelle sue biografie; cioè all’esterno della casa vediamo gli aspetti del clown: fiabesco, onirico, magico,…, all’interno ci si presenta il distinto, preciso e severo signore borghese.

(11) Le scale sono un argomento ricorrente sia nel parco, sia all’interno della villa.

La scala interna potrebbe far pensare per la sua dirompente forza alla scala della Libreria Laurenziana di Michelangelo.

Tutte queste scale potrebbero richiamare le scale di Escher, che sembrano figure impossibili, ambivalenti, creano illusioni, giochi ottici, danno idea di moto perpetuo, di infinito,…

Oppure alle scale del Parco Guell di Gaudì a Barcellona.

Accenni anche alle scale di Victor Horta dell’ Hotel Solvay a Bruxelles.

Bibliografia

(Articolo non firmato), Il “re del sorriso” nel suo eremo fantasioso in “Stampa sera”, XIV, 10/1936

(Articolo non firmato), Blitz a villa Grock, in “La Riviera”, 6/1991, p. 13

(Articolo non firmato) Villa Grock in “Ville e giardini, casa nel verde”, Novembre, 1984, pp. 48-49

ALBERINI, Massimo, Vi racconto Grock e la sua villa in “Imperia New Magazine”, V, 3/1994, pp. 10-11

ASCHERI, Ellia, Villa Grock in “Jardin des Alpes”, “The gardens of the Alpes”, Edited by Domenico Vassallo, Leonardo International, Milano, 2006, pp. 28-33

BACCON Elvezio, Grock. Meraviglia di Imperia in “Città di Imperia”, 8, 1957

B., F., Imperia, Aperta al pubblico la magica Villa Grock in “L’eco della riviera”, 95, 2/2010, pp. 8-9

CANETTI, Nedo, Quelli che rinunciano a Villa Grock… in “Imperia New Magazine, XIII, 3/2002, pp. 6-7

CASCINI, Etta, La casa Circo del re dei clown in “Bell’Italia”, 299, 3/2011, pp. 48-55

CONTESTABILE, Osvaldo, Il principe del circo, imperiese di adozione in “Riviera dei fiori”, 1/1967, pp. 17-18

CRICCO, Giorgio, DI TEODORO, Paolo, Francesco, Itinerario nell’arte. Dall’età dei lumi ai giorni nostri, vol. 3, Bologna, Zanichelli, 2005

DELFINO, Stefano, Una giornata di festa in “Provincia di Imperia”, XVIII, 90-91/2002, p. 5

DELFINO, Stefano, 1° Festival Grock, applausi e risate in “Fondazione Informa”, 1/2006, pp. 24-26

DE MORO, G., Imperia: costa ed entroterra, De Ferrari, Genova, 2005

DORFLES, Gillo, VETTESE, Angela, Storia dell’arte. Novecento e oltre, vol. 4, Bergamo, Atlas, 2008

FAMA’, Natalino, Abbiamo creduto nel sogno in “Provincia di Imperia”, XVIII, 90-91/2002, p. 4

GANDOLFO, DONATIELLO, Biancamaria, Grock e il suo “castello” in “Imperia New Magazine”, XVII, 3/2006, pp. 11-23

GIGLIO, Luigi, Le testimonianze e Grock, l’ultimo spettacolo in”A vuxe da cumpagnia de l’urivu”, 1998, pp. 49-50

IMPELLUSO, Lucia, La natura e i suoi simboli. Piante, fiori e animali, Dizionari dell’arte, Mondadori, Electa, Milano, 2005

MANGRAVITI, Mattia, Villa Grock torna agli antichi splendori in “La Riviera”, 1/2010, p. 19

MAZZONI, Silvana, Villa Grock torna a sorridere in”A vuxe da cumpagnia de l’urivu”, 1998, pp. 45-46

MOGGI, Ercole, Nella casa onegliese di Grock in “L’Eco della Riviera”, XV, 75, 9/1930, p. 3

PENCO, Enrica, Il risveglio di Villa Grock in “Imperia New Magazine”, XI, 6/2006, pp. 33-35

SEMBACH, Klaus-Jurgen, L’art noveau. L’utpoie de la réconciliation, Koln, Benedikt Tasken , 1991

SISTA, Alfonso, Un biglietto fortunato per Villa Grock? in “Imperia New Magazine”, VI, 9/1995, pp. 14-15

VARALDO, Jacopo, Le “trappole” del Grock innamorato in”A vuxe da cumpagnia de l’urivu”, 1998, pp. 47-48

VARALDO, Jacopo, Un celebre clown innamorato delle Cascine di Imperia in “A vuxe da cumpagnia de l’urivu”, 2006, p. 17

VIALE, Antonella, Le Xanadu de Grock in “femina”, 11, 3/1996, pp.28-29

VIALE, Antonella, Grock, il genio in pista in “Il Secolo XIX”, CIV, 163, 7/1989, p. 7

VIRGILLITO, CASSINI, Gabriele, Il mondo di G. B. Cosentino in “Imperia New Magazine”, 9/1995, p. 6


SITI:

[1] (Sito dell’Archivio Storico della Stampa. Ho consultato numerosi numeri del quotidiano su Villa Grock)

[2] (Video di Roberto Pecchinino. Produzione Televisive Sanremo. "Villa Grock: il ritorno di un sorriso")

[3] (Villa Grock online, Video di Alessandro Gimelli)

[4] (Fotografie di clown a Villa Grock di Giovanni Lagorio)

[5] (Google. Immagini di Villa Grock)


Villa Grock come location

Villa Grock, come già detto, sorge sulle colline di Oneglia in posizione fortemente scenografica; è possibile vedere la sua torretta belvedere praticamente da quasi tutta la città.

Vorrei elencare brevemente quando è stata visionata od usata come location.

Innanzitutto lo stesso Grock vi aveva girato gli interni di un suo film nel 1931; successivamente era stata usata per alcuni documentari sulla sua vita.

Nel luglio dell’anno 2000 c’era stato un interessamento da parte della Queen “B” Productions di Los Angeles tramite l’attività di promozione della “Italian Riviera- Alpi del Mare Film Commission”. (1)

L’attrice Cassandra Peterson alias “Elvira, Mistress of dark”, il produttore Mark Pierson e il regista John Paragon (2) avevano visitato il Ponente ed era appunto stata visionata Villa Bianca.

La villa doveva trasformarsi in un set per il lungometraggio hollywoodiano “Elvira - the Movie”. Si trattava di una commedia horror.

L’ ambientazione del film nella villa abbandonata sarebbe stata perfettamente adeguata al genere. L’inizio delle riprese era previsto nel gennaio 2001.

Nel 2002 è stato girato un film con David Larible, con la regia di Roberto Bianchin e Silvio Giulietti; il montaggio di Daniele Conti negli studi di Zeta Video di Treviso; idealizzazione , web design e grafica di Luca Colferai; foto di Andrea Samaritani. Il film era stato prodotto per “salvare” Villa Grock che era in uno stato di abbandono da circa quarant’anni. (3)

Ogni anno, a partire dal 2006 Villa Grock è location del Festival Grock.

Nell’ottobre del 2009 furono girate le riprese del film di un regista di origine Svizzera Dany Levy. La commedia brillante si intitolava “Life is too long” (la vita è troppo lunga), era una coproduzione italo tedesca, nel cui cast c’era l’attrice Elke Sommer. (4)



--Ramo Monica

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